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Beijing Review
[19.03.2012] di Chen Xiangyang*  trad. di Levred per GilGuySparks

Come unica superpotenza, gli Stati Uniti sono i più grandi beneficiari delle attuali norme internazionali. Approfittando del suo status dominante nel sistema internazionale, Washington ha recentemente adottato una nuova tattica quando si tratta di Pechino: critica il paese per mezzo delle “norme internazionali“, definendo la Cina [un paese] che sfida e trasgredisce le regole stabilite.

Durante l’incontro con il vicepresidente cinese Xi Jinping in visita nel mese di febbraio, i leader degli Stati Uniti hanno esortato ancora una volta la Cina a seguire la versione statunitense delle norme internazionali.

Ci sono diversi motivi per cui gli Stati Uniti hanno intensificato  la retorica che critica la Cina. Dallo scoppio della crisi finanziaria globale, la Cina ha continuato a svilupparsi rapidamente, mentre gli Stati Uniti si sono impantanati in crisi finanziarie e fiscali. Il recupero della Cina ha provocato un senso di ansia negli Stati Uniti. Inoltre, in un anno di elezioni negli Stati Uniti, i candidati di entrambe le parti tendono a fare della Cina un capro espiatorio per cercare voti. Essi hanno attribuito i problemi degli Stati Uniti alla concorrenza sleale della Cina e alla [sua] violazione delle norme internazionali. Per esempio, il candidato repubblicano alla presidenza, Mitt Romney, ha ripetutamente accusato la Cina di essere un “manipolatore di valuta“.

Cambiamenti

Le norme internazionali possono essere generalmente classificate in quattro categorie principali: norme economiche, norme politiche, norme sulla sicurezza e norme ambientali. Le norme economiche internazionali, insieme con le istituzioni economiche internazionali come l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e il Fondo Monetario Internazionale (FMI), disciplinano commercio internazionale, finanza, investimenti e proprietà intellettuale. Le regole politiche Internazionali sono costituite dall’esercizio diplomatico, dal diritto internazionale pubblico e dalle norme delle relazioni internazionali, i principi fondamentali delle quali sono il rispetto della sovranità dello stato e la non-interferenza negli affari interni di una nazione. “L’intervento umanitario” e la “responsabilità di proteggere“, anche se fortemente sostenuto dalle potenze occidentali negli ultimi anni, deve ancora diventare universalmente accettata.


Le norme internazionali in materia di sicurezza includono norme in materia di antiterrorismo, la non proliferazione delle armi di distruzione di massa, il disarmo nucleare e il controllo degli armamenti, nonché i codici di condotta in alto mare, su internet e nello spazio esterno. Per quanto riguarda le norme internazionali ambientali, queste si riferiscono principalmente alle convenzioni internazionali sul cambiamento climatico.

Ma molte delle regole sono state adottate decenni fa e sono da tempo diventate obsolete. Ad esempio, la norma non ufficiale secondo cui i paesi occidentali guidano il FMI e la Banca mondiale, è obsoleta dal momento che le economie emergenti acquisiscono rilievo negli affari economici mondiali.

La Cina ha sempre sottolineato il ruolo importante che le norme internazionali hanno svolto negli affari mondiali. Ha inoltre beneficiato dell’attuale sistema internazionale. Mentre integra i propri interessi nazionali con gli interessi generali di altri paesi in via di sviluppo e della comunità internazionale nel suo complesso, la Cina vede sia i vantaggi e che gli svantaggi delle attuali norme internazionali dominate dagli occidentali. E’ disposta a seguire norme ragionevoli. Ma cerca anche di riformare le regole ingiuste e stabilire nuove regole insieme ad altri membri della comunità globale.

La Cina è la seconda più grande economia del mondo in termini di PIL, ma non è una nazione ricca per PIL pro capite. Considerato questo duplice stato come nazione in via di sviluppo ed economia emergente, la Cina è impegnata ad ottenere una piena partecipazione e a contribuire alla riforma del sistema internazionale attuale. E si dedicherà alla creazione di un ordine internazionale, politico ed economico, più giusto e più equo.

Le accuse

Gli Stati Uniti si sono a lungo considerati i creatori delle norme mondiali. I legislatori americani tengono spesso audizioni in merito agli affari interni degli altri paesi.
Il governo degli Stati Uniti rilascia regolarmente relazioni sulle politiche dei governi stranieri che vanno dai diritti umani, alla libertà religiosa, alle politiche monetarie.
Ma il più delle volte, le loro accuse non sono valide.

