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The Passionate Attachment
[15.03.2012] di Philip Giraldi

(trad. di Levred, revisione di Leslie Reggio per GilGuySparks)

Nell’antica Grecia e a Roma i soldati di prima linea erano attinti dalla classe dei cittadini più ricchi. Ciò avveniva in parte perché ogni soldato doveva provvedere al proprio equipaggiamento e l’armatura era costosa, ma era anche dovuto alla convinzione che gli uomini che avevano più da perdere avrebbero combattuto meglio. Garantiva inoltre che le guerre non sarebbero state più frequenti di quanto necessario, sarebbero state di breve durata e decise nel carattere.


I Padri Fondatori dell’America evidentemente avevano idee simili, immaginando solo un piccolo esercito nazionale e milizie statali molto più grandi, dove proprietari locali sarebbero usciti nel fine settimana e si sarebbero esercitati con le loro armi sulla piazza del villaggio, sviluppando le competenze necessarie per difendere le proprie case.
Pensavo ai doveri connessi alla cittadinanza, mentre seguivo la trasmissione televisiva dello spettacolo della conferenza annuale della Commissione degli Affari Pubblici Israelo Americana (AIPAC). Mi meravigliavo degli oltre sei mila partecipanti alla conferenza e del loro arrogante senso del diritto senza alcun senso di responsabilità nei confronti di ciò che sostengono.
L’intera conferenza è stata dedicata all’andare in guerra con l’Iran, una guerra che non è evidentemente nell’interesse dell’America. Ma eccoli là ad accogliere oltre metà del Congresso e la maggioranza dei giudici della Corte Suprema, nonché il Presidente degli Stati Uniti, mentre reclamavano la guerra per conto di un paese straniero.


Mi chiedevo quanti di quelli all’AIPAC pagherebbero qualsiasi prezzo per andare in guerra contro l’Iran? Quanti di loro hanno figli nelle forze armate?
Con qualche ricerca ho potuto trovare solo dieci membri sui 535 membri del Congresso che hanno recentemente avuto figli o figlie nell’esercito e immagino che i numeri tra gli altri partecipanti dell’AIPAC sarebbero ancora più bassi.
Sono pronto a scommettere che la percentuale è minuscola.

E quanti di quelli all’AIPAC contribuiranno con la loro ricchezza a sostegno di un’altra guerra all’estero assolutamente priva di senso? Nessuno, molto probabilmente giacché l’America è assuefatta ad andare in guerra pagando con la carta di credito.

Invece, i partecipanti dell’AIPAC hanno imparato che è possibile dare inizio a guerre con somme molto piccole di denaro per comprare influenza e voti al Campidoglio ed editorialisti compiacenti nei media, che vuol dire che il budget di 65 milioni di dollari dell’AIPAC può facilmente tradursi in una guerra che costa ai contribuenti americani vari miliardi di dollari, come è avvenuto con l’Iraq.

L’AIPAC è consapevole che non c’è bisogno di sacrificare i propri figli o spendere qualcosa di più del necessario, quando ci sono i figli di altre persone là fuori che sono pronti, desiderosi e capaci di morire per la vostra causa e per la terra straniera che più vi è cara. È un modo codardo di andare in guerra, senza dolore, senza afflizione e senza un costo personale, [una guerra] nella quale combattere e morire attraverso altri è poco più che un’astrazione.

Si tratta di uno dei motivi più forti per cui i gruppi come l’AIPAC, invece di essere celebrati, dovrebbero essere posti sotto la sorveglianza del Dipartimento di Giustizia e rigorosamente monitorati come agenti collaborazionisti e sovversivi di potenze straniere, ciò che sono esattamente. E quando oltrepassano il limite, rubando segreti o corrompendo politici, ciò dovrebbe significare una lunga permanenza in carcere.
Nessuno merita di morire per la battaglia di qualcun altro, in particolare per un’ingiusta causa, e nessuno dovrebbe essere in grado di iniziare una guerra e sfuggire alle conseguenze.

