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[25.02.2012] di Praveen Swami     (trad. di Levred per GilGuySparks)

Nuove ondate di attacchi prendono di mira jihadisti nel Pakistan nord-occidentale, dopo che i capi della CIA e dell’ISI si sono incontrati per mettere a punto un accordoL’esercito del Pakistan ha acconsentito alla ripresa degli attacchi dei droni statunitensi contro i gruppi terroristici che operano sul suo territorio, lo hanno riferito a The Hindu fonti diplomatiche di alto livello.

L’accordo, dicono le fonti, è stato faticosamente raggiunto dal capo dell’Inter Services Intelligence (ISI), il tenente generale Ahmad Shuja Pasha e il direttore della Central Intelligence Agency, David Petraeus, in una riunione segreta a Doha il mese scorso.

Il patto pone fine ad un periodo di sei settimane di inattività, iniziata dopo che un attacco aereo statunitense, il 26 novembre 2011, costò la vita a 24 soldati pakistani.

Islamabad aveva reagito alle morti, interrompendo i voli dei droni da Shamsi in Balochistan e ordinando che decine di agenti della CIA lasciassero il paese.

Il capo dei servizi segreti del Pakistan ha inoltre acconsentito, dicono le fonti, a permettere alla CIA di espandere la propria presenza presso la base aerea nei pressi di Shahbaz Abbottabad. La base è un centro chiave per le reti della CIA sul campo da cui individuare obiettivi e mettere microchip elettronici che guidino i missili, sparati dai droni, sui loro obiettivi.

L’accordo sui droni, ha detto a The Hindu un alto funzionario occidentale a conoscenza delle trattative, è stato determinato dal desiderio dell’intelligence pakistana di una maggiore influenza nei negoziati in corso a Doha tra Stati Uniti e talebani.

Ha riferito che esso riflette anche il riconoscimento che il sostegno degli Stati Uniti sarebbe fondamentale per una rinegoziazione del rimborso dei prestiti del Fondo Monetario Internazionale e di altre istituzioni multilaterali.

Nove attacchi di droni hanno avuto luogo dopo la riunione.
Badr Mansoor, ritenuto dalla CIA essere il comandante pakistano di al-Qaeda di più alto grado, è stato ucciso in un attentato il 9 febbraio. Aslam Awan, un altro presunto comandante di al-Qaeda, è stato ucciso in un attacco il 10 gennaio.

Anche se oltre 30 persone sono state uccise nella nuova ondata di attacchi, non vi sono state proteste da parte dell’esercito del Pakistan o di politici – in netto contrasto con il furore suscitato da simili attacchi lo scorso anno.

Il voltafaccia dell’ISI

I cablogrammi diplomatici statunitensi trapelati mostrano che sia il capo dell’esercito del Pakistan, Parvez Kayani che il primo ministro Yusuf Raza Gilani avevano segretamente autorizzato la campagna di droni, anche se vi si opponevano in pubblico.

L’esercito del Pakistan, comunque, ha intensificato la sua opposizione al programma dei droni lo scorso anno, cercando di usarla come merce di scambio per scoraggiare le operazioni della CIA che prendevano di mira le reti terroristiche con stretti legami con l’ISI, come le rete di Lashkar-e-Taiba e quella jihadista afghana di Sirajuddin Haqqani.

In seguito ad un attacco diretto al comandante talebano Hafiz Gul Bahadur, che è costato più di 40 vite, il generale Kayani ha definito le operazioni dei droni “intollerabili“.

La guerra con i droni, hanno sostenuto in separata sede i suoi collaboratori, aveva reso il Pakistan un bersaglio degli attentati di ritorsione da parte di terroristi e ha indebolito l’influenza dell’ISI sui gruppi jihadisti interni e in Afghanistan.

Cifre raccolte dalla New America Foundation con sede a Washington D.C. dimostrano che vi sono stati 362 attacchi di droni lo scorso anno, nei quali sono stati uccisi tra i 362 e i 500 jihadisti. Nel 2010, gli Stati Uniti hanno effettuato 581 attacchi, uccidendone fino a 939.

http://www.thehindu.com/news/international/article2929240.ece

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  • In secret deal, ISI allows U.S. drone war to resume

[25.02.2012] by Praveen Swami

New waves of strikes target jihadists in Pakistan’s north-west, after CIA and ISI chiefs met to hammer out agreement

Pakistan’s military has agreed to the resumption of the United States’ drone strikes against terrorist groups operating on its soil, highly-placed diplomatic sources told The Hindu.

The agreement, the sources said, was hammered out by Inter-Services Intelligence chief Lieutenant-General Shuja Ahmad Pasha and Central Intelligence Agency director David Petraeus at a secret meeting in Doha last month.

The pact ends a six-week cessation of operation that began after a November 26, 2011 U.S. airstrike claimed the lives of 24 Pakistani soldiers.

Islamabad had responded to the deaths by shutting down drone flights from the Shamsi in Balochistan, and ordering dozens of CIA staff out of the country.

Pakistan’s intelligence chief also agreed, the sources said, to allow the CIA to expand its presence at the Shahbaz airbase near Abbottabad. The base is a key hub for the CIA’s field networks to identify targets and plant electronic microchips that guide drone-fired missiles to their targets.

The drone agreement, a senior western official familiar with the negotiations told The Hindu, was driven by Pakistani intelligence’s desire for greater influence in ongoing negotiations in Doha between the U.S. and the Taliban.

It also reflected, he said, the realisation that the U.S. support would be critical to rescheduling repayment of loans from the International Monetary Fund and other multilateral institutions.

Nine drone strikes have taken place since the meeting. Badr Mansoor, believed by the CIA to be al-Qaeda’s seniormost Pakistani commander, was killed in one attack on February 9. Aslam Awan, another alleged al-Qaeda commander, was killed in a strike on January 10.

Even though upwards of 30 people have been killed in the new wave of strikes, there have been no protest from the Pakistan Army or politicians — in stark contrast to the fury aroused by similar attacks last year.

ISI about-turn

Leaked U.S. diplomatic cables show that both Pakistan Army Chief Parvez Kayani and Prime Minister Yusuf Raza Gilani had secretly authorised the drone campaign, even while opposing it in public.

The Pakistan Army, however, stepped up its opposition to the drone programme last year, seeking to use it as a bargaining chip to deter CIA operations targeting terrorist networks with close links to the ISI, like the Lashkar-e-Taiba and Afghan jihadist Sirajuddin Haqqani’s networks.

Following a strike directed at Taliban commander Hafiz Gul Bahadur, which claimed over 40 lives, General Kayani called the drone operations “intolerable.”

The drone war, his aides privately argued, had made Pakistan a target of retaliatory bombings by terrorists, and diminished the ISI’s influence with jihadist groups at home and in Afghanistan.

Figures compiled by the Washington, DC-based New America Foundation show there were 362 drone strikes last year, in which between 362 and 500 jihadists were killed. In 2010, the U.S. carried out 581 strikes, killing up to 939.

http://www.thehindu.com/news/international/article2929240.ece

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