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  • Guerre segrete: il superamento in astuzia della CIA da parte di Hezbollah

da Mohammad Aslam I.
23 Dic 2011 (trad. di Levred per GilGuySparks)

Se il comando più importante di una organizzazione di intelligence clandestina è quello di restare anonimi, almeno in termini di pratica operativa, allora il movimento Hezbollah libanese ha recentemente avuto una giornata campale in virtù del suo disvelamento, quasi a fondo, della macchina di intelligence più formidabile del mondo: la CIA.

Il movimento politico-religioso, che mantiene una milizia-forza di guerriglia con tanto di braccio sofisticato di intelligence indipendente dallo stato libanese, non solo ha esposto le operazioni della CIA nel suo paese, ma ha  praticamente catturato decine di suoi agenti e ufficiali con i pantaloni alle caviglie. Anche se gli eventi che culminarono nello svolgimento delle attività della CIA in Libano, inizialmente, sono rimaste avvolte nel mistero, i recenti commenti da parte dei funzionari di Hezbollah [1] e un documentario dedicato con animazioni video dal portavoce dei movimenti di Al Manar, [2] ha presentato informazioni, altrimenti segrete, che mostravano presunti incontri tra gli ufficiali della CIA e i loro informatori libanesi.

La questione è diventata così sensibile negli Stati Uniti che anche la sua più grande organizzazione di notizie, la CNN international, si è rifiutata di rivelare o discutere la reputazione del capo della Cia in Libano, il cui nome Hezbollah non ha pubblicamente diffuso. [3]

Per misurare la complessità che circonda il perché a Hezbollah, ora nel suo ventottesimo anno di esistenza, si sarebbe presentata una situazione in cui era in grado di svelare il grande spionaggio condotto da un’organizzazione che fa presumibilmente la parte del leone nei fondi stanziati per l’intelligence nazionale, 53,1 miliardi dollari nel 2010 [4], è imperativo iniziare da Beirut nel 1980.

Dopo gli attacchi da parte delle forze multinazionali, guidate dagli USA in Libano, che, anche se apparentemente progettati per aiutare le autorità libanesi a consolidare il loro controllo sopra un paese devastato dalla guerra, culminarono con l’uccisione di civili musulmani, dei fanatici rivoluzionari, ispirati dall’ayatollah iraniano Khomeini, segretamente, promisero vendetta.

E venne il momento, esattamente alle ore 13:03 locali, il 18 aprile 1983. Un giovane sciita libanese, che si ritenne fosse Muhammad Hassuna, guidava una Mercedes verde camioncino carico di 910 kg di esplosivo contro l’ambasciata degli Stati Uniti a Beirut, uccidendo 63 persone, diciassette dei quali erano americani. Le vittime quel giorno comprendevano anche sei agenti in servizio alla CIA, tra cui il capo della stazione, così come sua moglie.

Ma non fu tanto la perdita che frustrò gli squadroni della CIA e i funzionari dell’FBI inviati ad indagare, ma fu piuttosto la loro combinata incapacità a tirar fuori un filo credibile che indicasse gli autori, i quali fino ad oggi gli sono sfuggiti. Per cominciare, l’attacco kamikaze aveva completamente bruciato sia il conducente che il detonatore della bomba, le firme più decisive che avrebbero portato un investigatore su una traccia per svelare l’attacco.

Inoltre, il meglio dei medici forensi dell’FBI non era stato in grado di determinare neanche la composizione dell’esplosivo. L’ipotesi è che gli artefici della bomba avessero chiuso l’esplosivo in serbatoi di acetilene riempiti a metà, cosa che non solo serviva a migliorare la percussione della carica — l’effetto distruttivo della frammentazione — ma anche per garantire l’annientamento degli esplosivi insieme con l’autista e il detonatore. [5]

Era chiaro che chi aveva progettato questo attacco era stato scaltro e letale, senza l’individuazione dei colpevoli, non è stato possibile garantire apertamente l’ira degli Stati Uniti su coloro che avevano nuociuto ai suoi figli.

Ma con i militanti sciiti sostenuti dagli iraniani che divenivano i principali sospetti, la lunga mano della CIA è stato estesa per metterli nel mirino, anche se con una conseguenza goffa e disastrosa.

