Tag

, , , ,

[24.02.2012] di Yu Zhixiao      trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks

PECHINO, 24 febbraio (Xinhua) – La Conferenza degli Amici della Siria, della durata due giorni, finalizzata a raccogliere sostegno verso l’opposizione siriana, inizia a Tunisi venerdì, e osservatori esterni staranno a guardare attentamente se intendere concedere un sostegno essenziale, come armi, ai ribelli nella Siria, colpita dai disordini.

A questo punto, va ribadito che armare avventatamente l’opposizione siriana o forzare il cosiddetto cambiamento di regime è una scelta rischiosa e molto costosa, che può trascinare il paese del Medio Oriente in una vera e propria sanguinosa guerra civile.

L’incontro, seguito da alti diplomatici di Lega Araba, Europa e Stati Uniti, certamente sarà utilizzato come leva per esercitare pressione sul presidente siriano Bashar al-Assad, che ha promesso di lottare ad oltranza contro le forze antigovernative.

Le potenze occidentali hanno chiesto con veemenza la partenza di al-Assad, ma si sono trattenute dall’annunciare un intervento militare in questa fase. Tuttavia, essi insistono che tutte le opzioni sono ancora sul tavolo.

I partecipanti alla conferenza sono attesi per ricercare misure concrete, come ad esempio chiedere l’accesso agli aiuti umanitari per le regioni della Siria, colpite dalla violenza, e un embargo sulle armi per accrescere ulteriore pressione su Damasco.

Ma i ribelli siriani hanno tutti a lungo domandato ai paesi occidentali di armarli, ed è ancora incerto se la conferenza di venerdì sarà in grado di soddisfare il loro forte desiderio.

Occorre rilevare che un’imprudente fornitura di armi ai ribelli porterà di sicuro una reazione più violenta da parte delle truppe governative della Siria e getterà il paese in una guerra civile totale e devastante, che non è affatto nell’interesse dei civili siriani.

Prima che tutte le speranze svaniscano, la comunità internazionale dovrebbe dare una possibilità al dialogo.

Le parti interessate non dovrebbero chiudere gli occhi davanti al fatto che il presidente al-Assad sta rispondendo in maniera sostanziale alle richieste di riforme interne.

Un referendum su un progetto di costituzione consentirà domenica ai cittadini siriani di optare per nuove libertà, porre fine al monopolio del potere del partito Baath di al-Assad e fissare un calendario per le elezioni multipartitiche.

In base alla nuova Costituzione, il presidente al-Assad concluderà i suoi due mandati di sette anni nel 2014 al più tardi e, con essa, [termineranno] i 40 e passa anni di controllo sul paese della sua famiglia.

I negoziati tra le fazioni pro e anti-governative sono un riconoscimento della forza dei fattori antagonisti in Siria, che ovviamente non possono eliminare l’altra parte con facilità, e serviranno come un modo pragmatico e fattivo per trovare un accordo di pace e frenare ulteriori spargimenti di sangue.
Lo strumento militare dovrebbe essere sempre l’ultima opzione.

http://news.xinhuanet.com/english/indepth/2012-02/24/c_131428412.htm

*************************************************************

  • Arming Syrian opposition may lead to bloody civil war

English.news.cn   2012-02-24 13:48:43

by Yu Zhixiao

BEIJING, Feb. 24 (Xinhua) — The two-day Friends of Syria Conference, aimed at rallying support for the Syrian opposition, starts in Tunis on Friday, and outsiders will be watching closely whether it will grant essential backing such as arms to rebels in unrest-stricken Syria.

At this point, it should be reiterated that rashly arming the Syrian opposition or forcing a so-called regime change is a risky and heavily costly option, which may drag the Middle East country into a full-blown bloody civil war.

The meeting, attended by senior diplomats from the Arab League, Europe and the United States, certainly will ratchet up pressure on Syrian President Bashar al-Assad, who has vowed to fight anti-government forces to the bitter end.

Western powers have vehemently demanded al-Assad’s departure, but stopped short of announcing a military intervention at this stage. However, they insist all options are still on the table.

The participants to the conference are expected to seek concrete measures, such as calling for access for humanitarian aid to Syria’s violence-hit regions and an arms embargo to add more pressure to Damascus.

But Syrian rebels have all along asked Western countries to arm them, and it is still uncertain whether Friday’s conference will satisfy their appetite.

It should be pointed out the reckless supply of weapons to the rebels is sure to bring a more violent reaction from Syria’s government troops and plunge the country into a full and devastating civil war, which is not at all in the interests of Syrian civilians.

Before all hopes vanish, the international community should give dialogue a chance.

Parties concerned shouldn’t turn a blind eye to the fact that President al-Assad is substantively responding to demands for domestic reforms.

A referendum on a draft constitution on Sunday will allow Syrian citizens to opt for new freedoms, end the monopoly on power of al-Assad’s Baath Party and set a timetable for multiparty elections.

Under the new constitution, President al-Assad will end his two seven-year terms in 2014 at the latest and, with it, his family’s 40-odd years of control over the country.

Negotiations between the pro- and anti-government camps are a recognition of the strength of antagonistic factors in Syria, which obviously can’t wipe out the other side easily, and will serve as a pragmatic and feasible way to strike a peace deal and curb more bloodshed.

At any time, military methods should be the last option.

http://news.xinhuanet.com/english/indepth/2012-02/24/c_131428412.htm
___________________________________________________________________________