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  • Voi siete gente libera, che diffonde la libertà (ITA-ENG)

di Roxanne Dunbar-Ortiz  (trad. di Leslie Reggio per GilGuySparks)

Discorso alla Manifestazione di Occupy Oakland del 28 Gennaio 2012

Questa Terra! Non la sentite?
Non vi fa venir voglia di uscire e di sollevare dolcemente dalle loro tombe gli indiani morti, di rubar loro – come se dovesse essere avvinghiata ai loro corpi – un po’ di autenticità …

Queste sono le parole del poeta William Carlos Williams. Siamo qui oggi sulla terra degli Ohloni, e rendiamo onore a questo suolo in cui sono sepolti i loro antenati e i discendenti del genocidio continuano la loro lotta.

Sotto quel pezzo di terra chiamato Stati Uniti d’America (“Dalla California all’isola di New York; Dalla foresta di legno rosso alle acque della Corrente del Golfo, questa terra non è né vostra né mia”) sono sepolte le ossa, i villaggi, i campi, e sacri oggetti degli Indiani, i cui discendenti viventi dei sopravvissuti chiedono a gran voce che i sepolti vengano ascoltati, che la loro versione di ciò che è accaduto venga raccontata. Essi sono davvero i non-morti e conservano la memoria di come gli Stati Uniti d’America furono fondati e di come sono divenuti ciò che sono oggi, dopo aver reso il mondo intero “Terra Indiana”.

Non sarebbe dovuto accadere che le grandi civiltà dell’emisfero occidentale, la quintessenza dell’emisfero occidentale venisse vandalizzato, il progresso dell’umanità interrotto e indirizzato sulla strada dell’avidità e della distruzione. Sono state fatte delle scelte che hanno dato forma a quel percorso di distruzione della stessa vita, il momento in cui noi viviamo ora, e moriamo. Non è più una questione di scelta conoscere questa storia, quanto piuttosto una condizione per la sopravvivenza. Il suo nome è capitalismo; il suo metodo è colonialismo e imperialismo.

Quindi, come facciamo a distruggere questo male che è il capitalismo, che ha trovato il suo fulcro in quelli che ora si chiamano Stati Uniti? Io credo che la nascita dell’Industrial Workers of the World, lo IWW o Wobblies, all’inizio del secolo scorso, nel 1905, ci abbia fornito un percorso che è delineato nel Preambolo alla loro costituzione.

La classe operaia e la classe padronale non hanno nulla in comune. Non ci può essere pace finché la fame e il bisogno albergano fra milioni di lavoratori e i pochi, che compongono la classe padronale, si prendono tutte le cose belle della vita.

Fra queste due classi la lotta deve continuare finché i lavoratori del mondo si siano organizzati come classe, si impossessino dei mezzi di produzione, aboliscano il sistema salariale e vivano in armonia con la Terra.

Troviamo che il progressivo accentramento del controllo del sistema industriale metta in difficoltà i sindacati che si trovano a dover fronteggiare il potere crescente della classe padronale. I sindacati incoraggiano situazioni che permettono di porre gruppi di lavoratori contro altri gruppi di lavoratori dello stesso settore industriale, contribuendo così alla loro reciproca sconfitta nella guerra dei salari. Per di più i sindacati aiutano i padroni a far credere ai lavoratori che la classe operaia abbia interessi in comune coi propri datori di lavoro.

Queste condizioni possono essere cambiate e l’interesse della classe operaia tutelato esclusivamente da un’organizzazione strutturata in modo tale che tutti i suoi membri in una data industria, o in tutte le industrie se necessario, sospendano il lavoro quando uno sciopero o una serrata sia in atto in uno qualunque dei suoi reparti, rendendo così il danno subìto da qualcuno un danno subìto da tutti.

