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[24.03.2012] di Ramzy Baroud    trad. di Levred per GilGuySparks

Gli afghani sono un popolo fiero con una lunga e formidabile storia di resistenza all’occupazione straniera. Il fatto che abbiano sempre prevalso, tuttavia, non deve distrarre dall’orrore che ancora patiscono abitualmente. L’ultimo atroce episodio contro gli afgani ha avuto luogo l’11 marzo nel villaggio di Balandi, quando un sergente dell’Esercito statunitense, Robert Bales, fu accusato di aver ucciso 16 persone innocenti mentre dormivano tranquillamente.

Balandi è situato nel distretto di Panjwai della provincia di Kandahar che è stata testimone della più dura resistenza all’occupazione Nato-statunitense del paese. Kandahar ha ricevuto la cattiva reputazione di rovinare il partito della guerra ideato dagli Stati Uniti, dalla NATO e dai loro alleati locali corrotti.
In un certo senso, Balandi è un microcosmo dell’Afghanistan.
Quando la campagna di bombardamenti a guida statunitense in Afghanistan è iniziata nel mese di ottobre 2001, molti commentatori hanno applaudito. Attraverso una guerra diseguale in maniera sorprendente – con le nazioni più avanzate del mondo che attaccano la [nazione] più povera del mondo, gli Stati Uniti volevano impartire una lezione ai terroristi di al-Qaeda. Quest’ultima rapidamente si è dispersa e diffusa attraverso le frontiere vicine in tutta la regione (la rete violenta viene ora avvistata in diversi paesi arabi). Nel frattempo, il popolo afghano si è accollato il peso della guerra. Decine di migliaia di persone da allora sono morte in una guerra di vendetta che essi non avevano contribuito a creare.

Molti commentatori hanno sostenuto la guerra, l’hanno giustificata o semplicemente hanno fatto finta che non stesse accadendo. Agli afghani sembrava non necessaria per il fatto di essere, in qualche modo, meno ‘civilizzati’. La guerra è stata presentata come una ‘guerra giusta’, con una base logica che persuadeva gente simile a Christopher Hitchens, il quale dichiarava: “<<Bombardare l’Afghanistan per farlo tornare all’età della pietra>> è stato un titolo piuttosto amato da alcuni liberali traballanti. Lo slogan dice tutto. Ma un pensiero immediato mostra che l’Afghanistan viene, semmai, bombardato [perchè esca ndr] fuori dall’età della pietra“(Daily Mirror, novembre 2001).

Anche coloro che sono stati effettivamente impegnati per i diritti umani e nel diritto internazionale hanno trovato una sorta di logica nella guerra in Afghanistan. “Con mio continuo rammarico sostenni la guerra inizialmente come caso di auto-difesa, giustificato dalla credibile paura di futuri attacchi provenienti dall’Afghanistan”, ha scritto Richard Falk, un rinomato studioso di diritti umani e inviato delle Nazioni Unite. Tuttavia, egli si rese conto che “guerre insensate e morbose producono un comportamento insensato e morboso” (Foreign Policy Journal, 15 marzo).

Le parole ‘senza senso’ e ‘morbosa’ non riescono a descrivere la sporca guerra in Afghanistan. Un recente segno di insensibilità è stato evidente a Washington, mentre il presidente Barack Obama accoglieva il primo ministro britannico David Cameron alla Casa Bianca. La nostra alleanza è “solida come una roccia“, ha detto Obama. “Il nostro mondo è stato trasformato più e più volte, e lo sarà ancora. Eppure, nel grande corso della storia, attraverso tutti i suoi colpi di scena, c’è una costante: la solida alleanza tra Stati Uniti e Regno Unito“.
L’intenzionale riferimento era prevalentemente in merito all’Afghanistan, mentre l’ultima strage di civili afgani provocava la richiesta da parte del presidente del paese, Hamid Karzai, agli Stati Uniti di ritirare le proprie truppe fuori dai villaggi in tutto il paese.


[Alleanza] ‘solida come una roccia’ significa che gli Usa e i suoi alleati si atterranno ai loro piano di non porre fine alle loro operazioni di combattimento fino al 2014, e poi, attraverso un memorandum Usa-Afghanistan, mantenendo una presenza militare permanente. Considerando i tassi allarmanti di uccisione di afgani, l’espressione ‘solida come una roccia‘ potrebbe anche indicare molti più morti di persone innocenti, semplicemente perché Obama non vuole essere visto come ‘morbido’ e inconsistente durante un anno di elezioni.

Ma gli afghani non possono reggere a lungo questa farsa. Prevedibilmente, i talebani non si impegneranno più con gli Stati Uniti in colloqui diretti o indiretti.
Per ciò che riguarda il debole presidente del paese, egli non riesce a trovare il giusto equilibrio per tener conto dei piani statunitensi e gestire l’accesa rabbia che si va addensando tra i suoi connazionali.

