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[05.03.2012] di David Fulghum    trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks

Washington – Se gli impianti nucleari per lo sviluppo nucleare fossero bombardati dagli Stati Uniti o da Israele, la pianificazione sia degli attaccanti che dei difensori dovrebbe prendere in considerazione la strutture di sorveglianza a lungo raggio e di raccolta di informazioni di intelligence in Siria e in Libano potenziate recentemente.

Specialisti russi in radar e comunicazioni hanno appena completato migliorie alle funzionalità siriane di allerta rapida che hanno raddoppiato la portata dei radar e creato una rete di sorveglianza che abbraccia tutto il Mediterraneo orientale, Israele, Giordania e Arabia Saudita settentrionale.

L’importanza di questo potenziamento risiede nel fatto che comprende molti degli accessi aerei chiave sia per la Siria (in caso di intervento militare multinazionale) che per l’Iran (se Stati Uniti o Israele attaccassero gli impianti di arricchimento dell’uranio di Teheran). A Israele sarebbe probabilmente necessario, per attaccare l’Iran, volare attraverso lo spazio aereo siriano, turco, giordano o saudita.

Un altro elemento è la cooperazione a lungo termine tra Siria e Iran. Hanno condiviso tecnologia e spionaggio per anni. I siriani, per esempio, fornirono informazioni di intelligence ai combattenti di Hezbollah nel sud del Libano durante il conflitto con Israele nel 2006.

Un crollo del governo del presidente siriano Bashar al-Assad potrebbe fornire caos sufficiente a proteggere un attacco americano o israeliano contro l’Iran. In caso contrario, la Siria fornirebbe un allerta rapido.

La Siria non vuole essere messa in imbarazzo di nuovo“, conferma un funzionario statunitense con lungo servizio nel mondo delle black operations. Nel 2007, aerei d’attacco israeliani scivolarono in Siria dal Mediterraneo senza essere individuati e distrussero il sito di un reattore nucleare costruito con l’aiuto della Corea del Nord. Il sistema radar siriano si oscurò fino a che gli aerei israeliani non se ne andarono, dicono i funzionari di intelligence.

Specialisti radar russi hanno recentemente completato il potenziamento di un sito di sorveglianza elettronica a sud di Damasco. La sua portata è stata aumentata per coprire per intero Israele, Giordania e Arabia Saudita settentrionale, secondo il sito Debka, pubblicizzato da alcuni analisti israeliani come una notevole fonte di informazioni non ufficiali della difesa. Gli aggiornamenti comprendono anche il sito radar sulla cima del Monte libanese Sannine e un migliorato collegamento per le reti di raccolta di informazioni d’intelligence siriane, dice il rapporto. Il Monte Sannine ha un’altezza di 2,621 metri, e là lo sviluppo di un centro di soggiorno multimiliardario è stato sospeso dal raid israeliano contro la Siria nel 2007. La montagna si affaccia sulla valle della Bekaa, dominata da Hezbollah e Siria, e sulle alture del Golan occupate da Israele.

Il campo di ricezione consente, inoltre, il monitoraggio dei movimenti navali e aerei statunitensi e israeliani nel Mediterraneo orientale, compresa Cipro (dove gli Stati Uniti hanno proprie strutture di raccolta di informazioni d’intelligence) e Grecia.
I siti sono inoltre utilizzati per fornire dati sui movimenti dell’opposizione siriana e fare attenzione ad un intervento straniero.

I potenziamenti russi sono giunti in risposta alle lamentele di Teheran che “non poteva più contare sulla Russia per un allarme in tempo reale riguardo ad un attacco militare in arrivo da parte degli Stati Uniti o di Israele in quanto tali risorse erano state impegnate al massimo nel sostenere le necessità dell’intelligence del regime di Assad“, dice l’analisi di Debka.

Nel frattempo, Washington sta facendo tutto il possibile, dal punto di vista diplomatico, per impedire che Israele attacchi l’Iran, dice un ex capo dello Stato Maggiore dell’Aviazione statunitense. Tuttavia, il presidente dello Stato Maggiore Congiunto dice di non aver messo in guardia Israele contro un attacco degli impianti nucleari iraniani e missilistici. Il Gen. dell’esercito Martin Dempsey ha detto alla Commmisione Bilancio del Senato: “Abbiamo avuto una conversazione [con gli israeliani] sui tempi, sulla questione dei tempi. Non possiamo permetterci di sottovalutare i nostri potenziali avversari,liquidandoli come irrazionali. Ma gli Stati Uniti vogliono tempo perchè le sanzioni contro l’Iran funzionino.

Quando a Dempsey è stato chiesto se un attacco militare da parte degli USA fosse fuori dalle opzioni, ha dichiarato: “Assolutamente no“.

