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  • Sergey Mikheev: “Attaccando l’Iran, gli Stati Uniti attaccano la Russia (ITA-ENG)

[15.02.2012]  trad. di Levred per GilGuySparks (revisione di Leslie Reggio)

Intervista a cura di Viktor Gribachev. In esclusiva per VK

Il capo del Centro di Situazione Politica, capo dell’Istituto di Cooperazione Caspio, Sergey Mikheev, commenta la situazione iraniana

- Il Medio Oriente non può essere definito una regione stabile. E’ ovvio che se gli Stati Uniti o Israele iniziano una campagna militare contro l’Iran, la direzione politica di molti paesi vicini cambierà; i conflitti latenti potrebbero volgere in guerre regionali. A cosa dobbiamo essere preparati?

- Oggi la situazione non è catastrofica. Gli americani non sono pronti per una grande operazione militare contro l’Iran.
Barack Obama non vuole rischiare la sua posizione in vista delle elezioni presidenziali. Washington attaccherà l’Iran solo se disporrà di garanzie assolute di una vittoria rapida e di successo. Un altro limite per l’Occidente è il problema della Siria. L’Occidente non vuole fare i conti con l’Iran seriamente, fino a quando non avrà sistemato la situazione siriana. Gli Stati Uniti possono “risolvere il problema” attraverso altri? È possibile. Il principale oppositore è Tel-Aviv in questo caso. L’Occidente non vuole avviare un’operazione militare su vasta scala, ma potrebbe lanciare diversi attacchi aerei contro gli impianti nucleari dell’Iran. Per quanto riguarda gli alleati arabi degli americani – Qatar, Kuwait e Arabia Saudita – essi non hanno il potenziale militare per condurre con successo operazioni militari contro l’Iran.
Le conseguenze politiche di attacchi aerei saranno gravi: avrà inizio un’escalation dell’instabilità nella regione. Attacchi aerei potrebbero danneggiare il programma nucleare di Teheran, ma non distruggeranno la radice del male. Bombardare potrebbe essere il primo passo verso l’escalation del conflitto, che potrebbe portare a una campagna militare.

- Probabilmente la parte, un bersaglio (facile ndr) agli occhi di Washington, è pronta per questi passi. Tuttavia, i potenziali militari non sono paragonabili. L’Iran ha qualche buona carta?

- Prima di tutto, la reazione dell’Iran ad attacchi aerei è prevedibile:  avrebbe luogo nel paese un consolidamento dei sostenitori di una rigorosa e radicale politica estera. I gruppi terroristici, a sostegno di Teheran, intensificherebbero la loro attività all’estero.
Ciò fa il gioco dell’ipotetico progetto americano di destabilizzazione della situazione nella regione. In un primo momento – un attacco contro l’Iran, dopo il quale Teheran comincebbe ad agire attraverso le reti terroristiche internazionali.
Washington  passerebbe alla propaganda e a minacce maggiori, ateggiandosi a vittima. Quindi si formerebbe la coalizione occidentale, giacchè da soli gli Stati Uniti non sarebbero in grado di farcela.
Se i repubblicani salgono al potere dopo le elezioni, potrebbe scoppiare una guerra su vasta scala entro un anno o due. La guerra farebbe esplodere la situazione in diverse regioni, compresa la Russia: la regione del Caspio, il Caucaso meridionale e il Caucaso del Nord. Gli americani cerchebbero di coinvolgere nella guerra Azerbaigian, Turkmenistan, Georgia, e probabilmente l’Armenia.

Washington chiederebbe lealtà all’operazione da parte della Russia.

- Quindi, tutte queste ex repubbliche sovietiche si presterebbero a fornire agli Stati Uniti  territori per i distaccamenti militari americani, non è vero?

- È difficile da dire. Washington farebbe di tutto per ottenerlo. C’è da dire però che l’Azerbaigian ha respinto l’iniziativa degli Stati Uniti di stabilire un gruppo militare nel Mar Caspio, la Guardia del Mar Caspio, per la protezione di inesistenti oleodotti diversi anni fa. Vedete il progetto Guardia del Caspio si basava non su una realtà attuale, ma su una strategia futura: era un progetto mirava a munire di una presenza militare di Washington la regione. In caso di una campagna militare contro l’Iran, si potrebbero acuire le contraddizioni esistenti nella regione.

- Intendi il conflitto del Karabakh?

