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  • USA e NATO sono in marcia in tutto il mondo  (parte III)

Da Madison Ruppert

[24.01.2012] trad. di Levred per GilGuySparks

Gli sviluppi geopolitici continuano ad un ritmo che fa girare la testa probabilmente alla maggior parte dei popoli, e per buoni motivi.
Con la situazione in Siria, la spinta per la guerra con l’Iran e la crescita globale del controllo della NATO, sembra siamo in tempi storici davvero imprevedibili.
Il confronto tra Occidente e Russia sullo scudo missilistico in Europa e in Turchia continua a divenire sempre più caldo, soprattutto con l’annuncio russo dei nuovi sistemi radar. Il fatto che la Russia stia anche scontrandosi con l’Occidente sulla Siria, sicuramente non contribuisce a disinnescare la situazione.
C’è anche la questione degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e della NATO che portano i paesi dei Balcani nella sfera di influenza occidentale.
Se non lo avete già fatto, consiglio vivamente di prendervi qualche minuto per leggere parte uno e due di questa serie al fine di familiarizzare con questa complessa rete di relazioni multilaterali e di sviluppi geopolitici che abbracciano l’intero globo.

Balcani occidentali

Ieri in occasione di un’audizione della Commissione di Helsinki degli Stati Uniti a Washington, si è affermato che, “tutti i paesi dei Balcani occidentali dovrebbero diventare membri dell’Unione Europea e della NATO e gli Stati Uniti dovrebbero continuare a offrire sostegno a questo processo“, secondo EMG.
L’udienza, chiamata “I Balcani occidentali e il Vertice 2012 della Nato”, includeva la dichiarazione del deputato Christopher Smith che diceva che la violenza in Kosovo e in Bosnia-Erzegovina dimostrava che la NATO doveva rimanere nella regione.

Allo stesso modo, il deputato Eliot Engel diceva che le truppe americane non dovrebbero lasciare il Kosovo, ma invece dovrebbero utilizzare il ritiro in Iraq come un’opportunità per rafforzare la loro presenza.
Engel ha detto che tutte le nazioni della regione devono integrarsi nella UE e nella NATO, una mossa che probabilmente mira ad un ulteriore isolamento, accerchiamento e, indirettamente, minaccia verso la Russia.
Ha detto che l’adesione della Serbia non deve essere accettata prima di quella del Kosovo, perché potrebbe bloccare l’ingresso del Kosovo, aggiungendo che Belgrado deve accettare che la divisione del Kosovo al fine di creare la pace nella regione non è possibile.
Era presente all’udienza Ivan Vejvoda, direttore esecutivo del Balkan Trust for Democracy che ha affermato che mentre il Parlamento serbo è stato neutrale circa l’adesione alla NATO nel 2006, oggi vota contro di essa.
Vejvoda sostiene che la situazione in Kosovo si è calmata, tutte le parti coinvolte hanno assunto posizioni più moderate aggiungendo che presumibilmente il dialogo tra Belgrado e Pristina inizierà presto.

Nonostante questa affermazione, Vejvoda ha detto che il livello delle truppe KFOR presente in Kosovo non deve essere ridotto, indicando che non è così tranquillo come lui cerca di far sembrare.
Daniel Serwer della Johns Hopkins University ha anche detto che il Montenegro e la Macedonia dovrebbero essere integrate nella NATO al vertice di Chicago che si terrà a maggio, però Serwer è convinto che la Bosnia-Erzegovina, la Serbia e il Kossovo non sono tutti pronti ad aderire alla NATO.
Ha riconosciuto che quella che è, in definitiva, la decisione di Belgrado, “ma per diventare un membro della NATO, la Serbia deve rispettare l’integrità territoriale e la sovranità dei suoi vicini.
Trovo questa affermazione abbastanza risibile dato che la NATO è un trasgressore egregio di integrità territoriale e sovranità, cosa esemplificata in maniera più che evidente dalle invasioni dello spazio aereo pakistano insieme con la sanguinosa operazione libica.
Nida Gelazis dal Woodrow Wilson Center for Scholars International ritiene inoltre che la NATO dovrebbe avere una presenza estesa nella regione, dicendo che la polizia del Kossovo non sarà in grado di sostituire la KFOR “per lungo tempo a venire.

