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  • Troppo tardi per Tripoli? (ITA-ENG)

[feb. 2012] di Gamal Nkrumah (trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks)

La Libia, il paese con più ricchezza pro capite dell’Africa e il più grande produttore di petrolio del continente, non è purtroppo in grado di costruire una rete di sicurezza più forte per i suoi cittadini e permettere l’aumento dei salari.
Il paese è in un caos economico, in un disperato bisogno di ricostruzione e di riabilitazione, dopo una debilitante guerra civile che è durata per buona parte del 2011.

Finora la Libia è esangue e le sue sofferenze stanno attirando l’attenzione ostile delle istituzioni di Bretton Woods. I segni di un recupero non sono incoraggianti.
La nuova cricca dirigente della Libia ha molto più da fare per vincere la sfida ancora più grande di ri-bilanciare la sua economia dipendente dal petrolio. Prima iniziano meglio è.

L’instabilità politica e la mancanza di sicurezza in vaste aree di un paese che si estende in maniera irregolare complica ulteriormente le cose.

Fresco di annuncio, sabato scorso, circa la bozza definitiva della legge elettorale, il dirigente libico del Consiglio Nazionale di Transizione (NTC) ha prontamente dichiarato che non sarebbero stati riservati posti per le donne nel nuovo parlamento del paese. La legge elettorale è stata progettata per formare il Congresso Nazionale Generale – la prima assemblea costituente della Libia dopo la caduta del defunto leader libico Muammar Gheddafi.
Gruppi per i diritti delle donne avevano a lungo protestato contro la legge, dicendo che era sprezzante e quindi discriminante nei confronti delle donne, ma gli osservatori politici sospettano che la decisione sia stata dovuta in larga misura alle pressioni del più grande e più influente gruppo politico della Libia post-Gheddafi – i Fratelli Musulmani.

Il CNT ha approvato la legge elettorale. La nuova legge ha abbandonato il dieci per cento delle quote per le donne“, ha spiegato un membro del CNT, Mukhtar Abdel-Jaddal. “La Fratellanza Musulmana è l’unico gruppo politico che è in grado di raggiungere la maggioranza alle prossime elezioni“, ha ammesso un altro membro del CNT, Fathi Baja.

[Delle persone, recando striscioni, chiedono che il Consiglio Nazionale di Transizione libico applichi la legge islamica della sharia nel paese e dichiari l’Islam religione di stato. Sulla destra la bandiera nera dell’Emirato Islamico.]

Nel frattempo, i manifestanti hanno preso d’assalto gli uffici del CNT a Bengasi, la seconda città della Libia e il luogo di nascita della rivolta che alla fine ha portato all’uccisione di Gheddafi e alla termine dei suoi 42 anni di governo dal pugno di ferro. I partiti politici sono stati vietati in base al sistema socialista di Gheddafi, la “Jamahiriya”, nella quale assemblee popolari teoricamente governavano il paese.

Manifestanti anti-CNT a Bengasi hanno lanciato granate artigianali sui terreni del compound, sede del CNT a Bengasi e hanno chiesto le dimissioni di tutti i membri del CNT con la notevole eccezione del capo del CNT, Mustafa Abdel-Jalil.

Il CNT, lunedì, ha respinto le dimissioni del numero due alla guida del Consiglio, Abdel-Hafez Ghoga, che si era offerto di rassegnarle il 22 gennaio, dopo che i manifestanti avevano scelto di punirlo. Ghoga era stato il segretario del sindacato degli avvocati sotto Gheddafi e i manifestanti sospettavano che fosse ancora segretamente fedele ai collaboratori del regime di Gheddafi, un’accusa che Ghoga ha negato con veemenza.

Tanto più a lungo continua lo stallo politico in Libia, tanto più allarmanti sono i segni che il paese sarà inevitabilmente coinvolto in una guerra civile.