- Proprio così. Di nascosto l’Azerbaigian deciderebbe probabilmente di risolvere il problema con misure militari, soprattutto se gli americani accennassero a Baku di sostenerli moralmente. L’Azerbaijan potrebbe essere proposto un accordo: esso prevede la possibilità di basi americane sul suo territorio, e gli Stati Uniti promettono aiuto nella soluzione della questione Karabakh.

- Sarebbe un sostegno politico o militare?

- Non importa. In ogni caso il conflitto in Karabakh ricomincerebbe da capo. La situazione nella regione deflagrerebbe, come pure nello stesso Azerbaigian, dove la situazione politica non è così semplice come sembra. La situazione nel Caucaso del Nord si farebbe molto difficile, giacchè un’operazione militare nella regione stimolerebbe instabilità, terrorismo e separatismo.

- Leggiamo spesso notizie dal Daghestan, dove i militanti uccidono i rappresentanti del potere. Cosa accadrebbe allora?

- E’ difficile da prevedere nei dettagli. Direi che andrebbe peggio, non solo in Daghestan, ma anche in Cecenia e Inguscezia. E in tutte le repubbliche etniche del Caucaso del Nord. Una guerra contro l’Iran non sarebbe un regalo per gli stati dell’Asia centrale, in quanto porterebbe all’esasperazione dei conflitti interni.

- Cina e Giappone sono interessati a mantenere lo status quo nella regione, in quanto dipendono dalle esportazioni di petrolio dall’Iran. Dopo l’occupazione americana dell’Iraq molti pozzi di petrolio sono stati bruciati nel paese. Un’operazione militare contro l’Iran potrebbe provocare un’impennata dei prezzi del petrolio. I proventi gonfiati del petrolio si riverserebbero sulla Russia e causarebbero inflazione. Cosa dobbiamo fare?

- Non vorrei far previsioni sulla nostra economia [ndr quella russa].
Da un lato – inflazione, dall’altro – afflusso di denaro per il bilancio. Ma l’instabilità nelle nostre regioni meridionali costerebbe molto di più. Se a Teheran s’instaurasse un regime filo-americano e la situazione in Asia centrale fosse instabile, la Russia perderebbe così tanto che gli elevati prezzi del petrolio non riuscirebbero a compensare.

Un attacco contro l’Iran non è, per gli americani, solo un modo per risolvere il problema di un regime disobbediente, ma anche il problema della regione in generale: la pressione su Pechino e il crollo dei suoi legami economici con Teheran, la pressione sul Turkmenistan, che si guarda oggi all’Occidente. Il risultato per la Russia sarebbe instabilità nell’area del Mar Caspio e concorrenti geopolitici nella regione.

- In caso di un attacco militare contro l’Iran, la Russia farebbe un discorso nel Consiglio di Sicurezza. Ma quali potrebbero essere i nostri passi concreti?

- Mosca potrebbe potrebbe tener fede all’accordo e fornire a Teheran i sistemi di difesa aerea C-300. Potremmo anche dichiarare la nostra posizione in modo chiaro, con uno sviluppo di un’efficace e vantaggiosa cooperazione con Teheran.
E’ difficile discutere con gli iraniani, ma oggi è evidente che l’Iran è un nostro partner, piuttosto che un nostro rivale. La lobby filo americana è forte in Russia, e le relazioni con l’Iran sembrano sbiadire.

La storia dimostra che quando noi prendiamo una posizione ben definita, l’Occidente è costretto ad accettare la situazione come, per esempio, nel caso dell’Ossezia del Sud.

http://vestnikkavkaza.net/interviews/politics/23056.html

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The head of the Political Situation Center, the head of the Caspian Cooperation Institute, Sergey Mikheev, comments on the situation around Iran.

-    The Middle East cannot be called a stable region. It is obvious that if the USA or Israel starts military campaign against Iran, the political vector of many neighboring countries will change; latent conflicts might turn to regional wars. What should we be prepared for?

-    Today the situation is not catastrophic. Americans are not ready for a major military operation against Iran. Barak Obama won’t risk its position ahead of the presidential elections. Washington will attack Iran only if it has absolute guarantees of quick and successful victory. Another limit for the West is the problem of Syria. The West won’t deal with Iran seriously until it deals with the Syrian situation. Can the US “solve the problem” using others? It is possible. The main counteragent is Tel-Aviv in this case. The West won’t start a full-scaled military operation, but it might launch several air-attacks on the nuclear facilities of Iran. As for the Arab allies of Americans – Qatar, Kuwait and Saudi Arabia – they have no military potential for conducting successful military operations against Iran.