Georgia

Anche la Georgia è una variabile chiave in questa equazione, soprattutto in considerazione del posizionamento strategico  della nazione rispetto alla Russia.
Ieri l’agenzia azera Trend News ha riferito che Mikhail Saakashvili, il presidente georgiano, è previsto incontri Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti d’America, per “sottolineare le relazioni speciali di entrambi i paesi“, secondo Temur Yakobashvili, ambasciatore della Georgia negli Stati Uniti.

Yakobashvili ha detto che questi colloqui includeranno tutti i grandi temi della cooperazione bilaterale tra cui questioni di natura politica ed economica e di cooperazione alla sicurezza e alla difesa.
Quest’ultima è forse uno delle più importanti data la critica posizione geografica della Georgia e il ruolo che può svolgere negli sforzi degli Stati Uniti e della NATO per circondare la Russia e la Cina.
Trend ieri ha anche riferito che l’addetto stampa del presidente georgiano, Manana Manjgaladze, ha fatto una dichiarazione ai giornalisti in concomitanza con la visita ufficiale di Saakashvili con Obama il 30 gennaio.
Nei due decenni da quando la Georgia ha ottenuto l’indipendenza, il sostegno degli Stati Uniti è stato fondamentale per la sovranità della Georgia, la sua trasformazione democratica, il suo sviluppo economico e il suo progresso verso l’adesione alla NATO“, ha detto Manjgaladze.

Azerbaigian

Un altro articolo pubblicato ieri da Trend ha informato su un incontro tra un funzionario del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e il ministro della Difesa dell’Azerbaijan.
L’incontro è stato tra Eric Rubin, il Vice Assistente del Segretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici e il ministro della Difesa azero, il colonnello generale Safar Abiyev.
Il ministero della Difesa ha detto a treand che hanno discusso sulla riuscita cooperazione militare tra Azerbaigian e Stati Uniti insieme con lo sviluppo di legami in diversi settori.
Rubin ha detto che è nell’interesse degli Stati Uniti proteggere “l’integrità territoriale dell’Azerbaijan per stabilire la pace nella regione“.
Rubin ha detto che gli Stati Uniti riconoscono che i territori azeri sono occupati, mentre il ministro della difesa azero ha detto che l’Armenia sta continuando la sua politica aggressiva e “che il protrarsi del pacifico insediamento crea condizioni favorevoli per la ripresa della guerra nella regione.

Montenegro

Nuova Europa riferisce che la NATO ha annunciato che continuerà a sostenere le riforme di difesa del Montenegro, insieme con la loro intenzione di aderire alla NATO.
Il 17 gennaio, il comandante del Comando Operazioni Strategiche, l’ammiraglio James Stavridis e il capo del Joint Staff montenegrino, l’ammiraglio Dragan Samardzic si sono riuniti a Bruxelles per discutere di ciò che è in serbo per la difesa del Montenegro.

Stavridis ha evidenziato gli sforzi del Montenegro per aderire alla NATO insieme con i suoi progressi nei sistemi di difesa e l’impegno della NATO ad aiutarli in questi sforzi.
Ha inoltre sottolineato è stata la partecipazione delle truppe montenegrine nell’operazione NATO ISAF in Afghanistan, nella quale il Montenegro sembra essere una parte a lungo termine, come Samardzic, Stavridis ha presentato progetti futuri per la loro partecipazione all’operazione ISAF e altri piani per integrare il Montenegro nelle strutture euroatlantiche.

India

L’India sta giocando un ruolo importante in questa crescita globale dell’Impero NATO-statunitense con una posizione strategica, un’immensa distesa di terra e una popolazione di grandi dimensioni, è l’alleato perfetto per l’Occidente da utilizzare per estendere la propria egemonia sulla regione.
L’India è parte del crescente rapporto multilaterale tra Stati Uniti, Australia, Giappone e India – che, come tutte le altre alleanze emergenti ora – sono atte ad accerchiare ed isolare la Russia e la Cina.

