Al-Qaedisti del Nord Africa fanno shopping di armi in Libia
[11.11.2011] di GilGuySparks

Al-Qaeda nel Magreb, in Nord Africa, ha riconosciuto di essere entrata in possesso di parte dell’arsenale dell’esercito libico della Jamahiriya, secondo quanto dichiarato da uno dei suoi leader.

اضغط لصورة أكبرMohammed bin Belmokhtar, uno dei leader di al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ANI della Mauritania, ha ammesso che un’ingente quantità di armi dell’esercito regolare libico sono state acquistate dalla sua organizzazione attraverso i fratelli jihadisti libici. “Siamo stati uno dei principali beneficiari delle rivoluzioni nel mondo arabo, per quanto riguarda l’acquisizione di armamento libico, cosa che è una cosa assolutamente naturale“, ha detto Belmokhtar, senza precisare la natura delle armi presumibilmente acquisite. Funzionari ed esperti hanno espresso preoccupazione perché un notevole stock di armi potrebbe finire nelle mani di AQIM, che ha basi nel Sahel e attualmente detiene diversi ostaggi stranieri. Tuttavia il mercato di armi in Libia sotto gli occhi incuranti del CNT e della NATO è stato fiorente fin dai mesi di febbraio quando furono assaltate le caserme e i depositi d’armi dell’esercito libico da parte dei combattenti islamisti di Benghasi e Derna. خالد ابو العباس,, رجل الصحراء الغامض

Il fatto che a distanza di 8 mesi, durante i quali era risaputo che Al-Qaeda assieme ad altri gruppi partecipava a vere e proprie aste a Bengasi per accaparrarsi armi di ogni genere, i presunti esperti lancino allarmi solo ora, mentre le informazioni su ciò che stava avvenendo in Libia circolavano già da tempo, la dice lunga sulle coperture ed i fiancheggiamenti di cui godevano e godono gli estremisti islamici nel Nord Africa.

Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) disporrebbe in questo momento di una notevole scorta di armi leggere, fucili mitragliatori, munizioni, mitragliatrici pesanti, granate, lanciamissili RPG, missili terra-aria, mine anticarro e antiuomo, esplosivo semtex,  che consolideranno la forza crescente dell’organizzazione nell’entroterra del Sahara. Negli ultimi anni si era registrata un intensa opera di proselitismo tra Mali, Ciad, Marocco, Algeria e Libia, ma fino a questo momento AQIM non era stata in grado di armarsi in maniera sufficiente per trasformarsi in vero e proprio esercito. Mohammed bin Belmokhtar, il prescelto, il cui vero nome è “Khaled Abu al-Abbas”, conosciuto tra i suoi come “Lâaouar” (“il Guercio”), in riferimento al fatto che perse un occhio durante i combattimenti contro i russi in Afghanistan negli anni novanta, è nato nella città di Ghardaia, nell’Algeria centrale, nel 1972, ed è entrato in contatto con gli jihadisti a 19 anni. Lui stesso ha indicato nell’uccisione dell’ideologo della jihad giordano-palestinese, Abdullah Azzam, nel 1989 un punto decisivo di svolta all’interno del suo sviluppo.  Belmokhtar non ha mai nascosto di essere stato in contatto con i principali jihadisti  di ogni parte del mondo come Abu Qatada, Abu Muhammad al-Maqdisi, e Abu Talal al-Masri, partecipando a numerose battaglie da Qardiz a Jalalabad e anche a Kabul.
L’esperienza in Afghanistan e Pakistan avrebbe permesso a Belmokhtar aka “Khaled Abu al-Abbas” di poter sviluppare l’addestramento necessario e il know-how  che più tardi gli sarebbe servito per le sue “attività” in Algeria dove, alla fine dell’anno 1992, rientrò per partecipare a ciò che egli definì la jihad contro il regime algerino, assieme ad elementi del Gruppo Islamico Armato (GIA).

