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Today’s Zaman
[26.03.2012]  di Abdullah Bozkurt  (trad. di Levred per GilGuySparks)

Secondo un alto funzionario governativo con cui ho parlato la scorsa settimana, la Turchia ha in corso delle azioni per rafforzare un piano di emergenza per il futuro dell’Iraq di fronte alla crescente probabilità che il paese possa essere diviso secondo basi settarie sotto la pressione congiunta dei militanti del regime sciita di Teheran e dei loro cospiratori alleati a Baghdad. La posizione di ripiego per la Turchia, o piano B per il futuro dell’Iraq, consiste ora nel creare un fronte unito, composto da arabi sunniti e curdi, contro la maggioranza sciita. Per la delicatezza della questione della divisione, il funzionario ha parlato a condizione di restare anonimo. La priorità assoluta per la politica estera turca per molti anni è stata quella di proteggere l’integrità territoriale del vicino Iraq e mantenere il suo tessuto sociale, sia etnico che religioso. Nel periodo successivo all’invasione statunitense, Ankara ha esercitato forti pressioni per instillare un governo rappresentativo nella capitale irachena che sarebbe stato il riflesso di tutti i colori della società irachena.
Il blocco al-Iraqiya, uno schieramento settario sciolto, guidato da Iyad Allawi, è stato effettivamente istituito presso la residenza ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoğlu, nella capitale turca. Sorprendentemente, in un periodo relativamente breve, è cresciuto in forza e si è assicurato un numero considerevole di deputati alle elezioni. L’impegno alla fine è venuto a mancare quando l’Iran ha spinto fortemente per il blocco filo-iraniano di soli sciiti, guidato dal primo ministro Nouri al-Maliki, nonostante le forti proteste turche recapitate nel corso di riunioni riservate.
L’Iran ha lavorato aggressivamente per la coalizione di Maliki ‘State of Law‘, dispensando un sacco di soldi, fornendo armi, perpetrando omicidi e attentati e inviando combattenti e mullah al fine di creare un Iraq sciita. L’obiettivo era quello di fare dell’Iraq una zona cuscinetto contro un’invasione occidentale e araba sunnita. Non appena gli americani hanno lasciato il paese il 18 dicembre, Maliki si è mosso per consolidare il suo potere colpendo i suoi rivali sunniti. Ha iniziato con il vice Presidente Tariq al-Hashemi, che è stato accusato di gestire squadroni della morte con accuse inventate mosse da persone collegate a Maliki.

La Turchia ha aperto gli occhi sulla realtà che la priorità di mantenere l’integrità territoriale irachena potrebbe non essere più una politica sostenibile. Mentre Hashemi è rintanato nel Kurdistan iracheno come ospite del presidente curdo dell’Iraq, Maliki ha iniziato a smantellare il blocco di Al-Iraqiya, utilizzando potere, posizione, impiego e denaro, erodendo l’influenza turca. Sta cercando di ottenere ciò che voleva da sempre: un governo a maggioranza sciita sostenuto da curdi. La questione del sostegno curdo rimane fortemente discutibile tuttavia, sebbene le regioni curde del Nord siano altamente sospettate di influenza iraniana. Il risentimento dei curdi verso l’Iran è tale che avrebbero preferito vedere truppe turche sul terreno, invece di iraniani che si immischiano nei loro affari. Il trattamento dei curdi in Iran è stata una lezione importante da apprendere per i kurdi iracheni.

Ci sono due indirizzi che il governo turco ha seguito per contribuire a realizzare una potenziale alleanza tra curdi e arabi sunniti. Uno è quello di aiutare a lenire le preoccupazioni dei curdi iracheni verso le intenzioni turche e l’altra è quello di risolvere i problemi tra curdi e arabi nelle province contese come Kirkuk. Riguardo al primo indirizzo sono già stati compiuti notevoli progressi, giacchè Ankara ha di fatto riconosciuto il Governo Regionale del Kurdistan (KRG) e ha stabilito forti legami politici ed economici con esso. Entrambe le parti sono recentemente arrivate ad un accordo su come affrontare il terrorismo militante curdo condotto da Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Il Governo Regionale del Kurdistan (KRG) sta collaborando attivamente con Ankara per emarginare i terroristi del Pkk.