Gli Stati Uniti hanno accusato la Cina di violare le regole del commercio internazionale e vendere sottocosto prodotti negli Stati Uniti a prezzi bassi.
Nel mese di febbraio, il governo degli Stati Uniti ha istituito il Trade Center Interagency Enforcement per far fronte a quelle che i funzionari degli Stati Uniti considerano come pratiche commerciali sleali, comprese quelle cinesi. Ma il Direttore Generale del WTO, Pascal Lamy, ha detto che la Cina ha ottenuto una “performance A-plus” dopo essere entrata nel WTO nel 2001.

Negli ultimi 10 anni, nel complesso, la Cina ha applicato le regole, anche se non al 100 per cento“, ha detto Lamy in un discorso alla Sichuan University di Chengdu nell’ottobre 2011, durante un tour della città sud-occidentale per partecipare alla Fiera Internazionale della Cina occidentale.

L’ingresso della Cina nel WTO ha portato a “una situazione vantaggiosa per tutti in cui la Cina ha ricevuto molto dal commercio internazionale e gli altri membri del WTO hanno avuto un gran ritorno dall’apertura della Cina“, ha detto.

Mentre la Cina onora gli impegni assunti in sede di WTO, gli Stati Uniti ricorrono spesso al protezionismo commerciale. E’ stata imposta una punitiva tariffa contro la vendita di prodotti sottocosto sui pneumatici cinesi nel 2009 e si stabiliscono misure compensative nei confronti delle importazioni di pannelli solari dalla Cina.
Il governo degli Stati Uniti, inoltre, pone barriere agli investimenti delle imprese cinesi e alle acquisizioni negli Stati Uniti. L’anno scorso, ha bloccato l’acquisizione da parte dell’azienda cinese di telecomunicazioni Huawei della 3Leaf System, una compagnia statunitense di tecnologia di server per questioni di sicurezza nazionale.

Gli Stati Uniti affermano che la Cina mantiene il tasso di cambio dello yuan ad un livello artificialmente basso per provocare un surplus commerciale. Tuttavia, mentre il commercio estero della Cina diventa sempre più equilibrato, l’accusa si allontana sempre più dalla realtà. Un rapporto del Wall Street Journal nel mese di febbraio ha detto che il surplus delle partite correnti della Cina per il 2011 si è ridotto a circa il 2,7 per cento del PIL, secondo i dati rilasciati dal governo, il livello più basso dal 2003. E’ anche al di sotto del 4 per cento livello consigliato dal segretario del Tesoro degli Stati Uniti come segno di una moneta sottovalutata.
Lo yuan è salito del 31 per cento nei confronti del dollaro dal giugno 2005, vicino ad un apprezzamento del 40 per cento, richiesto spesso dai legislatori degli Stati Uniti. Dal giugno 2010, quando la Cina ha detto che avrebbe lasciato che lo yuan si muovesse più liberamente, ha guadagnato l’8 per cento e nel fattore inflazione l’aumento è ancora maggiore.

Gli Stati Uniti hanno anche acceso una dura retorica contro la Cina mentre un numero sempre maggiore di aziende cinesi stabiliva una presenza all’estero.
Il segretario di stato americano, Hillary Clinton, ha avvertito durante un viaggio in Africa nel giugno 2011 che gli investitori cinesi possono compromettere il buon governo in Africa. Recentemente ha invocato “una diplomazia di attività“, nel tentativo di sostenere le imprese statunitensi di fronte alla concorrenza della Cina.

E’ naturale per le potenti compagnie cinesi esplorare i mercati internazionali per maggiori opportunità di business. Alla fine del 2011, c’erano circa 18.000 aziende cinesi all’estero con un patrimonio totale che sorpassa 1,5 trilioni (1500 miliardi di miliardi = 1500.000.000.000 ndr) di dollari.
A differenza di quanto ha detto Clinton, le aziende hanno portato benefici concreti ai governi locali e ai residenti, tra cui un aumento dell’occupazione e delle entrate fiscali, il miglioramento delle condizioni di vita, nonché una spinta alla crescita economica.


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L’autore, Chen Xiangyang, è il vice direttore dell’Istituto di Studi Politici del Mondo in Cina presso l’Istituto delle Relazioni Internazionali Contemporanee.

http://www.china.org.cn/opinion/2012-03/19/content_24930767.htm

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  • Playing the blame game

Beijing Review
March 19, 2012 by Chen Xiangyang

(Deputy director of the Institute of World Political Studies at the China Institutes of Contemporary International Relations)

As the sole superpower, the United States is the biggest beneficiary of current international rules. Taking advantage of its dominant status in the international system, Washington has recently adopted a new tactic when dealing with Beijing: It has bashed the country with “international rules,” calling China a challenger and a violator of established rules.

When meeting with visiting Chinese Vice President Xi Jinping in February, U.S. leaders once again urged China to follow the U.S. version of international rules.