Nel 1985 una potente autobomba, progettata per uccidere l’uomo considerato come leader spirituale di Hezbollah, lo sceicco Muhammad Hussein Fadlallah, invece finì per uccidere più di sessanta persone e il ferimento di quasi duecento, quasi tutti civili. Hezbollah gridò allo scandalo, gli Stati Uniti hanno negato la loro colpevolezza, ma le informazioni suggeriscono che fu l’allora capo della CIA che aveva ordinato gli attacchi, [6], anche se un ex Consigliere della Sicurezza Nazionale (NSA) abbia accennato ad un addestramento negli Stati Uniti, ma la avevano realizzata operativi non regolari. [7]

In entrambi i casi, il culmine di questi due attacchi e di quelli successivi stabilì i motivi delle missioni segrete di spionaggio da allora, con l’infiltrazione di ogni altra rispettiva organizzazione, che divenne una priorità intermittente.

La scala di questi tentativi segreti di penetrazione, su entrambi i lati, resterà secretata per lungo tempo. La CIA non commenta mai le missioni riuscite o non riuscite come sua politica, mentre Hezbollah, che si affretta a sminuire i tentativi falliti di spionaggio del ​​suo nemico, rivela la portata del proprio diretto successo spionistico.

L’unica cosa che possiamo chiarire al riguardo è che la posta in gioco è stata drasticamente modificata dopo che la tensione che circonda politica del rischio calcolato del nucleare iraniano ha guadagnato i titoli mondiali negli ultimi anni. Hezbollah, che è ampiamente vista in Occidente come uno dei più capaci e pericolosi delegati dell’Iran, è così diventato un obiettivo di missioni segrete, progettate per scoprire il suo apparato militare e le sue capacità strategiche e quindi per neutralizzare la capacità dell’Iran di avere una terza opzione per colpire in caso di un attacco israeliano o americano ai suoi impianti nucleari.

Israele, forte alleato dell’America in Medio Oriente, è senza dubbio pietrificato al pensiero di un Iran dotato di arma nucleare, un paese che parla animatamente nel minacciare regolarmente la sua esistenza. [8] A quanto pare, è stato ampiamente messo sulla CIA e sul suo equivalente israeliano, il Mossad, l’onere di avere ancora una volta una falla nell’interruzione della nemesi del 1980 – il Dipartimento di Stato americano chiama ora [Hezbollah] “il gruppo terrorista più tecnicamente capace del mondo”. [9]

In ogni caso, successi apparenti sono stati raggiunti da entrambe le parti.

Nel giugno del 2011, l’attuale segretario generale di Hezbollah, lo sceicco Hassan Nasrallah, ha detto a un pubblico dal vivo, attraverso un collegamento video che il suo movimento aveva scoperto due spie della CIA dentro la sua stessa organizzazione. [10]Hezbollah leader Hassan Nasrallah in a televised speech on December 6, 2011 (AFP) Per quanto abbia inviato onde d’urto attraverso il suo elettorato, prevalentemente sciita, del paese, è giunto come una sorpresa per molti analisti che la CIA stesse di nuovo tramando, così rigorosamente, contro Hezbollah, e ancor di più che fossero riusciti realmente, per ciò che sembrava essere noto per la prima volta, a infiltrarsi nell’organizzazione, anche se solo nei ranghi inferiori.

Forse si spiega perché [Nasrallah] in modo così convincente si riferiva all’ambasciata americana a Beirut come un “covo di spie”. [11]

Quello che sembra essere trapelato è questo: utilizzando sofisticate analisi delle telecomunicazioni, un’unità di combattimento spia’ di Hezbollah è stata in grado di ricostruire la matrice che collegava le spie ai loro responsabili (funzionari CIA del caso) fino all’ambasciata. Non solo, i nomi di copertura degli ufficiali, gli appuntamenti, e, soprattutto, i loro metodi – tutto sembra essere stato raccolto con gratitudine dagli operativi della contro-sorveglianza di Hezbollah.

Ma se il disvelamento delle due spie dall’interno di Hezbollah, da parte di quella che, altrimenti, è l’organizzazione di intelligence più potente del mondo, significa che qualcuno necessita di una strigliata al rientro al quartier generale a Langley, in Virginia, l’esposizione pubblica dettagliata della sua ultima follia, come riprodotta dal documentario di Al Manar, perchè il mondo veda, rischia di riverberarsi nelle orecchie di ogni agente della CIA che passi in Libano negli anni a venire.