I nuovi leaders della Libia, il CNT, comunque sia, prendono tempo. I manifestanti sono arrabbiati che la ricostruzione sia appena cominciata. Essi sottolineano che il CNT dovrebbe usare questo intervallo per iniziare le riforme strutturali di cui l’economia libica ha un disperato bisogno.

Vittime della devastante guerra civile che ha portato alla fine politica di Gheddafi, sono già scontenti e sfogano la loro frustrazione sul CNT, ampiamente considerato come incompetente. La Libia ha solo tre centri di riabilitazione per veterani di guerra.

Ci si potrebbe aspettare che questo inverno di crescente malcontento sia motivo di preoccupazione per il CNT. In realtà, la sentenza del Consiglio fa quadrato anche se il paese è allo sbando. Le autorità si congratulano con se stesse per aver liberato il paese da Gheddafi e dai suoi seguacii. Tuttavia, le celebrazioni dovrebbero essere frenate. Fino a che punto le azioni del CNT vanno verso il soddisfacimento dei bisogni dei libici comuni e, in particolare, delle richieste dei furiosi manifestanti?

L’aumento dei prezzi internazionali del petrolio fornisce una protezione per i programmi di assistenza sociale del governo libico, originariamente attuati dal regime di Gheddafi. Eppure, non tutto ciò che accade è gradito al CNT.
Gli studenti dell’Università di Tarhouna hanno issato la bandiera verde di Gheddafi e hanno scandito slogan inneggianti il leader libico, lamentando lo smantellamento del sistema di assistenza sociale da lui fondato.

Dal tardivo momento in cui ha riconosciuto la necessità di agire, il CNT si è svegliato davanti alla verità lapalissiana che il benessere di Gheddafi: sanità, istruzione e assistenza sociale, era di fondamentale importanza per molti libici.
I sostenitori dell’ora finito sistema di governo di Gheddafi hanno invaso la città di Bani Walid, una delle ultime roccaforti del colonnello a cadere nelle mani dei suoi avversari. Hanno tenuto la città per tre giorni, fino a quando non è stata riconquistata dalle truppe fedeli al CNT.

Nel frattempo, a Sirte, nel luogo di nascita di Gheddafi, i fedelissimi del colonnello assassinavano il comandante militare del CNT, Jamal Al-Sherif. Si sospetta che i membri della Resistenza Verde, sempre più potente, ex militari di Gheddafi, stiano prendendo di mira funzionari di alto profilo del CNT e comandanti militari in una campagna di vendetta contro coloro che hanno ucciso Gheddafi. La Resistenza verde sembra essere attiva in varie parti del paese che si distendono nel deserto. Tribù, come i Tuareg del sud della Libia, in particolare, sono stati istigati dalla Resistenza Verde a sollevarsi in armi contro il CNT e contro coloro che hanno collaborato con le forze NATO, durante l’aggressione dello scorso anno contro la Libia.

E’ in questo scenario tumultuoso che il CNT ha annunciato che sta per rivedere l’intero corpo diplomatico della Libia. Coloro che sono sospettati di essere fedeli al regime di Gheddafi saranno sollevati dai loro incarichi. Il CNT ha inoltre dichiarato che avrebbe nominato una nuova lista di ambasciatori della Libia all’estero.

Eppure i problemi restano. La Banca Centrale Libica (CBL) è sempre più sotto pressione da parte del Fondo Monetario Internazionale (FMI) perchè acceleri le sue riforme.

Il governo [del CNT] può permettersi di finanziare l’elevata spesa corrente nel breve termine“, ha concluso il rapporto di una recente missione del FMI in Libia.
Il rapporto ha anche osservato che “nonostante la rimozione delle sanzioni delle Nazioni Unite sulla Banca Centrale Libica, la situazione finanziaria del settore pubblico rimane precaria“.

