• Da una cricca a un’altra: Monti e i suoi amici

da Umanità Nova

Berlusconi e la sua cricca se ne sono andati, nel condivisibile tripudio generale degli italiani che, però, rischiano di pagare salata questa piccola soddisfazione. All’inizio l’idea di un governo a guida Mario Monti era, tutto sommato, vissuta generalmente se non con simpatia, quanto meno con un sentimento del tipo “chiunque verrà, non potrà essere peggio di lui”; man mano che il programma del nuovo governo si delinea nel concreto, però, si sta facendo sempre più strada il vecchio adagio popolare per cui al peggio non c’è mai fine – soprattutto in tema di governi…
L’equivoco iniziale era prevedibile: per la maggior parte degli italiani, Mario Monti era un nome semisconosciuto, casomai sentito citare talvolta come un “tecnico” di fama e ruolo internazionale, “al di sopra delle parti”, “rispettato all’estero”, ecc. Sostanzialmente, solo nel circuito militante se ne conosceva nei dettagli la storia e le posizioni e, soprattutto, il suo ruolo proprio in merito a quella crisi che, ci dicono, dovrebbe andare a risolvere…
Il novello “Salvatore della Patria”, infatti, è stato nel 1981 relatore della commissione sulla difesa del risparmio finanziario dall’inflazione, tra il 1981 ed il 1982 presidente della commissione sul sistema creditizio e finanziario e via di questo passo per giungere infine, nel 1995, alla nomina a membro della Commissione Europea di Santer, con l’incarico di responsabile per il mercato interno, servizi finanziari e integrazione finanziaria, dogane e questioni fiscali. Nel 2005, ciliegina sulla torta, lo troviamo International Advisor di Goldman Sachs, la banca che di lì a poco diverrà tristemente nota per il suolo svolto nella speculazione sui mutui “subprime” e la caduta di Lehmann Brothers e, in tempi più recenti, nell’essere stata alle spalle della “finanza creativa” dei governi greci e tra le principali fonti di speculazione sull’attuale crisi greca.

Insomma, se proprio si volesse dare un nome ed un volto ai responsabili materiali della crisi, Mario Monti sarebbe un candidato perfetto: come abbiamo appena visto, è stato ai vertici sia della ridefinizione in senso ultra liberistico delle regole del sistema finanziario che hanno portato al disastro, sia delle istituzioni che materialmente l’hanno attuato. Se Mario Monti è diventato Presidente del Consiglio in funzione “anticrisi”, in questa stessa logica dobbiamo aspettarci che alla prossima emergenza mafiosa metteranno Toto Riina al Ministero della Giustizia…
La situazione non cambia certo se guardiamo alla sua squadra di governo: un governo di “tecnici”, provenienti dall’interno delle istituzioni economiche, sociali e finanziarie pubbliche e private e non dal mondo della politica, che hanno maturato una notevole esperienza nel loro campo. Nulla da obiettare, se non che il problema è proprio questo: se in questi anni hanno fatto carriera, è proprio perché sono stati fedeli esecutori delle politiche economiche e sociali liberistiche che ci hanno condotti al disastro attuale. Esperti, dunque, lo sono sicuramente tutti, e di alto livello, ma esperti nel creare ed approfondire le condizioni della crisi attuale.
Se davvero si fosse voluto combattere la crisi, pur restando all’interno del regime capitalistico attuale, sarebbe stato meglio un governo di dilettanti allo sbaraglio: questi magari avrebbero potuto fare, per puro caso, qualche mossa giusta – gli esperti, invece, non rischieranno di fare questi “errori”.
La crisi, infatti, è tale solo per noi del cosiddetto “99%”: per i potenti della terra è una meravigliosa occasione di profitto e di disciplinamento del corpo sociale che hanno costruito in tutti questi anni con cura – la carriera di Mario Monti appena descritta ne è un esempio paradigmatico – e che non abbandoneranno così facilmente.
Il capitalismo non è arrivato alla sua crisi finale: se volesse, potrebbe tranquillamente riprendere le politiche anticrisi di stampo keynesiano che hanno perfettamente funzionato negli anni passati – politiche che personaggi come Mario Monti conoscono benissimo, data la loro formazione di economisti. Ma se le tengono, come già nel secondo dopoguerra, come ultima risorsa per quando le rivolte popolari contro il loro odio di classe diverranno incontenibili. Per il momento, si divertono a vedere gli sfruttati credere alle loro balle ed a considerare la macelleria sociale come una dura “necessità” a favore del “bene comune” – che, guarda un po’, alla fine coincide con quello delle classi dominanti. La crisi, se non esistesse, se la dovrebbero inventare… ma forse l’hanno già fatto.