Il documentario ha dato un resoconto, pezzo per pezzo, dell’organizzazione della CIA in Libano, proprio  a partire dal fatto che la base operativa è un edificio annesso, situato all’interno del compound dell’ambasciata degli Stati Uniti in Awkar, a Beirut. Il capo stazione attuale è stato nominato come Daniel Patrick McFeely, un individuo nato nel 1966 il cui ruolo presso l’ambasciata è quello di diplomatico. Inoltre si racconta come egli abbia una squadra di 10 agenti, sia uomini che donne, che lavorano sotto di lui per svolgere il lavoro di intelligence, e che sono tutti diplomatici.

Se tali informazioni dettagliate erano preoccupanti, Hezbollah va oltre riguardo le strutture operative della CIA, rivelando che oltre ad ufficiali con sede a Beirut, altri ufficiali, sporadicamente, vengono inviati nel paese per brevi periodi e dà anche i loro nomi, come pure i loro nomi di copertura — una routine effettuata da tutto il personale d’intelligence in tutto il mondo.

Un resoconto è stato poi fornito sui loro obiettivi di reclutamento, il modus operandi, le fasi dell’assunzione, e lo stesso potenziale della spia, secondo la sua capacità di uso interno e professionale. Hezbollah rivela poi come le spie e i loro responsabili stabilivano una comunicazione operativa, venivano istruiti ad avere incontri ogni due settimane, e i luoghi dove si svolgevano, a volte nei sedili anteriori dei veicoli dell’ambasciata statunitense con licenza diplomatica.

Interessante notare che, pur non potendo essere confermata, il documentario ha rivelato l’apparente corruzione con cui ufficiali della CIA conducevano gli affari, forse un probabile motivo, in primo luogo, per il quale le loro azioni negligenti sono state esposte in Libano nella loro interezza. [Il documentario] suggerisce che i soldi stanziati per la produttività di una spia sono presi da nessun altro se non dagli stessi ufficiali, il meccanismo è semplice: le spie ricevono il denaro per il loro lavoro, l’ufficiale richiede la firma di un agente su una ricevuta per confermare che effettivamente ha ricevuto i soldi, ma con un importo inferiore a quello che era stato stampigliato sulla ricevuta.

Anche se il Dipartimento di Stato, come previsto, ha negato le accuse di Hezbollah [12], delle teste devono essere appese per la vergogna a causa del fiasco. Quelli che avevano il compito di ficcare il naso nella mentalità operativa dei movimenti di guerriglia più temuti del mondo hanno fallito e fallito miseramente.
Ma anche dopo il fiasco di Beirut, investigatori americani (senza dubbio avuta una dritta da quelli del calibro della CIA) apparentemente avrebbero scoperto il coinvolgimento di Hezbollah in schemi di riciclaggio per diversi milioni di dollari.[13] L’accusa è che le istituzioni finanziarie libanesi avrebbero trasferito più di 300 milioni di dollari negli Stati Uniti a beneficio di Hezbollah. Essa comprende un traffico di droga, acquirenti di auto di seconda mano, e anche una compagnia di navigazione.

La logica alla base della causa intentata non è solo cercare di chiedere sanzioni per i soggetti, coinvolti ad utilizzare i proventi del crimine, si tratta di scoprire i presunti metodi nefasti di finanziamento di Hezbollah, sia la sua decennale guerra contro Israele e la sua costante capacità di funzionare come forza politica in Libano e nella regione in generale. Se Hezbollah, una devota organizzazione musulmana che si vanta seguace rigorosa dei principi islamici, è etichettata con il traffico di stupefacenti oltre ad altri vizi, certamente assesterà un durissimo colpo alla sua posizione, altrimenti popolare, nel mondo arabo e islamico in generale.

La guerra segreta infinita tra Hezbollah e CIA è improbabile che morirà in tempi brevi, anche mentre questioni controverse dalla rivolta in Siria e al potere sempre più crescente dell’Iran prendono un rintocco pericoloso.