Gli orchestratori originali della guerra in Afghanistan stanno aprendo gli occhi sulla nuova realtà. Gli afghani non accetteranno meno di un completo ritiro NATO-statunitense dal loro paese, non importa il costo di tale libertà. Legittimate da un tronfio senso di superiorità militare, le amministrazioni Bush e Obama non sono riuscite a cogliere quello che è diventato un imperativo storico: l’Afghanistan appartiene alla sua gente, la quale lotterà per ristabilire questo assunto ancora una volta.

La libertà è un valore assoluto. Il suo significato non è sminuito dalla guerra o da un’occupazione militare. La chiarezza morale della lotta per la libertà in Afghanistan nel 2012, rimane forte come lo era nel 2001. Quello che può rivelarsi infausto nei prossimi mesi è il fatto che anche la debole scusa per la guerra, che era in realtà una ‘guerra al terrore‘ – non è affatto così onnipresente come era una volta.
La guerra ora esiste solo per salvare la faccia, far valere un certo grado di dominio americano e provvedere ad un benefico futuro che permetta agli Stati Uniti di trarre poco chiari guadagni. Questa mancanza di centralità morale e strategica trasforma la guerra in qualcosa di sadico, strano, razzista e assolutamente disumano.

Gli Stati Uniti trasformano i cittadini in ‘patologici killer‘ ha scritto Falk.
Soldati americani che urinano sui morti dei combattenti talebani, che bruciano il Corano e pattuglie di zone rurali i cui membri vengono condannati da un tribunale militare americano per aver ucciso civili afghani per sport … (Qualsiasi cosa dicano i funzionari statunitensi per spiegare tutto questo) è diventato sostanzialmente irrilevante.

In un incontro con Karzai, un anziano di Balandi ha chiesto al presidente: “Hanno ucciso così tanti dei nostri cari, e lei ha una risposta del perché?
Nessuno è suscettibile di offrire una risposta, perchè la patologia non può sempre essere spiegata da un linguaggio diplomatico trascelto con cura.

Ciò che è chiaro, tuttavia, è che l’orgia recente di violenze e umiliazioni alimenterà ulteriormente la determinazione degli afghani a porre fine ad un altro sanguinoso episodio della loro storia alle loro condizioni. “Non voglio alcun risarcimento. Non voglio soldi, non voglio un viaggio a Hajj (fare un pellegrinaggio), non voglio una casa. Non voglio nulla, ma la punizione degli americani. Questa è la mia richiesta, la mia richiesta, la mia richiesta e la mia richiesta“, ha detto un altro anziano (Al Jazeera, 17 marzo).

A proposito di richieste, quali sono le richieste e gli obiettivi degli Stati Uniti? Sanno i soldati americani almeno per che cosa  stanno combattendo, o contro chi stanno combattendo? (Le vittime di Bales erano soprattutto donne e bambini.)

L’ex segretario della difesa Donald Rumsfeld ha detto a marzo 2003: “Reso sciatto dalla libertà, un popolo libero è libero di fare errori e commettere crimini e fare cose cattive“.

Richard Falk ha ragione, guerre insensate e morbose producono comportamenti insensati e morbosi. Producono anche una logica bizzarra.

http://www.foreignpolicyjournal.com/2012/03/23/costly-freedom-in-afghanistan-on-morbid-wars-and-logic/

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  • Costly ‘Freedom’ in Afghanistan: On Morbid Wars and Logic

[24.03.2012] by Ramzy Baroud

The Afghans are a proud people with a long and formidable history of resistance to foreign occupation. The fact that they have always prevailed, however, should not distract from the horror they still routinely experience. The latest atrocious episode against Afghans took place on March 11 in the village of Balandi, when accused US Army Staff Sgt. Robert Bales killed 16 innocent people while they were sleeping peacefully.

Balandi is located in the Panjwai District of Kandahar Province, which has seen some of the toughest resistance to the US-NATO occupation of the country. Kandaharis have received a bad reputation for spoiling the war party devised by the US, NATO, and their corrupt local allies.

In a way, Balandi is a microcosm of Afghanistan.

When the US-led bombing campaign of Afghanistan commenced in October 2001, many commentators cheered. In a strikingly unequal war—with the world most advanced nations attacking the world’s poorest—the US wanted to teach al-Qaeda terrorists a lesson. The latter quickly disbanded and poured through neighboring borders across the region (the violent network is now being sighted in several Arab countries). Meanwhile, the Afghani people shouldered the brunt of the war. Tens of thousands have since perished in a vengeful war they had no part in creating.