L’autore, Philip Giraldi, è il direttore esecutivo del Consiglio per l’interesse Nazionale.

http://thepassionateattachment.com/2012/03/15/dying-for-aipac/

L’AIPAC, American Israel Public Affairs Committee, è un gruppo di pressione americano noto per il forte supporto allo stato di Israele. È considerato il più potente e influente gruppo d’interesse a Washington. L’associazione si definisce la “lobby statunitense pro-Israele” ed è un’organizzazione di massa i cui componenti comprendono democratici, repubblicani e indipendenti.
L’AIPAC è stata fondata nel 1953 da Isaiah L. Kenen. Da principio il suo nome era American Zionist Committee for Public Affairs. Secondo Steven Spiegel, docente di scienze politiche dell’Università della California a Los Angeles, “la tensione fra l’amministrazione Eisenhower e i sostenitori di Israele era così forte da provocare voci (infondate, si scoprì dopo) su un’imminente indagine del governo sul American Zionist Council (Consiglio Sionista d’America, n.d.r.). Quindi fu creata una lobby indipendente, che anni dopo fu ribattezzata AIPAC”.

http://it.wikipedia.org/wiki/AIPAC

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  • Dying for AIPAC

The Passionate Attachment
March 15, 2012   By Philip Giraldi

In ancient Greece and Rome the front line soldiers were drawn from the wealthiest class of citizens. That was partly because each soldier had to provide his own equipment and armor was expensive, but it was also due to the belief that men who had the most to lose would fight best. It also guaranteed that wars would be no more frequent than necessary, would be short in duration, and would be decisive in nature. America’s Founding Fathers clearly had similar ideas, envisioning only a small national army and much larger state militias where the local property owners would come out on weekends and drill with their weapons on the village green, developing the skills necessary to defend their homes.

I was thinking about the duties entailed in citizenship as I watched television coverage of the spectacle of the annual conference of the American Israel Public Affairs Committee (AIPAC). I wondered about the six thousand plus attendees at the conference and their hubristic sense of entitlement minus any sense of responsibility for what they advocate. The entire conference was dedicated to going to war with Iran, a war that is manifestly not in America’s interest. But there they were, welcoming more than half of Congress and a majority of Supreme Court Justices as well as the President of the United States, as they called for war on behalf of a foreign country.

I asked myself how many of those at AIPAC would pay any price at all for going to war with Iran? How many of them have children in the military? With a little searching I could only find ten members out of the 535 members of Congress having recently had sons or daughters in the military and I would imagine the numbers among other AIPAC attendees would be even lower. I would bet the percentage is miniscule.
And how many of those at AIPAC will be contributing their wealth to support another absolutely senseless foreign war? None, most likely as America has become addicted to going to war on a credit card. Instead, the AIPAC attendees have learned that it is possible to start wars by using much smaller sums of money to buy influence and votes on Capitol Hill and compliant editorial writers in the media, meaning that AIPAC’s $65 million budget can easily translate into a war that costs the American taxpayer several trillion dollars, as occurred with Iraq.

AIPAC understands that there is no need to sacrifice one’s children or spend anything more than necessary when there are other people’s children out there who are ready, willing and able to die for your cause and for the foreign land that you hold most dear. It is a coward’s way to go to war without pain, without grief, and without cost to you personally, where fighting and dying by others is little more than an abstraction. It is one more powerful reason why groups like AIPAC, instead of being celebrated, should be placed under Justice Department supervision and strictly monitored as collaborative and subversive agents of foreign powers, which is precisely what they are. And when they step out of line by stealing secrets or suborning politicians it should mean hard time in prison. No one deserves to die in someone else’s fight, particularly in a bad cause, and no one should be able to start a war and escape the consequences.

Philip Giraldi is the executive director of the Council for the National Interest.

http://thepassionateattachment.com/2012/03/15/dying-for-aipac/

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