Al posto del motto conservatore, “Un’onesta paga per la giornata per un’onesta giornata di lavoro”, dobbiamo scrivere sulla nostra bandiera la rivoluzionaria parola d’ordine, “Abolizione del sistema del lavoro salariato”.

E’ la missione storica della classe operaia abolire il capitalismo. L’esercito della produzione deve essere organizzato, non solo per la lotta quotidiana con i capitalisti, ma anche per portare avanti la produzione quando il capitalismo sarà stato rovesciato. Organizzandoci industrialmente stiamo formando la struttura della nuova società all’interno del guscio di quella vecchia.

Io credo che quelle parole esprimano lo spirito del movimento Occupy, in particolare Occupy Oakland.
Voglio leggere un breve brano che ho scritto alcuni anni fa. Credo che vi renderete conto del perché il movimento Occupy fa cantare il mio cuore. Perché riconoscere l’esistenza dell’uno per cento come nemico sia la porta d’ingresso nel futuro, se un futuro ci sarà. Si chiama “Odiare i Ricchi”.

“I ricchi non sono come te e me”, scrisse F. Scott Fitzgerald. Predicatori cristiani intonano: “I poveri saranno sempre con noi, quindi sii caritatevole.” “Siate realisti e accettatelo, gli esseri umani sono egoisti per natura,” ci viene detto. “Fate l’elemosina e assistete i poveri, tassate i ricchi, ma permettete loro di rimanere ricchi” “Create fondazioni private per evitare le tasse.” “Fa il trust baby (figli di famiglia benestante titolari di fondo fiduciario, ndr) responsabile e dà.” Avete già sentito tutto questo, e magari sotto sotto ci credete pure. Ma è una mentalità nociva.

Consiglio un modo per acuire la nostra consapevolezza: imparare a odiare i ricchi. Odio, sì. Potete abbellire l’espressione e chiamarla collera. Ma quello di odio è un concetto sottovalutato. Tutti lo fanno, ma nessuno lo vuole ammettere, e spesso odiano la persona sbagliata, spesso odiano se stessi. L’odio è il contrario dell’amore. Amate i ricchi? Vi piacciono i ricchi? Se è no, allora forse potete imparare a odiare i ricchi.

Non voglio dire facciamo vergognare i ricchi per ricavare denaro dal loro senso di colpa, metodo sempre usato dalla sinistra e dalle associazioni no-profit. Intendo NON accettare denaro dai ricchi, isolare i ricchi, non permettere che si sgravino la coscienza regalando denaro e, con l’occasione, ottenendo pure enormi sgravi fiscali. Costringeteli a costruire alti muri attorno alle loro proprietà e sedi societarie come fanno in America Latina. Imprigionateli. Come si permettono di poter avere finestre con vetri sulle loro sedi societarie e sui loro palazzi!

Ci trattengono e ci sminuiscono dicendoci che odiare ci fa male, fa male a tutti, che tutti facciamo parte della famiglia umana. Che possiamo odiare le azioni di una persona ma non la persona stessa. Che possiamo odiare la ricchezza o il capitalismo ma non i ricchi. Si tratta di una logica assurda che ci porta a odiare noi stessi e a colpevolizzarci perché non siamo ricchi e potenti. E che comunque non è coerente; va bene odiare lo schiavismo e i proprietari di schiavi, il fascismo e Hitler, ecc. Perché non odiare i ricchi, l’individuo ricco, non un concetto astratto, come una società?

Ah, ma chi sono i ricchi? Dobbiamo fare attenzione su questo, vivendo in un paese che non riconosce la suddivisione in classi, e quello di classe è un concetto poco analizzato. Parlare di classi divide, si dice. Non basta considerare il reddito per identificare i ricchi. Nell’odiare i ricchi è essenziale inquadrare correttamente il nemico, e non un suo rappresentante, come la polizia o i politici. Un reddito elevato può sicuramente gonfiare l’ego delle persone, e la maggior parte degli statunitensi a reddito fisso, o autonomo, elevato, ottenuto grazie alla contingenza di un buon sindacato o di un titolo professionale non si rendono conto di non essere ricchi.