Ora gli Stati Uniti stanno cercando di lavorare con l’India per espandere lo scudo missilistico che attualmente domina l’Europa e ciò rende i russi abbastanza preoccupati.
Questo avviene poche settimane dopo che gli Stati Uniti hanno offerto di vendere la quinta generazione dei jet F-35 da combattimento in India.
Il vice assistente del segretario alla Difesa Robert Scher ha descritto i legami indiano-americani di difesa non solo come preziosi, ma cruciali per la sicurezza e la stabilità della regione e del mondo in generale.
Scher ha sottolineato che gli Stati Uniti “sono e saranno un fornitore affidabile di armi per l’India.”
Gli Stati Uniti stanno anche, in maniera affidabile, chiudendo un occhio sul programma nucleare indiano insieme con il commercio di uranio naturale dall’Australia verso l’India – consentendo all’India di dedicare la maggior parte del suo uranio ottenuto a livello locale per il suo programma di armi nucleari.
Scher ha detto che Washington è in attesa di una risposta da parte dell’India dicendo che loro erano già stati coinvolti nelle discussioni riguardo al progetto di scudo missilistico.

Russia

Ovviamente la Russia non fa parte della crescita globale della NATO, ma rappresenta invece uno degli avversari più accesi e potenti alla detta crescita e gioca quindi un ruolo importante in questa equazione.
Dmitry Rogozin, il Vice-Premier della Russia, ha detto in un’intervista con la stazione radiofonica Ekho Moskvy che il nuovo sistema di difesa missilistico USA-NATO include circa un migliaio di missili.
Rogozin ha dichiarato che questo numero è vicino alla soglia stabilita dal trattato START-3, che è stato firmato l’8 aprile 2010.

Il presidente russo Medvedev ha anche avvertito che la Russia potrebbe benissimo recedere dal trattato START del tutto se gli Stati Uniti continuano su questa strada senza alcun riguardo per le legittime preoccupazioni della Russia.
Questo combacia con la dichiarazione di Rogozin secondo il quale le azioni degli Stati Uniti, della NATO e degli Stati alleati potrebbero portare a una nuova corsa agli armamenti.
Rogozin ha detto che gli Stati Uniti stanno facendo pressione sugli alleati in Europa per ottenere navi da guerra che siano equipaggiate con sistemi di intercettazione missilistici Aegis.
Ha anche sottolineato che non vi è alcuna garanzia che gli Stati Uniti fermeranno lo sviluppo del sistema di difesa missilistica dopo la data stabilita del 2020.
Posso comprendere le sue preoccupazioni, tanto più che non c’è tanto come garanzia che gli Stati Uniti non prenderanno di mira la Russia, gli interessi russi o degli alleati russi con il cosiddetto sistema di difesa.

Mar Cinese Meridionale

Il Mar Cinese Meridionale è uno dei punti focali di questa guerra fredda tra l’Occidente e la Cina con gli Stati Uniti e la NATO che stanno sempre più cercando di attirare alleati nella regione al fine di isolare ulteriormente la Cina.
Ovviamente gli Stati Uniti non prendono le parti della Cina nella disputa e alcune azioni precedenti da parte degli Stati Uniti mi hanno fatto chiedere se tutto questo non sia un tentativo di indurre la Cina ad attaccare.