Stiamo cercando di costringere Israele a riflettere sulle conseguenze di una guerra in Medio Oriente“, dice l’ex capo dello Stato Maggiore dell’Aviazione statunitense. Tuttavia, se la missione fosse condotta dagli Stati Uniti, il contraccolpo su Israele e sulle nazioni arabe, partners di Washington, sarebbe inferiore. Un attacco potrebbe anche giungere come parte di un intervento più ampio che includa la Siria.

“Dato il rilevante peso dell’iniziativa, potremmo far calare la capacità nucleare iraniana, non eliminarla, ma riportarla indietro di 5-10 anni”, dice. “Possiamo farlo con un elevato potenziale di sopravvivenza delle forze americane nell’arco di tre giorni perdendo pochissimi aerei.”

Israele da sola potrebbe anche rallentare l’arricchimento dell’uranio e il processo di costruzione delle bombe.

L’ex capo dello Stato Maggiore dell’Aviazione dice che le tattiche che userebbero gli Stati Uniti includono attacchi chirurgici con forze che operano al di fuori della area immediata, probabilmente da parte degli Stati Uniti e dei paesi della NATO, come è stato fatto contro la Libia.

Poi si fa un passo indietro e si parla, perché non si vogliono coinvolgere forze di terra e avere truppe sul terreno“, dice. “Lo facciamo a causa dell’indisponibilità iraniana a parlare con noi e perché era l’ultima risorsa. Se discerniamo molto chiaramente i nostri obiettivi e limitiamo i danni collaterali, allora è giustificato, a mio avviso.”

Non credo che siamo in procinto di lasciare che Israele attacchi l’Iran da solo“, aggiunge. “Non sarebbe facile, ma abbiamo le risorse per la pianificazione, la capacità operativa e le tattiche. Se io fossi nei panni degli israeliani, ritarderei  qualsiasi attacco fino a quando non avessi almeno il primo squadrone di F-35 in mano.

Il capo dell’intelligence militare di Israele, il generale Aviv Kochavi, ha detto, a febbraio, in una conferenza di sicurezza a Gerusalemme che l’Iran ha quasi a 220 chili di uranio, arricchito al 20%, sufficiente per quattro bombe.

L’Iran sta perseguendo molto attivamente sforzi per sviluppare le sue capacità nucleari, e abbiamo prova che sono alla ricerca di armi nucleari“, ha detto. “Stimiamo che avrebbero bisogno di un anno da quando viene dato l’ordine di produrre un’arma“.

Syria Key To Iranian Defenses Against West

Un funzionario Usa con una lunga esperienza nel mondo delle operazioni segrete dice che qualunque sia l’accordo o la mancanza di un accordo tra Stati Uniti e Israele, le Forze di Difesa israeliane sono pronte a condurre l’attacco.

Conoscendo gli israeliani, vi garantisco che hanno un piano adeguato e probabilmente hanno fatto delle esercitazioni degli elementi chiave,” dice. “Essi tendono a non essere di ripetitivi nei loro approcci. Si tratta di un obiettivo più difficile da prepare di quanto non fosse quello siriano [l'impianto nucleare distrutto nel 2007], ma penso che siano in grado di farlo. Le domande sono: quando ciò diviene una minaccia molto evidente, e quando la loro intelligence è in grado individuare i punti deboli del processo [nucleare] iraniano“?

http://www.aviationweek.com/aw/jsp_includes/articlePrint.jsp?headLine=Syria%20Key%20To%20Iranian%20Defenses%20Against%20West&storyID=news/awst/2012/03/05/AW_03_05_2012_p28-431083.xml

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  • Syria Key To Iranian Defenses Against West
If Iran’s nuclear development facilities were bombed by the U.S. or Israel, the planning of both attackers and defenders would have to take into account the newly improved, long-range surveillance and intelligence-gathering facilities in Syria and Lebanon.

Russian radar and communications specialists have just completed improvements to Syria’s early warning capabilities that double radar ranges and establish a surveillance network covering all of the eastern Mediterranean, Israel, Jordan and northern Saudi Arabia.

The importance of this upgrade is that it encompasses many of the key aerial approaches both to Syria (in the event of multinational military intervention) and Iran (if the U.S. or Israel attacked Tehran’s uranium enrichment capabilities). For Israel to attack Iran, it would likely have to fly through ­Syrian, Turkish, Jordanian or Saudi airspace.

Another element is the long-term cooperation between Syria and Iran. They have shared technology and intelligence-gathering for years. Syrians, for example, provided signals intelligence to the Hezbollah fighters in southern Lebanon during the conflict with Israel in 2006.