Nei sondaggi la maggioranza della popolazione statunitense dichiara di appartenere al venti percento di maggior reddito, e non è vero. Un gran numero di cittadini statunitensi non vuole tassare di più i ricchi e non odia i ricchi, perché pensano che un giorno diventeranno ricchi pure loro. Non lo diventeranno. E’ una menzogna insidiosa; sono prigionieri della democrazia. I ricchi non possiedono solo una casa ipotecata e un’automobile, una barca o una baita nei boschi o anche una casetta al mare; piuttosto possiedono TE, NOI; possiedono il governo, la polizia, lo stato. E non è una novità, il capitalismo è sempre stato così. Solo perché ci stiamo svegliando solo ora non significa che la situazione fosse migliore in passato.

Nemmeno le stelle dello spettacolo e dello sport che sguazzano nel denaro e nel lusso sono i ricchi; essi sicuramente meritano disprezzo e disgusto, ma non odio. Non cercate capri espiatori – gli ebrei, Oprah, Martha Stewart. L’odio dovrebbe essere riservato a quelli che ci possiedono, cioè, quelli che possiedono le banche, le compagnie petrolifere, l’industria bellica, le terre (per l’agricoltura industriale), le università private e le prep schools (scuole private preparatorie per il college privato ndr), e quelli che possiedono le fondazioni che finanziano meritori progetti per i poveri e a favore di istituzioni pubbliche – il loro teatro dell’opera, il loro balletto, la loro orchestra, a cui ci è permesso assistere a caro prezzo dopo la prima.

Mio fratello maggiore, che come me è cresciuto povero in canna nell’Oklahoma rurale, figli di mezzadri, rifiuta le mie argomentazioni sostenendo che nessun povero gli ha mai dato un lavoro. Non c’è altro da dire. I ricchi possiedono lui, e noi.

In ogni discussione sulle religioni – le religioni giudaico-cristiane-musulmane, ma specialmente sul cristianesimo, la religione del capitalismo – raramente emerge che il livellamento delle classi – i ricchi e i poveri sono uguali agli occhi di dio –  sia una bugia consolatoria. Quale utile ideologia per i ricchi! Lo stesso vale per la democrazia USA con le sue “pari opportunità” e le sue “parità di condizioni,” tesi assurde nell’ambito del capitalismo, ma che sono care a molti.

Perché tacciamo su tutto ciò, e brontoliamo per l’aumento della forbice fiscale, alla ricerca di un modo per ridurla? Ci aspettiamo per caso che i ricchi diano ai poveri i mezzi per rovesciarli come per poco non accadde a seguito delle lotte operaie degli anni 30 o del Movimento per i Diritti Civili e la Guerra alla Povertà? Non commetterà più quell’errore la classe dominante. Non sto dicendo che non dobbiamo guardare alla forbice fiscale come prova di uno dei crimini dei ricchi, ma non illudiamoci che i ricchi rinunceranno alla proprietà su di noi. Quindi smettiamola di desiderare il ritorno del New Deal o di un salvatore benestante come molti ritengono sia stato Franklin Roosevelt. Mio padre, mezzadro dell’Oklahoma, figlio di un Wobbly, mi insegnava che Roosevelt aveva soccorso i ricchi e salvato il capitalismo, e aveva ragione.

L’odio appassionato, organizzato è l’elemento che manca a tutto ciò che facciamo per tentare di cambiare il mondo. Questo è il momento di diffondere l’odio, l’avversione per i ricchi.