Many commentators have supported the war, rationalized it, or simply pretended it was not happening. The Afghans seemed to be dispensable on account of their being less ‘civilized’ somehow. The war was presented as a ‘good war’, with a rationale that swayed the likes of Christopher Hitchens, who stated: “‘Bombing Afghanistan back into the Stone Age’ was quite a favorite headline for some wobbly liberals. The slogan does all the work. But an instant’s thought shows that Afghanistan is being, if anything, bombed OUT of the Stone Age” (Daily Mirror, November 2001).

Even those who were actually committed to human rights and international law found some sort of logic in the war in Afghanistan.  “To my lasting regret I supported the war initially as an instance of self-defense validated by the credible fear of future attacks emanating from Afghanistan,” wrote Richard Falk, a renowned human rights scholar and UN envoy. However, he came to realize that “senseless and morbid wars produce senseless and morbid behavior” (Foreign Policy Journal, March 15).

The words ‘senseless’ and ‘morbid’ don’t begin to describe the dirty war in Afghanistan. A recent indication of callousness was on display in Washington, as President Barack Obama welcomed British Prime Minister David Cameron to the White House. Our alliance is “rock-solid,” Obama said. “Our world has been transformed over and over, and it will be again. Yet, through the grand sweep of history, through all its twists and turns, there is one constant: the rock-solid alliance between the US and the UK.” The intended reference was mostly about Afghanistan, as the latest massacre of Afghan civilians prompted a call by the country’s president, Hamid Karazi, to ask the US to redeploy its troops out of villages throughout the country.

‘Rock-solid’ means the US and its allies will stick to their plan of not ending their combat operations until 2014, and then, through a US-Afghan memorandum, maintaining a permanent military presence. Considering the alarming killing rates of Afghans, the term ‘rock-solid’ could also indicate numerous more deaths of innocent people simply because Obama doesn’t want to be seen as ‘soft’ and inconsistent during an election year.

But Afghans cannot maintain this charade for long. Expectedly, the Taliban will no longer engage the US in direct or indirect talks. As for the country’s weak president, he cannot find the right balance of accommodating the US plans and managing the active anger brewing among his countrymen.

The original orchestrators of the Afghanistan war are waking up to the new reality. The Afghans will accept no less than a full US-NATO withdrawal from their country, no matter the cost of that freedom. Empowered by an inflated sense of military superiority, the Bush and Obama administrations failed to grasp what has become a historical imperative: Afghanistan belongs to its people, who will fight to reinstate that fact over and over again.

Freedom is an absolute value. Its meaning is not diminished by war or military occupation. The moral clarity of the Afghan struggle for freedom in 2012 remains as strong as it was in 2001. What may prove ominous in future months is the fact that even the feeble excuse for war—that it was actually a ‘war on terror’—is hardly as ubiquitous as it once was. The war now merely exists to save face, to assert a degree of American dominance, and to arrange for some beneficial future that allows the US to reap unclear gains. This lack of moral and strategic centrality is turning the war into something sadistic, strange, racist and utterly inhumane.

The US is turning its citizens into ‘pathological killers’ wrote Falk. “American soldiers urinating on dead Taliban fighters, Koran burning, and countryside patrols whose members were convicted by an American military tribunal of killing Afghan civilians for sport… (Whatever US officials say to explain all of this) has become essentially irrelevant.”

In a meeting with Karazi, an elder from Balandi asked the president: “They killed so many of our loved ones, and do you have an answer why?”

No one is likely to offer an answer, for pathology cannot always be explained by carefully worded diplomatic language. What is clear, however, is that the recent spree of violence and humiliation will further fuel the determination of Afghans to end yet another bloody episode of their history on their own terms. “I don’t want any compensation. I don’t want money, I don’t want a trip to Hajj (pilgrimage), I don’t want a house. I want nothing but the punishment of the Americans. This is my demand, my demand, my demand and my demand,” said another elder (Al Jazeera, March 17).

Speaking of demands, what are the US’ demands and objectives? Do American soldiers even know what they are fighting for, or whom they are fighting against? (Bales’ victims were mostly women and children.)

Former US secretary of defense Donald Rumsfeld said in March 2003: “Freedom’s untidy, and free people are free to make mistakes and commit crimes and do bad things.”

Richard Falk is right; senseless and morbid wars do produce senseless and morbid behavior. They produce bizarre logic as well.

  http://www.foreignpolicyjournal.com/2012/03/23/costly-freedom-in-afghanistan-on-morbid-wars-and-logic/

Ramzy Baroud is an internationally-syndicated columnist and the editor of PalestineChronicle.com. His latest book is “My Father Was a Freedom Fighter: Gaza’s Untold Story” (Pluto Press, London), now available on Amazon.com. Read more articles by Ramzy Baroud.
http://www.ramzybaroud.net

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