“Khaled Abu Abbas”, “il Guercio” fu il fondatore di ciò che è noto anche come “Abu-sahariana islamica”, che in precedenza era conosciuta come una regione del Gruppo Salafita per la Predicazione ed il combattimento. Ha sposato donne di diverse famiglie Tuareg del Niger e del Mali e ha guidato l’Emirato del Sahara fino al 2007, per poi rimanere Principe di battaglione dopo la nomina di Yahia Djouadi a principe del deserto. Il suo nome è apparso sul fronte degli eventi in Mauritania nel 2005, quando ha diretto nel luglio dello stesso anno, un attacco al presidio militare a Mgheita nel nord del Paese uccidendo 17 soldati della Mauritania.

L’emirato del deserto di al-Qaeda nel Maghreb islamico è stato il principale beneficiario della crisi libica, andando a rafforzare la sua presenza nella regione. Belmokhtar aka “Khaled Abu al-Abbas” lo conferma senza incertezze: “Sì, sono stati i mujaheddin di Al Qaeda, generalmente, i maggiori beneficiari delle rivoluzioni del mondo arabo, perché queste rivoluzioni hanno rotto la barriera della paura e dell’orrore dei regimi fantoccio delle autorità d’Occidente. […] Per quanto riguarda il nostro uso delle armi, è normale in queste circostanze, ma ancora più importante per noi è quello di consentire al popolo libico in generale, ai giovani, e in particolare al Movimento Islamico l’uso di queste armi… Per quanto riguarda la nostra partecipazione alla lotta contro Gheddafi, non vi è stata partecipazione. […] Ma risulta evidente a chiunque abbia occhi per il corso degli eventi della rivoluzione in Libia che i giovani del risveglio islamico e in particolare quelli jihadisti sono stati i battaglioni che prima hanno affrontato a petto nudo (con coraggio la battaglia) e sono stati la prima scintilla che ha dato un forte impulso al popolo libico nella loro sollevazione generale.

Mohammed bin Belmokhtar era entrato nel 1998 nel Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (GSPC), nato da una scissione del Gia, il più sanguinoso dei gruppi armati algerini. Conosce molto bene il sud del Sahara. Dalla fine degli anni 90, il Sahel ha guadagnato un’enorme importanza perché è diventata l’unica fonte di fornitura di armi e attrezzature.
Per finanziare tali acquisti di armi e attrezzature, secondo la Direction de la Surveillance du Territoire (DST) Belmokhtar ha lanciato su larga scala il contrabbando di sigarette, auto rubate, racket e immigrazione clandestina o di traffico di droga. Belmokhtar ha sempre negato queste attività, contrarie ai principi dell’Islam, preferendo il rapimento a scopo di riscatto.
Secondo un tuareg inviato durante i negoziati per il rilascio degli ostaggi francesi della società Areva, rapiti da Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), nel nord del Mali, un ufficiale dei servizi segreti francesi, noto come “l’ingegnere,” che è proprietario di una società di sicurezza in Mali, avrebbe proposto al capo terrorista Mokhtar Belmokhtar di lavorare con lui come intermediario nelle trattative per il rilascio di ostaggi stranieri, dividendo i riscatti.

La destabilizzazione provocata dalla caduta del governo di Muammar Gheddafi rappresenta la migliore occasione per i fautori della Jihad per la costruzione di un emirato islamico in tutto il nord Africa. I depositi di armi dell’esercito libico rappresentano un’occasione per fare il salto di qualità per gli islamisti pro Emirato Islamico che si prenotano per acquisire il contenuto dei magazzini militari della Jamahiriya che, tra le altre cose, contenevano: mine anticarro e antiuomo, gli SA-7 e i più sofisticati missili antiaerei da spalla SA-24s (made in Russia, possono abbattere un aereo che vola a 11.000 piedi), tonnellate di semtex, una quantità enorme di gas nervino e armi chimiche, stivate dagli anni ’70 nei depositi sotterranei dell’esercito.
Che dire, Nato la tua missione è compiuta…

…e Al-Qaeda nel Magreb ti è riconoscente!

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