La sfida più grande è il secondo indirizzo, la risoluzione delle controversie nella provincia, ricca di petrolio, di Kirkuk, la cui popolazione è un mix instabile di arabi, curdi e turcomanni. La condivisione delle entrate petrolifere e lo stato futuro di questa provincia sono al centro di una lunga controversia tra il governo centrale iracheno e il Governo Regionale del Kurdistan (KRG). La Turchia ha già contribuito a creare una sorta di alleanza tra curdi e turcomanni nella provincia. La nomina di Hassan Toran, membro del Partito della Giustizia Turcomanno pro-Turchia, come presidente del Consiglio provinciale di Kirkuk, poche ore prima dell’importante visita del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan presso la capitale Arbil del Governo Regionale del Kurdistan (KRG) nel marzo 2011 è stata un messaggio significativo. Essa mostra che, con la forte pressione del governo Maliki contro gli arabi sunniti, la Turchia potrebbe facilmente anche essere in grado di negoziare un’alleanza tra curdi e arabi sunniti. Le politiche perseguite da Maliki e dal suo burattinaio in Iran sono in realtà una partita nelle mani della Turchia. La loro forte spinta aiuterà Ankara a realizzare il piano B, unendo assieme gli arabi sunniti e i curdi contro il blocco sciita. Il rifiuto del Governo Regionale del Kurdistan (KRG) di consegnare Hashemi a Baghdad è un forte indicatore in questo senso.

Il fatto che le aree a maggioranza sunnita dell’Iraq abbiano già mostrato interesse per l’autogoverno, l’autonomia o addirittura la separazione, rafforza, così, gli scenari di una divisione.
Il sogno di Maliki di un monopolio assoluto sciita sta servendo da catalizzatore per tale sviluppo senza precedenti. Nella provincia di Salahuddin a maggioranza sunnita, per esempio, sono stati intrapresi i primi passi per concedere alla provincia una sorta di autonomia. Il governatorato di Salahuddin ha stabilito Salahuddin “come una regione amministrativa ed economica all’interno di un Iraq unito” nel mese di ottobre dello scorso anno. Ora si sta programmando di tenere un referendum su un maggiore autogoverno, precursore di una soluzione federativa o di una completa secessione.

Nella sua aspirazione come uomo forte dell’Iraq e come figura di spicco nazionale, Maliki potrebbe aver involontariamente aperto un vaso di Pandora per l’Iraq poichè sceglie un governo federale nelle province a maggioranza sunnita, può benissimo mettere in atto scelte simili nelle province sciite. Diverse province nella regione dominata dagli sciiti a sud di Baghdad, tra cui Bassora, hanno già tentato di creare zone federali, ma sono state vanificate dallo stesso Maliki. Se le aree sunnite andassero verso l’autogoverno o la separazione, sarebbe difficile per Maliki resistere a tentazioni analoghe nelle aree sciite. L’Iran sarebbe più che felice di vedere che l’identità araba è a brandelli, mentre le parti sciite dell’Iraq alla fine saranno alla mercé del regime dei mullah di Teheran.

Mentre si scatena l’inferno in Iraq in mezzo a scontri settari, Erdogan ha promesso che la Turchia non sarebbe stata a guardare da lontano mentre gli sviluppi prendono piede. In un discorso pronunciato il 24 gennaio 2012, davanti al gruppo parlamentare che guida il Partito Giustizia e Sviluppo (AKP), ha segnalato per la prima volta il cambiamento nella politica sull’Iraq. “il signor Maliki dovrebbe sapere questo: se ci si impegna in un processo violento in mezzo a un conflitto settario in Iraq, non sarà possibile per noi mantenere il silenzio in merito a questo“, ha detto.
Con un riferimento molto chiaro ad un ordine di arresto per al-Hashemi, Erdogan ha sottolineato che non era ottimista sul futuro dell’Iraq dopo “aver visto un atteggiamento nelle politiche irachene che pone l’assedio a casa dei propri partner di coalizione con carri armati, con veicoli armati.