Political consequences of air-attacks will be serious: escalation of instability will start in the region. Air-strikes might damage Tehran’s nuclear program, but they won’t destroy the parent of evil. Bombing could be the first step to escalation of the conflict, which could lead to a military campaign.

-    Probably the side, considered by Washington as a target, is ready for these steps. However, military potentials are not equal. Does Iran have any trump?

-    First of all, the reaction of Iran at air-strikes is predictable: consolidation of supporters of strict and radical foreign policy would take place in the country. Terrorist groups, which would support Tehran, would intensify their activity abroad.

It suits the possible American plan on destabilization of the situation in the region. At first – strike on Iran, after which Tehran would start to act through international terrorist nets. Washington would launch propaganda and move to greater threats, acting as a victim. Then the West coalition would be formed, as the US couldn’t do it alone.

If Republicans come to power after the elections, a wide-scaled was could break out in a year or two. The war would explode the situation in several regions, including Russia, – the Caspian region, the South Caucasus and the North Caucasus. Americans would try to involve Azerbaijan, Turkmenistan, Georgia and probably Armenia into the war. Washington would demand loyalty to the operation from Russia.

-    So all these former Soviet republics would agree to provide the US with territories for American military detachments, wouldn’t they?

-    It is difficult to say. Washington would do its best to make them agree. At the same time, Azerbaijan rejected the US initiative on establishing the military group at the Caspian Sea, Caspian Guard, for protection of non-existing pipelines several years ago. You see the project Caspian Guard was relied not on the current reality, but on the future strategy: it was a plan of providing military presence of Washington in the region. In case of a military campaign against Iran, existing contradictions would sharpen in the region.

-    Do you mean the Karabakh conflict?

-    Precisely. On the sly Azerbaijan would probably decide to settle the problem by military measures, especially if Americans would hint Baku that they would support it morally. Azerbaijan might be suggested a deal: it provides opportunity for American bases on its territory, and the US promises to help in settlement of the Karabakh problem.

-    Would it be political or military support?

-    It doesn’t matter. Anyway the conflict in Karabakh would start again. The situation in the region would be exploded, as well as in Azerbaijan itself, where the political situation is not as simple as it seems. The situation in the North Caucasus would be very difficult, as a military operation in the region stimulates instability, terrorism and separatism.

-    We often read news from Dagestan, where militants kill representatives of power. What would be then?

-    It is difficult to predict details. I would say it would be worse not only in Dagestan, but also in Chechnya and Ingushetia. And in all ethnic republics of the North Caucasus. A war against Iran wouldn’t be a present for Central Asian states, as it would lead to exaggeration of internal conflicts.

-    China and Japan are interested in status quo in the region, as they depend on oil export from Iran. After American occupation of Iraq many oil wells were burned in the country. A military operation against Iran could cause oil price boom. Oil revenues would fall into Russia and cause inflation. What we got to do?

-    I wouldn’t predict our economy. On the one hand – inflation, on the other – money inflow to the budget. But instability in our southern regions would cost much more. If pro-American regime comes to power in Tehran and the situation in Central Asia is unstable, Russia would lose so much that high oil prices couldn’t compensate it.

A strike on Iran is not only a way of solving the problem of disobedient regime for Americans, but also the problem of the region in general: pressure on Beijing and crash of its economic ties with Tehran; pressure on Turkmenistan, which is turned to the West today. As the result Russia gets the instable Caspian region and geopolitical competitors in the region.

-    In case of military attack at Iran, Russia would have a speech in the Security Council. But what could be our practical steps?

-    Moscow could fulfill the contract and provide Tehran with air defense complexes C-300. We could also state our position clearly, developing effective and beneficial cooperation with Tehran. It is difficult to talk to Iranians, but today it is obvious that Iran is our partner rather than our rival. Pro-American lobby is strong in Russia, and relations with Iran pale into insignificance.

History shows that the West has to accept the situation, in which we clearly define our position, for example, South Ossetia.

Interview by Viktor Gribachev. Exclusively to VK

http://vestnikkavkaza.net/interviews/politics/23056.html

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