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Global Times
[25.03.2012] di Xin Jianqiang    trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks

Un anno fa, il 19 marzo, i paesi occidentali hanno iniziato “l’Operazione Odissea all’Alba” contro la Libia. La guerra ha anche stabilito un nuovo modello per l’Occidente per farsi strada negli affari interni di uno stato sovrano.
Il cosiddetto nuovo interventismo ha offuscato le relazioni internazionali.

Il nuovo interventismo è piuttosto ingannevole. Rispetto al tradizionale interventismo, caratterizzato da invasioni militari dirette, il nuovo interventismo è vestito di un manto di legittimità. Utilizzando la risoluzione ONU 1973, che ha permesso l’applicazione di una no-fly zone in Libia, i paesi della NATO a guida statunitense hanno lanciato una serie di attacchi militari, sotto gli slogan di salvaguardia umanitaria e protezione dei civili. La Libia è stata un banco di prova per il nuovo interventismo.

Ciò che è più inquietante è che l’Occidente ha cominciato a praticare il nuovo interventismo in altri paesi. La Siria è diventata un nuovo obiettivo.
E l’obiettivo finale dell’Occidente è quello di rovesciare il regime del presidente siriano Bashar al-Assad.

I paesi occidentali hanno cercato di riprodurre il “modello libico” in Siria, ponendo, per esempio, la questione della Siria al voto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

In realtà, democrazia e libertà sono solo un travestimento per il nuovo interventismo. L’interventismo, sia vecchio che nuovo, è sempre uguale in sostanza. Entrambi sono una politica di potenza egemonica che mira a preservare gli interessi strategici dell’Occidente. L’unica differenza è che l’ultimo è più difficile da riconoscere.

Non importa come l’Occidente giustifichi le sue azioni, i disastri che il nuovo interventismo ha portato ai paesi coinvolti non potranno mai essere cancellati.
In Libia, la guerra ha causato la morte di oltre 20.000 persone e ha lasciato decine di migliaia di senzatetto. Ricostruzione politica e ripresa economica lottano in mezzo a difficoltà enormi. Sono emersi più di 5.000 gruppi separati armati.
Il separatismo minaccia seriamente l’unità del paese. Non è ironico questo, dato che l’intervento fu effettuato sotto la bandiera dei diritti umani?

Il nuovo interventismo ha guadagnato uno scarso sostegno presso la comunità internazionale. La Carta delle Nazioni Unite sottolinea la sovranità. E’ opinione diffusa che la forza militare o la coercizione non debbano essere usate negli affari internazionali, motivo per cui gli “Amici della Siria” hanno espresso la loro opposizione alla forza militare.

Attualmente, la pace, lo sviluppo e la cooperazione sono ancora la tendenza dei tempi. Il nuovo interventismo non solo viola le finalità e i principi della Carta delle Nazioni Unite, ma funziona anche in contrasto con lo spirito del tempo.
Dobbiamo stare in guardia contro la sua influenza.

L’autore è un giornalista con la Xinhua News Agency.

http://www.globaltimes.cn/NEWS/tabid/99/ID/701976/Be-wary-of-Wests-new-interventionism.aspx

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  • Be wary of West’s new interventionism

Global Times
March 25, 2012 By Xin Jianqiang

One year ago on March 19, the Western countries started “Operation Odyssey Dawn” against Libya. The war has also set a new example for the West forcing its way into the internal affairs of a sovereign state. The so-called new interventionism has clouded international relations.

The new interventionism is quite deceptive. Compared with traditional interventionism, characterized by direct military invasions, the new interventionism is dressed in a coat of legitimacy. By using UN Resolution 1973, which allowed the enforcement of a no-fly zone in Libya, the US-led NATO countries launched an array of military attacks, under the slogans of safeguarding humanitarianism and protecting civilians. Libya was a test bed for the new interventionism.

What’s more disturbing is that the West has begun to practice the new interventionism in other countries. Syria has become a new target. And the West’s final goal is to overthrow the regime of Syrian President Bashar al-Assad.

The Western countries tried to copy the “Libyan model” in Syria, such as putting the Syria issue to the vote on the UN Security Council.

Actually, democracy and freedom are just a disguise for the new interventionism. Interventionism, either old or new, is still the same in essence. Both are hegemonic power politics aimed at preserving the strategic interests of the West. The only difference is the latter is harder to recognize.

No matter how the West justifies its actions, the disasters the new interventionism has brought to the countries involved can never be erased. In Libya, the war caused the death of over 20,000 people and has left tens of thousands homeless. Political reconstruction and economic recovery struggle amid huge difficulties. More than 5,000 separate armed groups have emerged. Separatism seriously threatens the country’s unity. Isn’t this ironic, given the intervention was carried out under the banner of human rights?

The new interventionism has won little support from the international community. The UN Charter highlights sovereignty. It’s widely held that military force or coercion should not be used in international affairs, which is why the “Friends of Syria” have expressed their opposition to military force.

Currently, peace, development and cooperation are still the trend of the times. The new interventionism not only violates the purposes and principles of the UN Charter, but also runs counter to the zeitgeist. We should be on guard against its influence.

The author is a journalist with the Xinhua News Agency.

http://www.globaltimes.cn/NEWS/tabid/99/ID/701976/Be-wary-of-Wests-new-interventionism.aspx

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