La Cina ha ripetutamente detto agli Stati Uniti che nessun paese, senza un interesse diretto nella disputa del Mar Cinese Meridionale, dovrebbe interferire nella questione, ma gli Stati Uniti non vi hanno prestato la minima attenzione.
Una recente conferenza a Pechino si è tenuta tra alti funzionari provenienti dalla Cina e dai paesi membri dell’ASEAN, nella quale essi hanno discusso problemi inerenti l’attuazione della Dichiarazione di Condotta (DOC) e le nazioni sono state effettivamente in grado di raggiungere un accordo su alcune questioni fondamentali.
Nel frattempo, una conferenza a Washington è stata svolta dal Centro per una Nuova Sicurezza Americana (Center for a New American Security), in coincidenza con l’uscita del loro rapporto, “Cooperation from Strength: The United States, China and the South China Sea.”
Secondo il Global Times cinese, la riunione di Pechino “ha inviato un segnale che i paesi direttamente interessati alle dispute regionali vogliono la pace”, mentre il segnale della conferenza di Washington “era mescolato ad una certa ostilità”.
Essi probabilmente prendono questa posizione in quanto lo studio del CNAS (Center for a New American Security) sostiene che il Mar Cinese Meridionale è un epicentro geopolitico che determinerà se gli Stati Uniti riusciranno a mantenere un ruolo dominante nella regione Asia-Pacifico, che è esattamente ciò che la nuova strategia del Pentagono intende fare.
Durante la conferenza, il capo delle Operazioni Navali degli Stati Uniti, Jonathan Greenert, ha detto che alcuni aspetti della relazione saranno integrati nella pianificazione militare, aggiungendo che egli ritiene che la Marina degli Stati Uniti può mantenere un’influenza predominante nel Pacifico occidentale.
Lo studio del CNAS (Center for a New American Security) ha informato che gli Stati Uniti guidano un meccanismo multilaterale di sicurezza che mira a contrastare il potere e l’influenza crescente della Cina nella regione Asia-Pacifico.
Questo è precisamente ciò che sta accadendo, come ho descritto nella prima parte di questa serie.
La nuova alleanza multilaterale avrebbe incluso il Giappone, la Corea del Sud, Filippine e Australia, che è esattamente ciò che sta accadendo mentre scrivo questo.
È interessante notare che il Global Times scriva: “gli Stati Uniti non possono costringere gli altri a riconoscerli come leader. Non ha più il potere di svolgere un ruolo così importante, né i paesi della regione hanno bisogno di cure dello Zio Sam. Qualsiasi tentativo strategico di formare un’alleanza contro la Cina sarebbe contro la volontà dei paesi della regione, e l’ultima cosa che quei paesi vogliono fare è prendere posizione tra Stati Uniti e Cina. ”
In effetti trovo che questo sia un punto molto pertinente, come molte nazioni vengano tirate in entrambe le direzioni tra un potere in declino (Stati Uniti) e le potenze emergenti (Russia e Cina).
Sarà interessante vedere se gli Stati Uniti possano sorreggersi all’influenza che essi hanno nella regione Asia-Pacifico o possano espandere il proprio potere come il Pentagono spera di fare.

http://endthelie.com/2012/01/19/u-s-and-nato-are-on-the-march-worldwide-part-iii/#axzz1kFMlFQnn

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  • U.S. and NATO are on the march worldwide – part III

By Madison Ruppert

Tuesday, January 24, 2012

Geopolitical developments continue at a pace that likely makes most peoples’ heads spin, and for good reason.

With the situation in Syria, the push for war with Iran and the global growth of NATO control, it appears we are in truly volatile and historic times.

The confrontation between the West and Russia over the missile shield in Europe and Turkey only continues to get more heated, especially with the Russian announcement of new radar systems.

The fact that Russia is also butting heads with the West over Syria definitely does not help defuse the situation.

There is also the matter of the United States, European Union and NATO bringing the Balkan states into the Western sphere of influence.

If you have not done so already, I highly recommend that you take a few moments to read parts one and two of this series in order to familiarize yourself with this complex web of multilateral relations and geopolitical developments spanning the entire globe.

Western Balkans

Yesterday at a hearing of the U.S. Helsinki Commission in Washington, it was stated that, “All Western Balkan countries should become members of the European Union and NATO, and the U.S.A. should continue to offer support to this process,” according to EMG.

The hearing, called “The Western Balkans and the 2012 NATO Summit” included Congressman Christopher Smith saying that the violence in Kosovo and Bosnia-Herzegovina prove NATO must remain in the region.

Similarly, Congressman Eliot Engel said that American troops should not leave Kosovo but instead should use the drawdown in Iraq as an opportunity to step up their presence.

Engel said that all of the nations in the region should become integrated in the EU and NATO, a move which is likely aimed at further isolating, encircling and indirectly threatening Russia.

He said that Serbia’s membership must not be accepted before that of Kosovo because it might block Kosovo’s entry, adding that Belgrade needs to accept that the division of Kosovo is not possible in order to create regional peace.