There are several reasons why the United States has intensified its China-bashing rhetoric. Since the outbreak of the global financial crisis, China has continued to develop swiftly while the United States is mired in financial and fiscal crises. China’s catching up has caused a sense of anxiety in the United States. Also, in a U.S. election year, candidates from both parties tend to make China a scapegoat to court voters. They have attributed U.S. troubles to China’s unfair competition and violation of international rules. For instance, Republican presidential hopeful Mitt Romney has repeatedly accused China of being a “currency manipulator.”

Changes

International rules can be generally classified into four major categories: economic rules, political rules, security rules and environmental rules. International economic rules, together with international economic institutions such as the World Trade Organization (WTO) and the International Monetary Fund (IMF), regulate international trade, finance, investment and intellectual property. International political rules consist of diplomatic practices, public international law and norms of international relations, the core principle of which are respecting state sovereignty and non-interference in a nation’s internal affairs. “Humanitarian intervention” and the “responsibility to protect,” though highly advocated by Western powers in recent years, have yet to become universally accepted.

International security rules include rules on antiterrorism, non-proliferation of weapons of mass destruction, nuclear disarmament and arms control as well as codes of conduct on the high seas, the Internet and outer space. As for international environmental rules, these mainly refer to international conventions on climate change.

But many of the rules were adopted decades ago and have long become outdated. For instance, the informal rule that Western countries head the IMF and the World Bank is obsolete at a time when emerging economies gain prominence in world economic affairs.

China has always emphasized the important role that international rules have played in world affairs. It has also benefited from the current international system. As it integrates its own national interests with the overall interests of other developing countries and the international community at large, China sees both the advantages and the disadvantages of the current Western-dominated international rules. It is willing to follow reasonable rules. But it also seeks to reform unfair rules and establish new rules together with other members of the global community.

China is the second largest economy in the world by GDP, but it is not a wealthy nation by GDP per capita. Given this twin status as a developing nation and an emerging economy, China is committed to getting fully involved in and helping reform the current international system. It will dedicate itself to the establishment of a fairer and more equitable international political and economic order.

Accusations

The United States has long considered itself the rule maker for the world. American lawmakers often hold hearings on other countries’ domestic affairs. The U.S. Government regularly releases reports on foreign governments’ policies ranging from human rights and religious freedom to monetary policies. But more often than not, its accusations are invalid.

The United States has charged China with breaking international trade rules and dumping products in the United States at low prices. In February, the U.S. Government established the Interagency Trade Enforcement Center to cope with what U.S. officials see as unfair trade practices, including those by China. But WTO Director General Pascal Lamy said China has delivered an “A-plus performance” since entering the WTO in 2001.

“In the past 10 years, overall, China has applied the rules, although not 100 percent,” Lamy said in a speech at Sichuan University in Chengdu in October 2011 during a tour of the southwestern city to attend the Western China International Fair.

China’s entry into the WTO has resulted in “a win-win situation where China has received a lot from international trade and other WTO members have also got a lot from the opening of China,” he said.

While China honors its commitments to the WTO, the United States often resorts to trade protectionism. It imposed a punitive anti-dumping tariff on Chinese tires in 2009 and is deliberating countervailing measures against solar cell imports from China. The U.S. government also poses barriers for Chinese companies’ investments and acquisitions in the United States. Last year, it blocked Chinese telecom firm Huawei’s acquisition of U.S. server technology company 3Leaf Systems for national security concerns.

The United States claims that China keeps the exchange rate of the yuan at an artificially low level to run a trade surplus. However, as China’s foreign trade becomes increasingly balanced, the accusation drifts farther from reality. A report of The Wall Street Journal in February said China’s current account surplus for 2011 shrank to around 2.7 percent of GDP according to government data released, the lowest ratio since 2003. It is also below the 4-percent level suggested by the U.S. Treasury Secretary as a sign of an undervalued currency. The yuan has risen 31 percent against the U.S. dollar since June 2005, close to the 40-percent appreciation often demanded by U.S. lawmakers. Since June 2010, when China said it would let the yuan move more freely, it has gained 8 percent, and factoring in inflation the rise is even higher.

The United States has also fired harsh rhetoric at China as an increasing number of Chinese companies establish a presence overseas. U.S. Secretary of State Hillary Clinton warned during a trip to Africa in June 2011 that Chinese investors may undermine good governance in Africa. She has recently called for “jobs diplomacy” in a bid to support U.S. businesses in the face of competition from China.

It is only natural for powerful Chinese companies to explore international markets for more business opportunities. At the end of 2011, there were about 18,000 Chinese companies overseas with total assets surpassing $1.5 trillion. Unlike what Clinton said, the companies have brought practical benefits to local governments and residents, including increased employment and tax revenues, improvements in living conditions as well as a boost to economic growth.

http://www.china.org.cn/opinion/2012-03/19/content_24930767.htm

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