A collapse of the government of Syrian President Bashar al-Assad could provide enough chaos to shield a U.S. or Israeli attack on Iran. Otherwise, Syria would provide early warning.

“Syria does not want to be embarrassed again,” confirms a U.S. official with long service in the world of black operations. In 2007, Israeli strike aircraft slipped into Syria from the Mediterranean without being detected and destroyed a nuclear reactor site built with North Korean help. The Syrian radar system went dark until the Israeli aircraft were gone, say U.S. intelligence officials.

Russian radar specialists recently completed upgrades to an electronic surveillance site south of Damascus. Its range has been increased to cover all of Israel, Jordan and northern Saudi Arabia, according to the Debka website, which is touted by some Israeli analysts as a useful source of unofficial defense information. Upgrades also included the radar site atop Lebanon’s Mount Sannine and improved linkage to the Syrian intelligence-gathering networks, says the report. Mount Sannine is 8,600 ft. high, and a multibillion-dollar resort development there has been on hold since the Israeli raid on Syria in 2007. The mountain overlooks the Hezbollah- and Syrian-dominated Bekaa Valley and the Israeli-occupied Golan Heights.

The coverage also enables tracking of U.S. and Israeli naval and aerial movements in the eastern Mediterranean to include Cyprus (where the U.S. has its own intelligence-gathering facilities) and Greece. The sites are additionally used to feed data on Syrian opposition movements and watch for foreign intervention.

The Russian upgrades came as a response to complaints from Tehran that it “could no longer count on Russia for a real-time alert on an incoming U.S. or Israeli military strike because those resources were stretched to the limit in supporting the Assad” regime’s intelligence needs, says the Debka analysis.

In the meantime, Washington is doing everything it can diplomatically to prevent Israel from attacking Iran, says a former U.S. Air Force chief of staff. However, the chairman of the Joint Chiefs of Staff says he has not cautioned Israel against attacking Iran’s nuclear and missile facilities. Army Gen. Martin Dempsey told the Senate Budget Committee: “We’ve had a conversation with the [Israelis] about time, the issue of time. We can’t afford to underestimate our potential adversaries by writing them off as irrational. But the U.S. wants time for sanctions against Iran to work.”

When Dempsey was asked if a military strike by the U.S. is off the table, he declared, “Absolutely not.”

“We’re trying to force Israel to think about the consequences of war in the Middle East,” says the former Air Force chief of staff. However, if the mission were conducted by the U.S., the blowback on Israel and on Washington’s Arab partner nations would be less. An attack also could come as part of a larger intervention that includes Syria.

“Given a heavy weight of effort, we could take down the Iranian nuclear capability—not eliminate it, but set it back 5-10 years,” he says. “We can do that with high survivability with U.S. forces over a three-day period losing very few airplanes.”

Israel on its own also could slow the uranium enrichment and bomb-making processes.

The former Air Force chief of staff says the tactics the U.S. would use include surgical strikes with forces operating from outside the immediate area—probably from the U.S. and NATO countries, as was done against Libya.

“Then you step back and talk because you don’t want to engage ground forces and have boots on the ground,” he says. “We do it because of Iran’s intransigence in not talking to us and because it was a last resort. If we are very discriminate in our targeting and limit collateral damage, then it is justified in my view.

“I don’t think we’re going to let Israel attack Iran by themselves,” he adds. “It would not be easy, but we have the planning resources, the operational capability and the tactics. If I were the Israelis, I would delay any attack until I had the first squadron, at least, of F-35s in hand.”

Israel’s chief of military intelligence, Gen. Aviv Kochavi, told a February security conference in Jerusalem that Iran has close to 220 lb. of uranium enriched to 20%—enough for four bombs.

“Iran is very actively pursuing its efforts to develop its nuclear capacities, and we have evidence that they are seeking nuclear weapons,” he said. “We estimate they would need a year from when the order is given to produce a weapon.”

A U.S. official with long experience in the world of black operations says that whatever the agreement or lack of agreement between the U.S. and Israel, the Israel Defense Forces are prepared to conduct the attack.

“Knowing the Israelis, I guarantee you they have an appropriate plan and probably have done some exercising of key elements,” he says. “They tend to not be serial in their approach. It is a more difficult target set than the Syrian [nuclear facility destroyed in 2007] was, but I think they are capable of doing it. The questions are: When does it become a very clear threat, and when is their intelligence good enough to locate the weak spots of the Iranian [nuclear] processes?”

http://www.aviationweek.com/aw/jsp_includes/articlePrint.jsp?headLine=Syria%20Key%20To%20Iranian%20Defenses%20Against%20West&storyID=news/awst/2012/03/05/AW_03_05_2012_p28-431083.xml

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