Lo sblocco di 150 miliardi di dollari di asset del regime di Gheddafi, congelati durante l’aggressione della NATO contro la Libia, non è stato ben utilizzato e i libici comuni stanno diventando sempre più impazienti ed agitati.
L’iniziale sospiro di sollievo del CNT, per il fatto che Gheddafi era morto, si è ora trasformato in un grido di disperazione. I libici attendono ora con ansia la crisi indotta dal pacchetto di stimolo fiscale del CNT. Anche la graduale diminuzione delle misure regolari di incentivo di Gheddafi ha contribuito all’instabilità politica del paese.

L’aumento dei prezzi internazionali del petrolio fornisce una protezione per i programmi di assistenza sociale del governo libico, originariamente attuati dal regime di Gheddafi. La Resistenza Verde ricorda ai libici i tempi d’oro del regime di Gheddafi.

Per mitigare il rischio di una insurrezione generale, il CNT si sta ora concentrando su come accelerare il passo della democrazia multipartitica di stile occidentale. Tuttavia, alcuni gruppi politici sono pronti a lanciare partiti politici a pieno titolo.

Tuttavia il CNT deve ascoltare il popolo libico. Il malcontento continua a succhiare gran parte delle energie produttive del paese. La stella della Resistenza Verde è in ascesa. In parte in risposta a tali sviluppi, il CNT sta combinando misure che sembrano contraddirsi a vicenda. Non c’è da meravigliarsi di sentire che qualcosa non va per il verso giusto nella Libia del post-Gheddafi

http://weekly.ahram.org.eg/2012/1083/re8.htm

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  • Too late for Tripoli?

[Feb. 2012] by Gamal Nkrumah

Libya, Africa’s wealthiest country per capita, and the continent’s largest oil producer, is sadly unable to build a stronger safety net for its own citizens and allow wages to rise. The country is in an economic mess, desperately in need of reconstruction and rehabilitation after a debilitating civil war that lasted for much of 2011.

Yet, Libya is anaemic and its agonies have been attracting the hostile attention of the Bretton Woods institutions. The evidence of recovery is not encouraging. The new Libyan ruling clique has much more to do in order to meet the even greater challenge of re-balancing its oil-dependent economy. The sooner they start the better.

Political instability and the lack of security in vast stretches of the sprawling country further complicate matters.

Fresh from announcing last Saturday that the final draft of the electoral law, Libya’s ruling National Transitional Council (NTC) promptly declared that no seats would be reserved for women in the country’s new parliament. The electoral law is designed to form the General National Congress — Libya’s first constituent assembly since the fall of the late Libyan leader Muammar Gaddafi.

Women’s rights groups had long protested against the law saying that it is condescending and thus discriminates against women, but political observers suspect that the decision was due in large measure to pressure from Libya’s largest and most influential post-Gaddafi political group — the Muslim Brotherhood.

“The NTC adopted the electoral law. The new law has abandoned the ten per cent quota for women,” explained NTC member Mukhtar Abdel-Jaddal. “The Muslim Brotherhood is the only political group that can have a majority in the next election,” conceded another NTC member Fathi Baja.

Meanwhile, protesters stormed the NTC offices in Benghazi, Libya’s second city and the birthplace of the uprising that ultimately led to the killing of Gaddafi and the end of his 42 year iron-fisted rule. Political parties were banned under Gaddafi’s socialist system of “Jamahiriya” where popular assemblies theoretically governed the country.

The anti-NTC protesters in Benghazi threw homemade hand grenades on the grounds of the NTC headquarters compound in Benghazi and demanded that all members of the NTC with the notable exception of the NTC head Mustafa Abdel-Jalil resign.

The NTC on Monday rejected the resignation of the ruling council’s number two man Abdel-Hafez Ghoga who had offered to resign on 22 January after protesters singled him out for retribution. Ghoga had been the secretary of the solicitors’ syndicate under Gaddafi and protesters suspected that he was still secretly loyal to the Gaddafi regime’s collaborators, a charge Ghoga vehemently denies.

The longer Libya’s political deadlock continues, the more disturbing are the signs that the country will inevitably be embroiled in a bitter civil war.