Shevek dell’OACN-FAI

http://www.umanitanova.org/n-34-anno-91/tecnici-del-disastro

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  • Dal buffone al boia. Il colpo gobbo della borghesia

da Umanità Nova

Il governo Monti rappresenta un equivoco di discontinuità con il passato, ma è innegabile che se Berlusconi ha fatto dei danni, uno di essi è di permettere ai venditori di illusioni di fabbricarne una nuova di zecca, giocata fortemente sull’aspettativa e sulla speranza delegante.
Cosa c’è quindi di meglio, in una situazione di incertezza finanziaria condotta egregiamente per l’ennesima ristrutturazione ai danni del costo del lavoro e delle condizioni di vita di tutte e tutti, che un Professore e i suoi colleghi a toglierci dai guai?
La ricerca e la costruzione del consenso governativo sono stati condotti magistralmente da pennivendoli “autorevoli”, al punto da soffocare nel silenzio anche i più agguerriti servi di Berlusconi. Il tratto distintivo di ogni editoriale succedutosi in questi giorni di frenesia istituzionale è senza ombra di dubbio il paternalismo. Accade quindi che ai reiterati appelli alla salvezza nazionale (O Monti o il diluvio…solo Monti può salvarci…e così via) corrispondano espressioni di rassicurante familismo, quali la sottolineatura che la neo Ministra dell’Interno è una nonna dolcissima. Immaginiamo quanto dolce sarà con le nostre teste qualora decidessimo di alzarle troppo nelle piazze…
Tuttavia, disporre l’ennesimo trucco da prestigiatori performando l’opinione pubblica stretta in un ruolo – quello del minorenne da condurre per mano – e affidando al consesso di ricchi e potenti canuti il ruolo da protagonisti, metà nonni/padri/madri amorevoli e metà autorevoli tecnici di alto lignaggio ed europeo prestigio, è non meno pericoloso delle dichiarazioni già filtrate a pochi giorni dall’insediamento.
Questo perché l’unica bolla speculativa di massa in Italia sembra essere nella testa di uomini e donne ormai ridotte a consumatrici-tori passivi dell’ennesimo spettacolo. Che sia infatti un caso la sollevazione – pur tanto diversa nelle singole esperienze – in Grecia, U.S.A., Spagna? In tutti questi casi abbiamo visto crollare l’aspettativa illusoria di un centrosinistra che ha “governato” la crisi gettando nella disoccupazione e nella miseria una larghissima fetta di popolazione: in Italia, passando dall’incubo costruito ad arte del berlusconismo come parentesi nera della democrazia, tutto ciò che si affaccia dopo appare permeato di una quota di illusione supplementare, un vero e proprio doping. Sarà dura tentare di sventare il colpo gobbo di una borghesia in crisi di prospettiva, soprattutto all’indomani di un corteo criminale (e non certo per le vetrine rotte!) che ha visto arruolati nella parte di confidenti dello Stato buona e ampia parte della sedicente compagine antagonista.
A fronte di tanto sfacelo, non possiamo non dire qualcosa anche a proposito dell’operazione rosa condotta da Monti ai danni delle donne: un governo con ben sei ministri vaticanizzati, e soprattutto di forte impatto simbolico grazie alla nomina di tre donne con delega all’Interno, Giustizia, Welfare/Pari Opportunità.

È bene chiarire che nessuna di loro ha la benché minima idea di cosa sia una lotta di liberazione, avendone contezza come di una guerra di posizioni di potere. Tre donne la cui caratteristica predominante è quella di aver fatto patti con il potere in cambio di un’ascesa sociale (ora anche politica), pagata al prezzo di riprodurre in tutto e per tutto pratiche, linguaggi e rituali maschili. Il prezzo, chiariamoci, lo pagheremo tutti, ma un po’ di più lo pagheranno le donne.
Le signorine tanto indignate di Se non ora quando? potranno ben dire – sapendo di mentire – che l’elezione delle ministre in deleghe istituzionali “tradizionalmente maschili” è una loro vittoria, ma che non basta. Ci vogliono regole di ingaggio chiare, nomi legati a percorsi femministi, sennò va a finire che la Cancellieri, per fare un esempio, ci dica che è a favore dell’abolizione dell’8 marzo, e si sa, potrebbe essere imbarazzante. Si può comprendere lo psicodramma che queste tre sciagurate favoriranno a breve tra le fila delle bigotte indignate, quello che francamente non ci indigna ma ci fa proprio incazzare è che a noi la pensione la allungheranno ancora un po’, fregandosene ampiamente del fatto che la disoccupazione e il part-time atipicizzato femminile ci faranno mancare l’appuntamento con una vecchiaia dignitosa, perché di dignitoso già in questa vita colma di inquinamento, cibo fasullo, politica-spettacolo non c’è proprio niente.
Occorrerà affinare le armi della critica radicale e disertare tutto ciò che, antagonista o istituzionale, sottomette il gioco linguistico e la politica praticata alla nostra minorità, riprodotta e replicata, solo per distoglierci dalla realtà che suggerisce di usare appena due strumenti di facile riproduzione e gratuità: un bel NO e un solo gesto.
Tutte e tutti ne possediamo in larga quantità.

Magù

http://www.umanitanova.org/n-34-anno-91/dal-buffone-al-boia

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