Ma per il personale determinato della CIA americana, l’idea che lo status quo in Medio Oriente sia tale che un attore non statale armato possa superare le sue superiori capacità e ridurla ad essere pubblicamente ridicolizzata, è allarmante.

In un mondo dove i suoi nemici stanno crescendo in raffinatezza e dove essi vedono il perseguimento della resistenza continuando a raggiungere i loro obiettivi, la CIA ha bisogno di dare uno sguardo lungo e duro sulla sue proprie vulnerabilità e sventure, se desidera rimanere il principale fornitore degli Stati Uniti di intelligence e sicurezza globale per gli anni a venire.

Note

[1] http://www.dailystar.com.lb/News/Politics/2011/Dec-13/156706-hezbollah-mp-cia-officers-meet-lebanese-agents-in-public.ashx#axzz1gdKnAgcJ

[5] Robert Baer, See no Evil: The True Story of a Ground Soldier in the CIA’S War on Terrorism. Published by Arrow, 2002. Pp.97-101.

[6] Richard Zoglin; Jay Peterzell and Bruce Van Voorst. Did a dead man tell no tales? Time Magazine, 10.12.1987.

[13] http://www.washingtonpost.com/world/middle-east/lebanons-hezbollah-denies-us-allegations-of-role-in-300-million-laundering-scheme/2011/12/20/gIQAJdZQ6O_story.html

Mohammad I. Aslam is a Ph.D Candidate in Political Violence at the Department of Middle-East & Mediterranean Studies, King’s College London. He is also the contributing Editor for the Middle-East section of the Montreal Review of Arts, Politics and Culture and regularly commentates on the strands of conflict and indifference in the Arab world. His current thesis explores the political/military dynamics of Lebanese Hezbollah as a means for state-building. To read more about this Author and his publications please visit: http://www.kcl.ac.uk/schools/humanities/depts/trs/research/students/studentsa-c/maslam.html

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FONTE: http://www.foreignpolicyjournal.com/2011/12/23/covert-wars-hezbollahs-outsmarting-of-the-cia/0/

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  • Covert Wars: Hezbollah’s Outsmarting of the CIA

by Mohammad I. Aslam

December 23, 2011

If the most important instruction of a clandestine intelligence organization is to remain anonymous, at least in terms of operational practice, then Lebanon’s Hezbollah movement recently had a field day by virtue of its almost inside-out exposure of the world’s most formidable intelligence machine: the CIA.

Hezbollah leader Hassan Nasrallah in a televised speech on December 6, 2011 (AFP)

The politico-religious movement, which maintains a militia/guerrilla force complete with a sophisticated intelligence arm independent of the Lebanese state, not only exposed CIA operations in its country; it practically caught dozens of its agents and officers with their pants around their ankles.Hezbollah leader Hassan Nasrallah in a televised speech on December 6, 2011 (AFP)

Although the events that culminated into the unraveling of the CIA activities in Lebanon initially remained shrouded in mystery, recent comments from Hezbollah officials[1] and a dedicated documentary with video animations by the movements mouthpiece Al Manar,[2] presented otherwise secretive information showing alleged meetings between CIA officers and their Lebanese informers.

The matter has become so sensitive in the US that even its major news organization CNN international refuses to disclose or discuss the reputed CIA station chief in Lebanon, whose name Hezbollah has not publically disseminated.[3]

To gauge the complexity surrounding why Hezbollah, now in its twenty-eighth year of existence, would be rendered to a situation where it’s able to unravel grand espionage conducted by an organization which reputedly gets the lion’s share of funds allocated for National Intelligence, $53.1 billion in 2010,[4] it’s imperative to start from Beirut in the 1980s.

Following attacks by US-led Multinational Forces in Lebanon, which, although ostensibly designed to help the Lebanese authorities consolidate their control over the war-ridden country, culminated in the killing of Muslim civilians, revolutionary zealots inspired by Iran’s ayatollah Khomeini secretly vowed vengeance.

And it came at exactly 1:03 pm local time on April 18th 1983. A young Lebanese Shiite, believed to be Muhammad Hassuna, drove a green Mercedes pickup truck packed with 910 kg of explosives into the United States embassy in Beirut, killing sixty-three people, seventeen of whom were Americans. The fatalities that day also included six serving CIA officers, including the station chief, as well as his wife.