Libya’s new leaders, the NTC, will however, buy time. Protesters are angry that reconstruction has hardly begun. They insist that the NTC should use this hiatus to begin the structural reforms the Libyan economy desperately needs.

Victims of the devastating civil war that led to Gaddafi’s political demise are already disgruntled and are venting their frustration on the NTC, widely viewed as incompetent. Libya has only three rehabilitation centres for the war veterans.

One might expect that this winter of growing discontent to be a cause of concern for the NTC. In reality, the ruling Council is closing ranks even as the country is in disarray. The authorities congratulate themselves for ridding the country of Gaddafi and his henchmen. However, celebrations should be tempered. How far do the NTC’s actions go towards meeting the needs of ordinary Libyans and in particular the demands of the furious protesters?

Higher international oil prices provide a cushion for the Libyan government’s social welfare programmes initially implemented by the Gaddafi regime. Yet not everything is unfolding to the NTC’s satisfaction. Students at the University of Tarhouna hoisted Gaddafi’s green flag and chanted slogans eulogising the late Libyan leader and lamenting the dismantling of the social welfare system he founded.

Since belatedly accepting the need to act, the NTC has awoken to the truism that Gaddafi’s health, education and social welfare system were of pivotal importance to many Libyans. Supporters of Gaddafi’s now defunct system of government overran the city of Bani Walid, one of the last strongholds of Gaddafi to fall into the hands of his adversaries. They held the city for three days until it was recaptured by troops loyal to the NTC.

Meanwhile, in Gaddafi’s own birthplace of Sirte, Gaddafi loyalists assassinated the NTC military commander Jamal Al-Sherif. It is suspected that members of the increasingly powerful Green Resistance, formerly Gaddafi’s army, is targeting high-profile NTC officials and military commanders in a campaign of vengeance against those who killed Gaddafi. The Green Resistance appears to be active in various parts of the sprawling desert country. Tribes such as the Tuareg of southern Libya in particular are being instigated by the Green Resistance to rise up in arms against the NTC and those who collaborated with NATO forces during last year’s aggression against Libya.

It is against this tumultuous backdrop that the NTC announced that it is to reassess the entire diplomatic corps of Libya. Those suspected of being loyal to Gaddafi’s regime will be relieved of their posts. The NTC also stated that it would name a new list of ambassadors of Libya abroad.

Yet problems remain. The Central Bank of Libya (CBL) is coming under increasing pressure from the International Monetary Fund (IMF) to hasten its reforms.

“The [NTC] government can afford to finance elevated current spending in the short-term,” a recent IMF mission to Libya report concluded. The report also noted that “despite the removal of UN sanctions on the CBL, the public sector’s financial situation remains precarious”.

The release of $150 billion in Gaddafi regime assets frozen during the NATO aggression against Libya has not been put to good use and ordinary Libyans are becoming increasingly impatient and agitated. The NTC’s initial sigh of relief that Gaddafi was dead has now metamorphosed into a cry of despair. Libyans are now eagerly awaiting a crisis-induced fiscal stimulus package by the NTC. The wearing-off of Gaddafi’s regular stimulus measures has also contributed to the country’s political instability.

Higher international oil prices provide a cushion for the Libyan government’s social welfare programmes initially implemented by the Gaddafi regime. The Green Resistance is reminding Libyans of the golden days of the Gaddafi regime.

To mitigate the risk of a general insurrection, the NTC is now focussing on accelerating the pace of Western-style multi-party democracy. However, few political groups are prepared to launch fully-fledged political parties.

Yet the NTC must listen to the Libyan people. Disgruntlement continues to suck up much of the country’s productive energy. The Green Resistance’s star is rising. Partly in response to such developments, the NTC is combining measures that seem to contradict each other. Small wonder something feels not quite right in the post-Gaddafi Libya.

http://weekly.ahram.org.eg/2012/1083/re8.htm

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