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Cina Daily
[07.03.2012] di M. D. Nalapat

Trad. di Levred, revisione di Leslie Reggio  per GilGuySparks

Negli ultimi dieci anni, la stragrande maggioranza delle “uccisioni” della NATO in Iraq, Afghanistan e Libia sono state civili disarmati. Un gran numero di civili iracheni, afgani e libici hanno perso non solo i loro arti, ma anche la loro vita, a causa di “errori” fatti dal personale della NATO sul terreno.

Uno sguardo ai diari, tenuti dalle truppe dell’Alleanza in diversi teatri di guerra, mostra l’indifferenza con cui si toglie la vita, spesso al minimo sospetto di intenzioni ostili.

In Iraq e Afghanistan, correre era considerato prova di un intento ostile e le truppe usavano fare immediatamente fuoco su chi correva immediatamente, perfino quando l’uomo, colpito ed ucciso, era disarmato.

I diari e i ricordi di centinaia di soldati, in particolare quelli statunitensi, ma anche quelli di altri paesi della NATO, entrano nel dettaglio degli “errori” fatti da parte delle forze NATO, troppo spesso tutte le morti “accidentali” di donne e bambini forniscono prove sostanziali di crimini di guerra e di violazioni dei diritti umani.

Tuttavia, finora non c’è stato nessun serio tentativo per far render conto a chi si sia reso responsabile di morti di civili innocenti.
Nemmeno un solo soldato Nato è stato sanzionato finora né dalla Corte Internazionale di Giustizia né dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite.
La mancanza di attenzione da parte delle Nazioni Unite per il crescente numero di innocenti uccisi dall’azione militare della NATO è un atto d’accusa schiacciante nei confronti della sua inefficacia e della sua sottomissione alla volontà degli Stati Uniti.

L’impunità con la quale il personale della NATO ha ucciso e ferito civili in Iraq, Afghanistan e Libia ha dato al suo personale la sensazione di essere “superiore” alla gente di questi paesi, tutti e tre al di fuori del cerchio magico di quei paesi che la NATO considera “civilizzati”.

Di conseguenza i soldati della NATO hanno sviluppato una disinvolta noncuranza per l’uccisione di civili in zone di combattimento. Consapevoli del fatto che le probabilità di essere puniti sono così remote da essere inesistenti, molti sono disposti ad agire sia da giudice che da boia dei locali “ostili”.

Dall’operazione libica, i civili si trovano di fronte anche un’ulteriore minaccia, essendo emersa una nuova pericolosa politica, quella di dare armi agli insoddisfatti del governo di un paese che è un obiettivo della NATO.

In Libia, un gran numero di civili sono stati uccisi non solo dai bombardamenti della NATO, ma anche dai ribelli armati e finanziati dalla NATO. Infatti in Libia, ancora oggi, le persone sono braccate, torturate, arrestate e uccise a centinaia, senza alcuna protesta da Washington, Londra, Berlino o Parigi.

Fintanto che le compagnie di questi paesi occidentali possono assicurarsi contratti redditizi dall’accozzaglia di autorità che ora guidano la Libia, sembra che queste autorità siano libere di fare ciò che vogliono, nonostante la risoluzione ONU che chiede in particolare di impedire vittime civili. Chiaramente tali risoluzioni delle Nazioni Unite sono interpretate a proprio uso e consumo e cestinate dai paesi occidentali una volta che sono servite agli obiettivi politici e commerciali della NATO.

Anche in Siria bande armate vengono incoraggiate ad uccidere non solo le forze di sicurezza, ma gli elementi della popolazione che favoriscono il regime riconosciuto a Damasco. Una tale politica è potenzialmente in grado di devastare tutto il Medio Oriente. E mentre la NATO può guadagnare da tali azioni senza etica, a perdere è il resto del mondo.

Ma l’intero operato della NATO indica che si è posta non solo come esecutrice del diritto internazionale, ma perfino come il diritto stesso.

http://www.chinadaily.com.cn/cndy/2012-03/07/content_14773644.htm

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  • NATO behaving like a law unto itself

By M. D. Nalapat*

China Daily
March 7, 2012

Over the past decade, the overwhelming majority of NATO “kills” in Iraq, Afghanistan and Libya have been unarmed civilians. A large number of Iraqi, Afghan and Libyan civilians have lost not just their limbs but also their lives, because of “mistakes” made by NATO personnel in the field.

A look at the diaries kept by alliance troops in the different theaters of war show the casual way in which human lives are taken, often on just the merest suspicion of hostile intent.

In both Iraq and Afghanistan, running was taken as evidence of hostile intent and troops would fire on the runner immediately, even in cases where the man shot and killed was unarmed.

The diaries and recollections of hundreds of soldiers, especially those of the US, but also those of other NATO countries, detail the “mistakes” made by NATO forces, all too often the “accidental” deaths of women and children furnish substantial evidence of war crimes and human rights violations.

However, so far there has been no serious effort to hold those responsible for deaths of innocent civilians accountable. Both the International Court of Justice and the UN Human Rights Council have yet to take action against a single NATO soldier. The lack of attention given by the UN to the growing number of innocents killed by NATO military action is a damning indictment of its ineffectiveness and subjugation to the will of the US.

The impunity with which NATO personnel have killed and injured civilians in Iraq, Afghanistan and Libya has resulted in a sense among its personnel that they are “superior” to the people of these countries, all three of which are outside the charmed circle of those countries NATO considers “civilized”.

As a result NATO soldiers have developed a casual disregard to the killing of civilians in combat zones. Aware that the chances of being punishment are so remote as to be non-existent, many are willing to act as both judge and executioner of “hostile” locals.

Since the Libyan operation, civilians also face a further threat, as a dangerous new policy has emerged, that of giving weapons to those disaffected with the government of a country that is a NATO target.

In Libya, large numbers of civilians have been killed not only by the NATO bombardment but also by insurgents armed and funded by NATO. Indeed, to this day, people are being hunted down, tortured, arrested and killed in Libya in their hundreds, with no protest from Washington, London, Berlin or Paris.

So long as the companies of these Western countries can secure lucrative contracts from the medley of authorities that now rule Libya, it seems that these authorities are free to do whatever they want despite the UN resolution that specifically calls for the prevention of civilian casualties. Clearly such UN resolutions are interpreted by Western countries to suit themselves and thrown away once they have served NATO’s political and commercial objectives.

In Syria as well, armed gangs are being encouraged to kill not just security forces but elements of the population that favor the recognized regime in Damascus. Such a policy has the potential to wreak havoc throughout the Middle East. And while NATO may gain from such unethical actions, the rest of the world is the loser.

But everything done by NATO indicates that it has set itself up not only as the enforcer of international law, but also the law itself.

*The author is vice-chair of Manipal Advanced Research Group, and UNESCO peace chair and professor of geopolitics at Manipal University, India.

http://www.chinadaily.com.cn/cndy/2012-03/07/content_14773644.htm
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