Present at the hearing was Ivan Vejvoda, the Executive Director of the Balkan Trust for Democracy who stated that while the Serbian parliament was neutral about NATO membership in 2006, it now votes against it.

Vejvoda claims that the situation in Kosovo has calmed down, all involved parties have assumed more moderate positions adding that supposedly dialogues between Belgrade and Pristina will begin soon.

Despite this claim, Vejvoda said that the level of KFOR troops present in Kosovo should not be reduced, indicating that it is not nearly as calm as he is attempting to make it out to be.

Daniel Serwer of Johns Hopkins University also said that both Montenegro and Macedonia should be integrated into NATO at the Chicago Summit coming up in May, however Serwer believes that Bosnia-Herzegovina, Serbia and Kosovo are all not ready to join NATO.

He acknowledged that it is ultimately Belgrade’s decision, “but in order to become a NATO member Serbia should respect territorial integrity and sovereignty of its neighbors.”

I find this assertion quite laughable given that NATO is an egregious violator of territorial integrity and sovereignty, exemplified most obviously by invasions of Pakistani airspace along with the bloody Libyan operation.

Nida Gelazis from Woodrow Wilson International Center for Scholars also thinks that NATO should have an extended presence in the region, saying that the Kosovo police cannot replace KFOR “for a long time to come.”

Georgia

Georgia is also a key variable in this equation, especially given the nation’s strategic positioning relative to Russia.

Yesterday the Azerbaijani Trend News Agency reported that Mikheil Saakashvili, the Georgian President, is set to meet with Barack Obama, President of the United States of America, to “underline the special relations of both countries,” according to Temur Yakobashvili, Georgia’s Ambassador to the United States.

Yakobashvili said that these talks will include all of the major areas of bilateral cooperation which include issues of a political and economic nature and security and defense cooperation.

The latter is arguably one of the most important given Georgia’s critical geographic location and the role it can play in the United States and NATO’s effort to surround Russia and China.

Yesterday Trend also reported that the Georgian president’s press secretary, Manana Manjgaladze made a statement to reporters in conjunction with Saakashvili’s official visit with Obama on January 30.

“In the two decades since Georgia gained independence, U.S. support has been crucial for Georgia’s sovereignty, its democratic transformation, its economic development and its progress towards NATO membership,” Manjgaladze said.

Azerbaijan

Another article published in Trend yesterday covered a meeting between an official from the United States Department of State and the Defense Minister from Azerbaijan.

The meeting was between Eric Rubin, the Deputy Assistant Secretary of State for European and Eurasian Affairs and Azerbaijani Defense Minister Colonel-General Safar Abiyev.

The Defense Ministry told Trend that they discussed the successful military cooperation between Azerbaijan and the United States along with the development of ties in different fields.

Rubin said that it is in the United States’ interest to protect “Azerbaijan’s territorial integrity to establish peace in the region.”

Rubin said that the United States recognizes that Azerbaijani territories are occupied while the Azerbaijani Defense Minister said that Armenia is continuing their aggressive policy and “that protraction of the peaceful settlement creates favorable conditions to resume the war in the region.”

Montenegro

New Europe reports that NATO has announced that it will continue its support of Montenegro’s defense reforms, along with their intention to join NATO.

On January 17, Commandant of Strategic Operations Command Admiral James Stavridis and the Montenegrin Chief of Joint Staff Admiral Dragan Samardzic met in Brussels to discuss what is in store for Montenegro’s defense.

Stavridis highlighted the Montenegrin efforts to join NATO along with their advancements in their defense systems and NATO’s commitment to help them in these efforts.

Also emphasized was the participation of Montenegrin troops in the NATO ISAF operation in Afghanistan, which Montenegro appears to be a part of for the long haul as Samardzic presented Stavridis with future plans for their participation in the ISAF operation and other plans to integrate Montenegro in Euroatlantic structures.

India

India is playing a large role in this global growth of the U.S.-NATO Empire with a strategic location, immense land mass and large population, it is the perfect ally for the West to use to extend their hegemony over the region.

