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La Voce della Russia
[19.03.2012] di Konstantin Garibov  (trad. di Levred per GilGuySparks)

Esattamente un anno fa, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti hanno dato il via ad un’operazione militare in Libia. L’obiettivo era dichiarato in una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 17 marzo 2011. Il documento autorizzava un embargo sulle forniture di armi al regime di Gheddafi e una no-fly zone sulla Libia per proteggere i civili da attacchi aerei.

Durante la votazione, Russia, Cina e Germania si erano astenute dall’adottare la risoluzione che, diceva Mosca, poteva essere liberamente interpretata dall’Occidente per avviare un intervento militare contro la Libia.
La Russia, tuttavia, decise di non porre il veto sulla risoluzione che, sperava Mosca,  avrebbe contribuito a risolvere la situazione di stallo politico in quel momento in Libia. Alla fine, la variante libica della Primavera araba portò ad un intervento e all’estromissione e alla successiva uccisione di Muammar Gheddafi.

L’operazione Odissea all’Alba dell’Occidente e dei suoi alleati ha portato al caos in Libia, ritiene Yevgeny Satanovsky, capo del Medio Oriente a Mosca.

La Primavera araba in Libia ha visto una rivolta separatista a Bengasi che è stata seguita dall’annuncio da parte della Cirenaica del suo status autonomo“, dice Satanovsky. “Questo spiega perché l’Arabia Saudita e il Qatar stavano cercando di rovesciare Gheddafi. In questo momento, discordie tribali avanzano al livello di genocidio, con il massacro di alcune tribù africane. Nessuna moderna democrazia, sotto l’egida della primavera araba, ha avuto luogo in Libia, che attualmente si trova sull’orlo della disintegrazione,” conclude Satanovsky.

Mentre sosteneva la lotta dei ribelli libici contro Muammar Gheddafi, all’Occidente non importava neanche un po’ delle riforme democratiche in Libia. L’obiettivo era di prendere il controllo delle risorse del paese – cosa che non è stata raggiunta, dice Sergei Demidenko, esperto del Istituto moscovita di Valutazioni e Analisi Strategiche.

Gran Bretagna e Francia stavano cercando di prendere il controllo del petrolio libico, ma senza alcun risultato“, dice Demidenko, riferendosi all’attuale situazione di stallo politico in Libia che ha impedito a Londra e a Parigi di raggiungere l’obiettivo.
Lo stallo libico ha contribuito notevolmente alla diffusione del radicalismo islamico nella regione – qualcosa con la quale l’Unione Europea dovrebbe fare i conti” aggiunge Demidenko.

In questo momento, i comandanti sul campo sono visti come i nuovi governanti della Libia, dicono gli analisti, citando che più di 100.000 libici armati sono attualmente sul terreno in questo paese del Nord Africa. Inoltre, vi è un grosso punto interrogativo sulle attività del Consiglio Nazionale di Transizione libico, dicono i commentatori.

Alexei Podtserob, dell’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia Russa delle Scienze con sede a Mosca, ha messo a disposizione le sue riflessioni in merito a cosa abbiano guadagnato alcuni paesi dalla primavera araba libica.

A capitalizzarla sono stati quei paesi che attualmente hanno asset libici che devono ancora essere definitivamente scongelati“, dice Podtserob, che cita il Qatar il quale ha notevolmente ampliato la propria influenza regionale, grazie alla cacciata di Gheddafi.

L’esperto russo ha sottolineato il tenore di vita povera in Libia, dove la disoccupazione è in aumento e il PIL è in declino. Più di 10.000 persone sono ancora in carcere in Libia, e la repressione dei sostenitori di Gheddafi continua. Podtserob ha menzionato anche i tentativi falliti da parte della Corte Penale Internazionale di ottenere informazioni imparziali su ciò che sta accadendo all’interno delle prigioni libiche.

http://english.ruvr.ru/2012_03_19/68884101/

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  • Libya: “Dawn” turns into chaos

Voice of Russia
March 19, 2012  by Konstantin Garibov

Exactly a year ago, France, Britain and the US kicked off a military operation in Libya. The aim was declared in a UN Security Council resolution on March 17, 2011. The document authorized an embargo on arms supplies to the Gaddafi regime and a no-fly zone over Libya to protect civilians from air strikes.

During the vote, Russia, China and Germany abstained from adopting the resolution which Moscow said could be loosely interpreted by the West to start a military intervention against Libya. Russia, however, decided not to veto the resolution which Moscow hoped would help resolve the political standoff in Libya at the time. In the end, the Libyan variant of the Arab Spring resulted in an intervention and the ouster and the subsequent killing of Muammar Gaddafi.

The West and its allies’ Operation Odyssey Dawn led to chaos in Libya, believes Yevgeny Satanovsky, head of the Middle East Institute in Moscow.

“The Arab Spring in Libya saw a separatist mutiny in Benghazi which was followed by Cyrenaica’s proclaiming its autonomous status,” Satanovsky says. “This explains why Saudi Arabia and Qatar were trying to topple Gaddafi. Right now, tribal discords advance to the level of genocide, with some African tribes being slaughtered. No modern-day democracy under the aegis of the Arab Spring has taken place in Libya which is currently on the edge of disintegration,” Satanovsky concludes.

When supporting Libyan rebels’ fight against Muammar Gaddafi, the West did not care a bit about democratic reforms in Libya. The goal was to take control of the countries’ resources – something that was not achieved, says Sergei Demidenko, expert of the Moscow-based Institute for Strategic Assessments and Analysis.

“Britain and France were trying to take control of the Libyan oil, but to no avail,” Demidenko says, referring to the political deadlock in Libya which prevented London and Paris from resolving the task. “The Libyan gridlock contributed greatly to the spread of Islamist radicalism in the region – something that the EU should grapple with,” Demidenko adds.

Right now, field commanders are seen as Libya’s new rulers, analysts say, citing more than 100,000 armed Libyans currently in place in this North African country. Also, there is a big question mark over the activities of the Libyan National Transitional Council, commentators say.

Alexei Podtserob, of the Moscow-based Institute for Oriental Studies of the Russian Academy of Sciences, shared his thoughts on what countries benefited from Libya’s Arab Spring.

“Capitalizing on this were those countries which currently have Libyan assets that are yet to be finally unfrozen,” Podtserob says, citing Qatar which significantly expanded its regional clout thanks to Gaddafi’s ouster.

The Russian expert pointed to poor living standards in Libya, where unemployment is on the rise and GDP is on the decline. More than 10,000 people are still in prison in Libya, and the crackdown on Gaddafi supporters continues. Podtserob also mentioned unsuccessful attempts by the International Criminal Court to obtained unbiased information about what is going on in Libyan jailhouses.

http://english.ruvr.ru/2012_03_19/68884101/

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