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Il “Segreto Ministro” dell’Egitto, dietro le quinte, tira ancora i fili?

di Thomas C. Mountain
17 agosto 2011

Esattamente proprio che influenza, “il Segreto Ministro”, Omar Suleiman mantenga sopra la giunta militare che governa l’Egitto è una questione di estrema importanza per chi vive sulle rive del fiume Nilo. Con un curriculum che include vent’anni come capo dell’intelligence egizia, egli non è qualcuno che coloro che hanno contribuito a provocare la caduta di Mubarak possano permettersi di ignorare. Egli era il “go-to man“* (*l’amico che fa cose che tutti o la maggior parte degli amici non farebbero) della C.I.A. quando si trattava di fare il lavoro sporco dell’agenzia in medio oriente, oltre ad essere il collegamento con Israele, ed è stato segnalato per essere in contatto con il Mossad su base quasi giornaliera. Suleiman è tristemente noto per aver fatto rispettare il blocco di Gaza, dicendo che voleva i palestinesi là “perché fossero affamati, ma non morissero di fame” in punizione per il sostegno ad Hamas; affamati, come si ricava dal livello del 40% del tasso di disabilità da malnutrizione tra i bambini di Gaza. Mubarak come padrino d’Egitto era privo di carisma come qualsiasi leader nel mondo arabo e ha governato solo con la forza bruta. Omar Suleiman era al contempo il suo consigliori* (*consigliere nelle famiglie mafiose) e il suo picchiatore, ed era noto per avere un approccio pratico al modo in cui i suoi torturatori svolgevano i loro interrogatori.

Mentre Mubarak e i suoi figli tenevano uno stile di vita molto ostentato pubblicamente ed erano ben noti per le loro maniere corrotte e decadenti, Suleiman, “il segreto ministro”, ha sempre preferito rimanere dietro le quinte, almeno fino a quegli ultimi giorni disperati del regime di Mubarak e fino all'”appuntamento” per la sua nuova posizione di vicepresidente dell’Egitto. Fu lui che ha annunciato al mondo che un colpo di Stato militare era stato effettuato e che Mubarak era ufficialmente “in pensione”. Naturalmente, ogni membro della giunta militare egiziana che aveva rovesciato Mubarak era arrivato al Supremo Consiglio Militare con sulla propria nomina stampigliato: “Approvato da Suleiman”. Mentre loro probabilmente odiano “Il ministro Segreto”, ci si può aspettare che i leaders della giunta sappiano che se vogliono evitare di finire la loro carriera in piedi in una gabbia in un tribunale egiziano “che è meglio impiccare insieme piuttosto che essere tutti impiccati separatamente“. Suleiman li ha messi dove loro si trovano. E chi meglio di lui può tenere assieme le questioni dal disintegrarsi veramente? E chi meglio di lui potrebbe tenersi informati su ciò che la C.I.A. vorrà o non vorrà approvare? Oggi il dove si trovi Suleiman “il Segreto” rimane proprio quello che è, segreto. L’ultima volta che sarebbe stato presumibilmente sentito è stato tramite una lettera al giornale Al-Haram nella quale ha negato ogni desiderio di essere eletto presidente dell’Egitto. No, tutto quello che voleva fare era “vivere una vita tranquilla con la sua famiglia“. Processi da parte dei tribunali militari, torture e sparizioni, tutte le caratteristiche di Suleiman “il Segreto” sono ancora una parte dell’Egitto di oggi, e quelli che hanno festeggiato nelle strade dopo il colpo di Stato contro Mubarak sarebbe meglio che stessero in guardia. Dietro le quinte e tirando ancora i fili, Suleiman “il Segreto” rimane un pericolo, l’ininterrotta influenza del quale sarà ignorata a rischio di quelli che hanno gioito alla caduta di Mubarak.

Thomas C. Mountain è un giornalista indipendente con sede a ovest del Corno d’Africa, e vive e fa report dall’Eritrea dal 2006. E ‘stato membro della delegazione 1st US Peace Delegation degli Stati Uniti in Libia nel 1987.

Fonte:http://www.foreignpolicyjournal.com/2011/08/17/egypts-secret-minister-behind-the-scene-still-pulling-the-strings/

Traduzione di Levred