But it wasn’t so much the loss which frustrated the squadrons of CIA and FBI officers sent to investigate; rather it was their combined inability to extract a credible lead that would finger the perpetrators, which to this day has eluded them. For a start, the kamikaze attack completely consumed both the driver and the bomb’s detonator, the most crucial signatures that would lead an investigator on the trail of unraveling the attack.

Further, the best of FBI forensics were unable to even determine the composition of the explosive. The hypothesis is that the bomb makers wrapped half-filled acetylene tanks around the explosive, which not only served to enhance the brisance of the charge—the destructive fragmentation effect—but also to ensure the obliteration of the explosives along with the driver and detonator.[5]

It was clear that whoever planned this attack was shrewd and deadly; without singling out the culprits, it was impossible to overtly ensure America’s wrath on those who harmed her sons.

But with Iranian-backed Shiite militants being the lead suspects, the long arm of the CIA was extended to target them, albeit with a clumsy and disastrous consequence.

A massive 1985 car bombing designed to kill the man regarded as Hezbollah’s spiritual leader, Sheikh Muhammad Hussein Fadlallah, instead ended up killing more than sixty people and wounded nearly two hundred, almost all civilians. Hezbollah cried foul, the US denied culpability, but information suggests it was the then head of the CIA who had ordered the attacks,[6] although a former National Security Advisor (NSA) has alluded to US training, but rogue operatives executing it.[7]

Either way, the culmination of those two attacks and subsequent ones has set the grounds for covert spying missions ever since, with the infiltration of each other’s’ respective organization becoming an intermittent priority.

The scale these covert attempts at penetration, on both sides, will remain classified for a long time. The CIA never comments on successful or failed missions as a matter of policy, whilst Hezbollah, which is quick to belittle its enemy’s failed attempts at espionage, never reveals the extent of its own direct espionage success.

The only thing we can be clear about is that stakes have been drastically altered since the tension surrounding Iran’s nuclear brinkmanship has hit world headlines in the last few years. Hezbollah, which is largely seen in the west as Iran’s most capable and dangerous proxy, has thus become a target of secretive missions designed to uncover its military apparatus and strategic capabilities—and thereby neutralize Iran’s ability to have a third strike option in the event of an Israeli or American attack on its nuclear facilities.

Israel, America’s strongest ally in the Middle-East, is no doubt petrified at the thought of a nuclear-armed Iran, a country which it spouts as regularly threatening its existence.[8] The onus it seems, has largely been put on the both the CIA and its Israeli equivalent, Mossad, to once again have a crack at breaking its 1980’s nemesis—which the US State Department now calls “the most technically capable terrorist group in the world”.[9]

In any case, apparent successes have been achieved by both sides.

In June 2011, Hezbollah’s present secretary-general, Sheikh Hassan Nasrallah, told a live audience via video link that his movement had uncovered two CIA spies from within his own organization.[10] As much as it sent shockwaves through its predominantly Shiite constituency in the country, it did come as a surprise to many analysts that the CIA was again plotting so rigorously against Hezbollah, and even more that they had, for what appeared to be the first known time, actually succeeded in infiltrating the organization, even if only in the lower ranks.

Perhaps it explains why he so convincingly referred to the US embassy in Beirut as a “den of spies”.[11]

What seems to have transpired is this: using sophisticated telecoms analysis, Hezbollah’s ‘spy combat unit’ was able to piece together the matrix that linked the spies to their handlers (CIA case officers) back at the embassy. Not only that, the cover names for officers, rendezvous, and, most importantly, their methods – all seems to have been gratefully collected by Hezbollah’s counter-surveillance operatives.

But if the unraveling of the two spies from within Hezbollah by what is otherwise the most potent intelligence organization in the world means that somebody needs hauling over the coals back at headquarters in Langley, Virginia, the detailed public exposure of its latest folly as produced by Al Manar’s documentary, for the world to see, is likely to reverberate in the ears of every CIA operative that steps into Lebanon for years to come.

It gave a piece by piece account of the CIA set-up in Lebanon, right from the fact that the operational base is an annexed building located inside the US embassy compound in Awkar, Beirut. The current station chief has been named as Daniel Patrick Mcfeely, a 1966 born individual whose impersonation at the embassy is that of a diplomat. Even further, it recounts how he has a team of 10 officers, both men and women, who work under him to carry out intelligence work, and all of whom are diplomats.