La pianificazione di emergenza per la divisione dell’Iraq potrebbe presto trasformarsi in una politica del governo turco, se Maliki continua ad attizzare le tensioni con gli arabi sunniti e curdi che attiveranno un nuovo ciclo di violenza in Iraq. Questo problema è stato discusso anche nel corso della riunione di quasi un’ora e mezza che Erdoğan ha avuto con il presidente americano Barack Obama a Seoul, domenica, prima di un incontro internazionale sul nucleare.

Credo che sarebbe una tale vergogna per un politico arabo, Maliki, sacrificare il bel paese in Iraq in astuti giochi politici nello stile persiano divide et impera, anche se può essere assicurato il consolidamento della regola della maggioranza sciita a breve termine. I funzionari di Ankara dicono che alla Turchia non sarà lasciata altra scelta se non quella di sostenere la divisione negli stessi termini.

http://www.sundayszaman.com/sunday/columnistDetail_getNewsById.action?newsId=275456

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  • Turkey prepares for partition of Iraq

Today’s Zaman
[26.03.2012] by ABDULLAH BOZKURT

According to a senior government official who I talked to last week, Turkey has set things in motion to beef up a contingency plan for the future of Iraq in the face of the increasing likelihood that the country may be divided along sectarian lines under the joint pressure of the militant Shiite regime in Tehran and its co-conspirators in Baghdad.

The fallback position for Turkey now or Plan B for the future of Iraq is to create a united front, consisting of Sunni Arabs and Kurds, against the Shiite majority. Because of the sensitivity of the partition issue, the official spoke under the condition of anonymity.

The utmost priority for Turkish foreign policy for many years has been to protect the territorial integrity of neighboring Iraq and maintain its social fabric, be it ethnic or religious. In the post-US invasion era, Ankara has lobbied hard to instill a representative government in the Iraqi capital that would have reflected all colors in Iraqi society. The al-Iraqiya bloc, a loose cross-sectarian alignment led by Iyad Allawi, was actually set up at Turkish Foreign Minister Ahmet Davutoğlu’s residence in the Turkish capital. Amazingly, in a relatively short period, it grew in strength and secured a sizable number of deputies in elections.

The effort eventually failed when Iran pushed hard for the pro-Iranian Shiite-only bloc led by Prime Minister Nouri al-Maliki, despite strong Turkish protests delivered at confidential meetings. Iran has aggressively worked for Maliki’s State of Law coalition, dispensing lots of cash, providing arms, perpetrating killings and bombings and sending fighters and mullahs in order to create a Shiite Iraq. The aim was to establish Iraq as a buffer zone against Western and Sunni Arab encroachment. As soon as the Americans left the country on Dec. 18, Maliki moved to consolidate his power by striking his Sunni rivals. He started with Vice President Tariq al-Hashemi, who was accused of running death squads with trumped up charges leveled by Maliki proxies.

Turkey has woken up to the reality that the priority of maintaining Iraqi territorial integrity may no longer be a sustainable policy. As Hashemi is holed up in Iraqi Kurdistan as a guest of Iraq’s Kurdish president, Maliki has started to dismantle the Al-Iraqiya bloc, using power, position, employment and money, eroding Turkish influence. He is trying to achieve what he wanted all along: A majority Shiite government backed by Kurds. The question of Kurdish support remains highly debatable, however, as Kurdish regions in the North are highly suspicious of Iranian influence. The resentment of Kurds towards Iran is such that they would rather see Turkish boots on the ground instead of Iranians meddling with their affairs. The treatment of Kurds in Iran was an important lesson for Iraqi Kurds to learn.

