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  • Il capo della Cia: “Vi spieremo per mezzo della vostra lavastoviglie”  (ITA-ENG)

[15.03.2012] di Spencer Ackerman
(trad. di Levred, revisione di Leslie Reggio per GilGuySparks)

Sempre più dispositivi personali e domestici si connettono a internet, dalla televisione ai sistemi di navigazione per auto, agli interruttori della luce.
Il direttore della CIA David Petraeus non vede l’ora di spiarvi attraverso di essi.

All’inizio di questo mese, ad un vertice per l’In-Q-Tel, la principale società imprenditoriale della CIA, Petraeus ha fatto delle riflessioni in merito all’emergere di un “Internet di Cose” – cioè, di dispositivi connessi.

“‘Trasformazionale’ è una parola abusata, ma credo si applichi correttamente a queste tecnologie,” si è entusiasmato Petraeus, “in particolare per il loro effetto sull’attività dell’intelligence clandestina“.

Tutti questi nuovi dispositivi online sono un tesoro di dati se sei una “persona di interesse” per la comunità di spie.
C’erano una volta spie che dovevano inserire una cimice nel tuo lampadario per sentire la conversazione. Con l’avvento della “casa intelligente“, sei tu ad inviare dati taggati e geolocalizzati che una agenzia di spionaggio è in grado di intercettare in tempo reale quando utilizzi l’applicazione dell’illuminazione del telefono per regolare l’atmosfera del tuo soggiorno.

Elementi di interesse saranno localizzati, identificati, monitorati e controllati a distanza attraverso tecnologie come l’identificazione a radio frequenza, reti di sensori, piccoli server embedded e siti scanner sul consumo di energia – tutti collegati alla prossima generazione di internet con abbondante, a basso costo e alta potenza di calcolo“, ha detto Petraeus, “la più recente va ora verso il cloud computing [servizio di memorizzazione/archiviazione e/o elaborazione dati tramite CPU o software grazie all'utilizzo di risorse hardware/software distribuite e virtualizzate in Rete - ndr], in molte zone via via verso supercomputing sempre più grandi (che offre servizi di calcolo estremamente elevati ndr), e, in ultima analisi, si dirige verso il quantum computing (informatizzazione attraverso computer quantici ndr)”.


Petraeus ha ammesso che questi dispositivi domestici spia “modificano il nostro concetto di segretezza” e richiedono un ripensamento del “nostro concetto di identità e di segretezza.” Tutto ciò è vero – Se fa comodo ad un direttore della CIA.

La CIA ha un gran numero di restrizioni legali contro lo spionaggio di cittadini americani. Ma la raccolta di dati ambientali da dispositivi di geolocalizzazione è una zona grigia, soprattutto dopo le eccezioni del 2008 alla Legge sulla Sorveglianza dell’Intelligence Straniera.

I produttori di hardware, si scopre, conservano un tesoro di geolocalizzazioni; ed è aumentata la preoccupazione in alcuni legislatori su come sia facile, per il governo, tracciare l’utente attraverso il telefono o la PlayStation.

Questo non è l’unico sfruttamento dei dati che intriga Petraeus. Lui è interessato a creare nuove identità on-line per le sue spie in incognito – e a spazzare via le “tracce digitali” di agenti che improvvisamente hanno bisogno di svanire.

Genitori orgogliosi documentano l’arrivo e la crescita del loro futuro funzionario della CIA su ogni genere di social media ai quali il mondo può aver accesso per i decenni a venire“, ha osservato Petraeus. “Inoltre, dobbiamo capire come creare la traccia digitale di nuove identità per alcuni funzionari.

E’ difficile non essere daccordo. La cache on-line non è un alleato per una spia. Ma Petraeus ha in Facebook un amico involontario.

Perché? Con l’arrivo del Timeline, Facebook ha reso estremamente facile retrodatare la propria storia online. Barack Obama, per esempio, non è su Facebook fin dalla sua nascita nel 1961. La creazione di nuove identità per operativi informali sotto copertura della CIA  non è mai stata così facile.
Spie ringraziate Zuck. Ringraziate Zuck.

http://www.wired.com/dangerroom/2012/03/petraeus-tv-remote/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+wired%2Ftechbiz+%28Wired%3A+Tech+Biz%29

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  • CIA Chief: We’ll Spy on You Through Your Dishwasher

March 15, 2012  by Spencer Ackerman

More and more personal and household devices are connecting to the internet, from your television to your car navigation systems to your light switches. CIA Director David Petraeus cannot wait to spy on you through them.

Earlier this month, Petraeus mused about the emergence of an “Internet of Things” — that is, wired devices — at a summit for In-Q-Tel, the CIA’s venture capital firm. “‘Transformational’ is an overused word, but I do believe it properly applies to these technologies,” Petraeus enthused, “particularly to their effect on clandestine tradecraft.”

All those new online devices are a treasure trove of data if you’re a “person of interest” to the spy community. Once upon a time, spies had to place a bug in your chandelier to hear your conversation. With the rise of the “smart home,” you’d be sending tagged, geolocated data that a spy agency can intercept in real time when you use the lighting app on your phone to adjust your living room’s ambiance.

“Items of interest will be located, identified, monitored, and remotely controlled through technologies such as radio-frequency identification, sensor networks, tiny embedded servers, and energy harvesters — all connected to the next-generation internet using abundant, low-cost, and high-power computing,” Petraeus said, “the latter now going to cloud computing, in many areas greater and greater supercomputing, and, ultimately, heading to quantum computing.”

Petraeus allowed that these household spy devices “change our notions of secrecy” and prompt a rethink of “our notions of identity and secrecy.” All of which is true — if convenient for a CIA director.

The CIA has a lot of legal restrictions against spying on American citizens. But collecting ambient geolocation data from devices is a grayer area, especially after the 2008 carve-outs to the Foreign Intelligence Surveillance Act. Hardware manufacturers, it turns out, store a trove of geolocation data; and some legislators have grown alarmed at how easy it is for the government to track you through your phone or PlayStation.

That’s not the only data exploit intriguing Petraeus. He’s interested in creating new online identities for his undercover spies — and sweeping away the “digital footprints” of agents who suddenly need to vanish.

“Proud parents document the arrival and growth of their future CIA officer in all forms of social media that the world can access for decades to come,” Petraeus observed. “Moreover, we have to figure out how to create the digital footprint for new identities for some officers.”

It’s hard to argue with that. Online cache is not a spy’s friend. But Petraeus has an inadvertent pal in Facebook.

Why? With the arrival of Timeline, Facebook made it super-easy to backdate your online history. Barack Obama, for instance, hasn’t been on Facebook since his birth in 1961. Creating new identities for CIA non-official cover operatives has arguably never been easier. Thank Zuck, spies. Thank Zuck.

http://www.wired.com/dangerroom/2012/03/petraeus-tv-remote/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+wired%2Ftechbiz+%28Wired%3A+Tech+Biz%29

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