If such detailed information was worrisome, Hezbollah goes further into the CIA’s operational structures by revealing that in addition to officers based in Beirut, other officers are sporadically sent to the country for short periods, and even gives their names, as well as their cover names—a routine carried out by all intelligence personnel in the world.

An account is then provided on their recruitment targets, modus operandi, stages of recruitment, and the potential of the spy himself in accordance with his domestic and professional capability. Hezbollah then reveals how the spies and their handlers establish operational communication, are instructed to have fortnightly meetings, and the locations of where they take place—sometimes in the front seats of the diplomatic-licensed US embassy vehicles.

Interestingly, although unable to be confirmed, the documentary revealed the apparent corruption with which CIA officers conduct business—perhaps a potential reason their sloppy actions in Lebanon were exposed in their entirety in the first place.

It suggests that money allocated for a spy’s productivity is seized by none other than the officers themselves; the mechanism is simple: spies receive cash for their work; the officer requests an agent’s signature on a receipt to confirm he indeed received the money, but with the amount being less than that what was inked on the receipt.

Although the US state department, as expected, denied the Hezbollah accusations,[12] heads must be hanging in shame as a result of the fiasco. Those that were tasked with snooping on the operational mindset of the world’s most feared guerrilla movements have failed, and failed miserably.

But even following the Beirut fiasco, American investigators (no doubt given a heads up by the likes of the CIA) have apparently exposed Hezbollah’s involvement in multi-million dollar laundering schemes.[13] The allegation is that Lebanese financial institutions wired more than $300 million to the US in order to benefit Hezbollah. It includes drug trafficking, second hand car buyers, and even a shipping company.

The rationale behind the lawsuit filed is more than just trying to seek penalties for entities involved in utilizing the proceeds of crime; it’s about exposing Hezbollah’s apparent nefarious methods of funding both its decades-long war against Israel and its continued ability to function as a political force in Lebanon and region at large. If Hezbollah, a devout Muslim organization which prides itself as a strict adherent to Islamic principles, is tagged with narcotics trafficking in addition to other vices, it will certainly deal a huge blow to its otherwise popular standing in the Arab and Islamic worlds.

The never-ending covert war between Hezbollah and the CIA is unlikely to die down any time soon, even as contentious issues from the uprising in Syria and Iran’s ever-increasing power take a dangerous toll.

But for the determined personnel of America’s CIA, the notion that the status-quo in the Middle-East is such that an armed non-state actor can surpass its superior capabilities and render it to being publicly ridiculed, is alarming.

In a world where its enemies are increasing in sophistication and where they see the pursuit of resistance to achieve their aims continuing, it needs to take a long and hard look at its own vulnerabilities and misfortunes, if it wishes to remain the United States premier provider of global intelligence and security for the years to come.

Notes

[1] http://www.dailystar.com.lb/News/Politics/2011/Dec-13/156706-hezbollah-mp-cia-officers-meet-lebanese-agents-in-public.ashx#axzz1gdKnAgcJ

[5] Robert Baer, See no Evil: The True Story of a Ground Soldier in the CIA’S War on Terrorism. Published by Arrow, 2002. Pp.97-101.

[6] Richard Zoglin; Jay Peterzell and Bruce Van Voorst. Did a dead man tell no tales? Time Magazine, 10.12.1987.

[13] http://www.washingtonpost.com/world/middle-east/lebanons-hezbollah-denies-us-allegations-of-role-in-300-million-laundering-scheme/2011/12/20/gIQAJdZQ6O_story.html

Mohammad I. Aslam is a Ph.D Candidate in Political Violence at the Department of Middle-East & Mediterranean Studies, King’s College London. He is also the contributing Editor for the Middle-East section of the Montreal Review of Arts, Politics and Culture and regularly commentates on the strands of conflict and indifference in the Arab world. His current thesis explores the political/military dynamics of Lebanese Hezbollah as a means for state-building. To read more about this Author and his publications please visit: http://www.kcl.ac.uk/schools/humanities/depts/trs/research/students/studentsa-c/maslam.html

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