Ecco, questo è ciò che ho scritto, ed eccoci ad alcuni mesi dall’inizio del movimento del 99 percento contro l’uno per cento. Voi siete la gente e il movimento che aspettavamo. L’altra faccia del coltivare un freddo rancore per l’1 percento, i ricchi, è l’amore per la gente, per il 99 percento, per noi stessi, cosicché le discussioni e le critiche siano amorevoli e compassionevoli e prevalga la comprensione reciproca. Le due facce sono totalmente connesse e inseparabili – odio per i ricchi, amore per il popolo. Abbiamo davanti un lungo, difficile percorso.


Voglio concludere citando il mio mito, Lucy Parsons, moglie e vedova del martire di Haymarket, Albert Parsons, e militante essa stessa del movimento dei lavoratori. Durante un discorso nel 1905, alla costituzione dell’Industrial Workers of the World, Lucy Parsons disse:

 La mia idea dello sciopero del futuro non è scioperare e uscire e morire di fame, ma scioperare e rimanere dentro e prendere possesso delle strutture di base della produzione. Pensate forse che i capitalisti vi permetteranno di spossessarli dei loro beni attraverso il voto? Voi forse sì, ma io non ci credo… Ciò significa una rivoluzione che consegnerà tutto… ai produttori di ricchezza… Quando la vostra nuova organizzazione economica dichiarerà come fratelli e sorelle che voi siete determinati a possedere tali beni, allora nessun esercito sarà abbastanza grande per sopraffarvi, perché voi stessi siete l’esercito.


In un’altra occasione, Lucy Parsons, lei stessa un’afro-americana, consigliò ad una comunità di Jim Crow, Mississippi, di replicare ai massacri dei supremazisti nei confronti dei loro amici e delle loro famiglie con:

Voi non siete assolutamente indifesi. Perché la torcia dell’incendiario, che si dice indichi agli assassini e ai tiranni quella linea di pericolo, oltre alla quale non possono avventurarsi impunemente, non vi può essere strappata dalle mani.

Lucy Parsons ha acceso un fiammifero e lo ha portato in alto come simbolo di libertà. Può darsi che non dobbiate usarlo, ma abbiamo il potere e il diritto di farlo. Voi siete gente libera,  che diffonde la libertà.

Roxanne Dunbar-Ortiz è una femminista e una storica. 
Il suo sito Web è <www.reddirtsite.com>.

http://mrzine.monthlyreview.org/2012/do310112.html

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  • You Are Free People, Spreading Freedom

by Roxanne Dunbar-Ortiz

Speech at the Occupy Oakland Rally, 28 January 2012

This Land!  Don’t you feel it?  Doesn’t it make you want to go out and lift dead Indians tenderly from their graves, to steal from them — as if it must be clinging to their corpses — some authenticity. . .

Those are the words of poet William Carlos Williams.  We stand here today on the land of the Ohlone, and honor this earth in which their ancestors are buried and the descendants of genocide continue their struggle.

Under the crust of the earth that is called the United States of America  (“From California to the New York island; From the red wood forest to the Gulf Stream waters, this land. . .”) are interred the bones, villages, fields, and sacred items of Indians, whose living descendents of the survivors cry out for the interred to be heard, for their story of what happened to be told.  They are truly the undead and carry the memories of how the United States of America was founded and how it came to be as it is today, having made the whole world “Indian Country.”

It should not have happened that the great civilizations of the western hemisphere, the very evidence of the western hemisphere, would be wantonly destroyed, the progress of humanity interrupted and on the path of greed and destruction.  Choices were made that forged that path of destruction of life itself, the moment in which we now live, and die.  It is no longer a choice to know this history, rather a requirement for survival.  Its name is capitalism; its method is colonialism and imperialism.

So, how do we destroy this evil that is capitalism, which found its center in what is now called the United States?  I think the founding of the Industrial Workers of the World, the IWW or Wobblies, at the beginning of the last century, in 1905, gave us a road map that is expressed in the Preamble to their constitution.

The working class and the employing class have nothing in common.  There can be no peace so long as hunger and want are found among millions of the working people and the few, who make up the employing class, have all the good things of life.