There are two tracks the Turkish government has been following to help realize the potential of an alliance between Kurds and Sunni Arabs. One is to help soothe the concerns of Iraqi Kurds towards Turkish intentions and the other is to resolve issues between Kurds and Arabs in disputed provinces like Kirkuk. On the first track, there has already been considerable progress, as Ankara has de facto recognized the Kurdistan Regional Government (KRG) and established strong political and economic ties with it. Both sides have recently come to an understanding on how to deal with the militant Kurdish terror waged by the Kurdistan Workers’ Party (PKK). The KRG is actively working with Ankara to marginalize the PKK terrorists.

The biggest challenge is the second track of resolving disputes in oil-rich Kirkuk province, whose population is a volatile mix of Arabs, Kurds and Turkmen. The sharing of oil revenues and future status of this province are at the heart of a long dispute between Iraq’s central government and the KRG. Turkey has already helped establish some kind of alliance between Kurds and Turkmen in the province. The naming of Hassan Toran, a member of the pro-Turkey Turkoman Justice Party, as the chair of the Kirkuk Provincial Council just hours before Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdoğan’s landmark visit to the KRG’s capital Arbil in March 2011 was a significant message. It shows that with the Maliki government’s strong push against Sunni Arabs, Turkey would easily be able to broker an alliance between Kurds and Sunni Arabs as well. Policies pursued by Maliki and his puppet-masters in Iran are actually playing into the hands of Turkey. Their strong push will help Ankara realize Plan B in bringing Sunni Arabs and Kurds together against the Shiite bloc. The KRG’s refusal to hand Hashemi over to Baghdad is a strong indicator in that sense.

The fact that Sunni-majority areas of Iraq have already been showing an interest in self-rule, autonomy or even separation reinforces the partition scenarios as well. Maliki’s dream of an absolute Shiite monopoly is serving as a catalyst for such an unprecedented development. In Sunni-majority Salahuddin province, for example, initial steps were taken to grant the province some kind of autonomy. The Salahuddin governorate council established Salahuddin “as an administrative and economic region within a unified Iraq” in October of last year. Now it is planning to hold a referendum on greater self-rule, a precursor to a federative solution or complete secession.

In his quest as strongman of Iraq and a prominent national figure, Maliki may have unintentionally opened a Pandora’s box for Iraq as calls for federal governance in Sunni-majority provinces may very well trigger similar calls in Shiite-dominated provinces. Several provinces in the Shiite-dominated region south of Baghdad, including Basra, have already attempted to create federal zones but were thwarted by Maliki himself. If Sunni areas move towards self-rule or separation, it would be difficult for Maliki to resist similar temptations in the Shiite areas. Iran would be more than happy to see that Arab identity is in tatters while the Shiite parts of Iraq will eventually be at the mercy of the mullah regime in Tehran.

While all hell breaks loose in Iraq amid sectarian clashes, Erdoğan vowed that Turkey would not sit idly by and watch the developments unfold from afar. In a speech delivered on Jan. 24, 2012, to the ruling Justice and Development Party (AK Party) parliamentary group, he signaled for the first time the shift in policy regarding Iraq. “Mr. Maliki should know this: If you engage in a violent process amid a sectarian conflict in Iraq, it will not be possible for us to keep silent about that,” he said. In a very clear reference to an arrest order for al-Hashemi, Erdoğan emphasized that he was not optimistic about the future of Iraq after “seeing an attitude in Iraqi politics that lays siege to its own coalition partners’ house with tanks, with armed vehicles.”

The contingency planning for the partition of Iraq may soon turn into a Turkish government policy if Maliki continues to stoke tensions with Sunni Arabs and Kurds that will trigger a fresh cycle of violence in Iraq. This issue was also discussed during the nearly one-and-a-half-hour-long meeting Erdoğan had with US President Barack Obama in Seoul on Sunday ahead of an international nuclear meeting.

I guess it would be such a shame for an Arab politician, Maliki, to sacrifice the beautiful country of Iraq to Persian-style tricky politics of divide-and-rule, although he may have secured the consolidation of Shiite majority rule in the short term. Officials in Ankara say Turkey will be left with no choice but to support partition on its own terms.

http://www.sundayszaman.com/sunday/columnistDetail_getNewsById.action?newsId=275456

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