India is part of the growing multilateral relationship between the United States, Australia, Japan and India – which, like all of the other alliances emerging now – acts to encircle and isolate both Russia and China.

Now the United States is trying to work with India to expand the missile shield which is currently dominating Europe and making the Russians quite concerned.

This comes just weeks after the United States offered to sell the fifth generation F-35 fighter jets to India.

Deputy Assistant Secretary of Defense Robert Scher characterized the Indian-American defense ties as not only valuable but critical for the security and stability of the region and the world at large.

Scher emphasized that the United States “is and will be a dependable weapons supplier to India.”

The United States is also dependably turning a blind eye to the Indian nuclear program along with the trade of natural uranium from Australia to India – allowing India to devote their more locally obtained uranium to their nuclear weapons program.

Scher said that Washington is awaiting a response from India while saying that they had already been involved in discussions surrounding the missile shield project.

Russia

Obviously Russia is not part of the global growth of NATO but instead represents one of the most vocal and powerful opponents to said growth and thus plays a large part in this equation.

Dmitry Rogozin, the Vice-Premier of Russia, said in an interview with the Ekho Moskvy radio station that the new U.S.-NATO missile defense system includes around one thousand missiles.

Rogozin stated that this number is near the threshold established by the START-3 treaty, which was signed on April 8, 2010.

Russian President Medvedev has also warned that Russia very well might back out of the START agreement entirely if the United States continues down this path with no regard for Russia’s legitimate concerns.

This dovetails with Rogozin’s statement that the actions of the United States, NATO and allied states could bring about a new arms race.

Rogozin said that the United States is pressuring allies in Europe to obtain warships which are outfitted with Aegis missile interception systems.

He also pointed out that there is no guarantee that the United States will stop developing the missile defense system after the set date of 2020.

I can understand his concerns, especially since there is not so much as a guarantee that the United States will not target Russia, Russian interests or Russian allies with the so-called defense system.

South China Sea

The South China Sea is one of the focal points of this cold war between the West and China with the United States and NATO increasingly trying to draw in allies in the region in order to further isolate China.

Obviously the United States does not side with China in the dispute and some previous actions on the part of the United States have made me wonder if this is all an attempt to goad China into attacking.

China has repeatedly told the United States that no country without a direct interest in the South China Sea dispute should be meddling in the issue, but the United States has taken no heed whatsoever.

A recent conference in Beijing was held between senior officials from China and ASEAN member nations in which they discussed the problems surrounding the implementation of the Declaration of Conduct (DOC) and the nations were actually able to come to an agreement on some key issues.

Meanwhile, a conference in Washington was held by the Center for a New American Security, coinciding with the release of their report, “Cooperation from Strength: The United States, China and the South China Sea.”

According to China’s Global Times, the Beijing meeting “sent a signal that countries directly concerned with regional disputes want peace,” while the Washington conference’s signal “was mixed with some hostility.”

They likely take this position because the CNAS study argues that the South China Sea is a geopolitical epicenter which will determine whether the United States can hold on to a dominant role in the Asia-Pacific region, which is precisely what the Pentagon’s new strategy intends to do.

During the conference, the United States’ Chief of Naval Operations, Jonathan Greenert, said that certain aspects of the report would be integrated into military planning; adding that he believes the United States Navy can hold a predominant influence in the West Pacific.

The CNAS study advised that the United States lead a multilateral security mechanism which is aimed at countering China’s growing power and influence in the Asia-Pacific region.

This is precisely what is happening, as I outlined in part one of this series.

The new multilateral alliance would include Japan, South Korea, the Philippines and Australia, which is exactly what is happening as I write this.

Interestingly, the Global Times writes, “the US cannot force others to recognize them as the leader. It no longer has the power to play such an important role, nor do countries in the region need Uncle Sam’s care. Any strategic attempt to form an alliance against China would be against the will of the countries in the region, and the last thing those countries want to do is pick a side between the US and China.”

Indeed I find this to be a very pertinent point as many nations are being pulled both ways between a waning power (the United States) and rising powers (Russia and China).

It will be interesting to see if the United States can hold on to the influence they have in the Asia-Pacific region or expand their power as the Pentagon is hoping to do.

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