Between these two classes a struggle must go on until the workers of the world organize as a class, take possession of the means of production, abolish the wage system, and live in harmony with the Earth.

We find that the centering of the management of industries into fewer and fewer hands makes the trade unions unable to cope with the ever growing power of the employing class.  The trade unions foster a state of affairs which allows one set of workers to be pitted against another set of workers in the same industry, thereby helping defeat one another in wage wars.  Moreover, the trade unions aid the employing class to mislead the workers into the belief that the working class have interests in common with their employers.

These conditions can be changed and the interest of the working class upheld only by an organization formed in such a way that all its members in any one industry, or in all industries if necessary, cease work whenever a strike or lockout is on in any department thereof, thus making an injury to one an injury to all.

Instead of the conservative motto, “A fair day’s wage for a fair day’s work,” we must inscribe on our banner the revolutionary watchword, “Abolition of the wage system.”

It is the historic mission of the working class to do away with capitalism.  The army of production must be organized, not only for everyday struggle with capitalists, but also to carry on production when capitalism shall have been overthrown.  By organizing industrially we are forming the structure of the new society within the shell of the old.

I think those words expresses the spirit of the Occupy movement, particularly Occupy Oakland.

I want to read a short piece I wrote a few years ago.  I think you’ll see why the Occupy movement makes my heart sing.  Why recognizing the existence of the one percent as the enemy is the doorway to the future, if there is to be a future.  It’s called “Hating the Rich.”

“The rich are not like you and me,” wrote F. Scott Fitzgerald.  Christian preachers intone: “The poor will always be with us, so be charitable.”  “Get real and accept it, humans by nature are selfish,” we are told.  “Give alms and aid to the poor, tax the rich, but let them stay rich.”  “Establish private foundations to avoid the taxes.  “Be a responsible trust baby and give.”  You’ve heard it all, and maybe even believe it in your heart.  But, it’s toxic thinking.

I have a suggestion for clarifying our consciousness: learn to hate the rich.  Hate, yes.  You can dress up the language and call it rage.  But, hate is a concept underrated.  Everyone does it, but no one wants to admit it, usually hating the wrong person, often hating oneself.  Hate is the opposite of love.  Do you love the rich?  Like the rich?  If not, then maybe you can learn to hate the rich.

I don’t mean shame the rich in order to get money out of their guilt, as has been a long practice on the left and among non-profits.  I mean NOT taking money from the rich, isolate the rich, don’t allow them to soothe their consciences by giving money and getting huge tax breaks in the process.  Force them to build tall walls around their estates and corporate headquarters as the people force the rich to do in Latin America.  Imprison them.  How dare they be allowed to have plate glass windows on their corporate headquarters and mansions!

We are held back and diminished by the claim that hating is bad for us, bad for everyone, that we are all a part of the human family.  You can hate a person’s action but not hate the person.  You can hate wealth or capitalism but not the rich.  It’s an absurd logic that keeps us hating and blaming ourselves for not being rich and powerful.  Anyway, it’s not consistent; it’s all right to hate slavery and slaveowners, fascism and Hitler, etc.  Why not hate the rich, the individual rich, not an abstract concept, such as a corporation?

Ah, but who are the rich?  We have to be careful about that, living in a country that does not admit to class stratification, and class is subject to little analysis.  Talking about class is divisive, it is said.  Identifying the rich is not only a matter of income.  It is essential in hating the rich to target the enemy and not some front for the enemy, such as the police or politicians.  High income can certainly make people full of themselves, and most US citizens who live on high fixed or hourly incomes due to circumstances of a good trade union or a professional degree have no idea that they aren’t rich.

In polls the majority of the US population say they are in the top fifth of the income bracket, and they aren’t.  A majority of US citizens don’t want to tax the rich more and don’t hate the rich, because they think they themselves will be rich one day.  They won’t.  It’s an insidious lie; they are prisoners of democracy.  The rich own not just a mortgaged house and a car, a boat or a cabin in the woods or a beach house to boot; rather they own YOU, US; they own the government, the police, the state.  And it’s not new, it’s always been the truth of capitalism.  Just because we are just waking up, doesn’t mean things were better in the past.

Even the cash and luxury soaked entertainment and sports stars are not the rich; they certainly deserve contempt and disgust, but not hatred.  Don’t go for scapegoats — Jews, Oprah, Martha Stewart.  Hatred should be reserved for those who own us, that is, those who own the banks, the oil companies, the war industry, the land (for corporate agriculture), the private universities and prep schools, and who own the foundations that dole out worthy projects for the poor and for public institutions — their opera, their ballet, their symphony, that you are allowed to attend for a high price after opening night.

My oldest brother, who like me grew up dirt poor in rural Oklahoma, children of sharecroppers, rebuts my arguments by saying that no poor man ever gave him a job.  That says it all.  The rich own him, and us.

In all the arguments about religions — Judeo-Christian-Muslim religions, but especially Christianity, the religion of capitalism — rarely is it discussed that the leveling of class, rich and poor are the same in god’s sight, is a narcotic lie.  What a handy ideology for the rich!  The same with US democracy with its “equal opportunity” and “level playing fields,” absurd claims under capitalism, but ones held dear by many.

Why are we so silent about this, grumping over the increase in the income gap, trying to figure out how to narrow it?  What do we expect, that the rich will empower the people to overthrow them as they almost did in response to the labor movement in the 1930s or the Civil Rights Movement and the War on Poverty?  Not again will the ruling class make that mistake.  I’m not saying we shouldn’t point to income gap as evidence of the crimes of the rich, but we should not delude ourselves that the rich will give up their ownership of us.  So, we need to stop longing for the return of the New Deal or a wealthy savior such as Franklin Roosevelt who is thought by many to have been.  My Oklahoma sharecropper father, son of a Wobbly, always taught me that Roosevelt had rescued the rich and saved capitalism, and he was right.

Passionate, organized hatred is the element missing in all that we do to try to change the world.  Now is the time to spread hate, hatred for the rich.

So, that was what I wrote, and now here we are a few months into the convergence of the 99 percent against the 1 percent.  You are the people and the movement that we’ve been waiting for.  The other side of cultivating a cold hard hatred for the 1 percent, the rich, is love for the people, for the 99 percent, for ourselves, so that arguments and criticisms might be loving and compassionate, and mutuality will prevail.  The two sides are integrally linked and inseparable — hatred for the rich, love for the people.  We have a long, hard road ahead.

I want to close by quoting my great hero, Lucy Parsons, wife and widow of Haymarket martyr, Albert Parsons, and labor militant in her own right.  Speaking in 1905, at the founding of the Industrial Workers of the World, Lucy Parsons said:

My conception of the strike of the future is not to strike and go out and starve, but to strike and remain in and take possession of the necessary property of production.  Do you think the capitalists will allow you to vote away their property?  You may, but I do not believe it. . .  It means a revolution that shall turn all these things over . . . to the wealth producers. . .  When your new economic organization shall declare as brothers and sisters that you are determined that you possess these things, then there is no army that is large enough to overcome you, for you yourselves constitute the army.

On another occasion, Lucy Parsons, herself an African-American, advised a black community in Jim Crow Mississippi to respond to white supremacist massacres of their friends and families that:

You are not absolutely defenseless.  For the torch of the incendiary, which has been known to show murderers and tyrants the danger line, beyond which they may not venture with impunity, cannot be wrested from you.

Lucy Parsons struck a match and held it up as a symbol of freedom.  You may not have to use it, but we have the power and the right to do so.
You are free people, spreading freedom.


Roxanne Dunbar-Ortiz is a feminist and historian.  Her Web site is <www.reddirtsite.com>.

http://mrzine.monthlyreview.org/2012/do310112.html

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