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  • Non sa, non replica (di Horacio Verbitsky*)
    [ITA-ESP]

[15.03.2013]                           (trad. di B. Durruti per GilGuySparks)

Bergoglio sostiene nel suo libro che all’interno della Chiesa “si sapeva poco di tutto quello che stava succedendo. In un primo momento si sapeva poco o niente“.
Vale la pena di mettere a confronto questa affermazione con i documenti del Vescovado che ancora son tenuti segreti e con quelli del governo degli Stati Uniti che sono stati declassificati su richiesta delle organizzazioni che difendono i diritti umani. na02fo01
Il 10 maggio del 1976 si riunì l’Assemblea Plenaria dei Vescovi (“Military Board Meeting with the Executive Committee of the CEA, 15.IX.1976.” CEA Executive Committee. Box 24, Folder II. document 10937 ndt).
Ogni vescovo informò su quello che accadeva nella propria diocesi, in modo che tutti avessero un preciso panorama nazionale, appena sei settimane dopo il colpo di stato. Il cardinale Raul Primatesta disse che a Cordoba si erano verificati licenziamenti arbitrari e migliaia di sospensioni nelle fabbriche, che continuavano i rapimenti eseguiti da gruppi di paramilitari e che non conosceva il luogo [di detenzione ndt] di alcuni dei molti prigionieri. Si facevano irruzioni anche nelle parrocchie e un sacerdote era detenuto.
L’arcivescovo di Santa Fe, Vicente Zazpe parlò di corruzione, delle torture della polizia e di moltissimi prigionieri. Quello di Neuquén, Jaime de Nevares, disse che l’esercito tratteneva, torturava e teneva in carceri lontane persone nei cui confronti non venivano formulate accuse, le cui case erano saccheggiate e distrutte.
Altre persone erano scomparse, disse.
Il vescovo di Viedma, Miguel Hesayne, disse che la Chiesa doveva sostenere le famiglie dei detenuti scomparsi. Si rammaricava che i vescovi fossero stati divisi e che l’esercito potesse utilizzare alcuni vescovi contro gli altri. Per Hesayne, si doveva condannare la tortura come un’offesa alla dignità umana. I vescovi di Formosa, Posadas e Reconquista, Scozzina Pacifico, Jorge  Kemerer e Juan José Iriarte, dissero anche che all’altro capo del paese erano stati arrestati molti campesinos, non coinvolti in atti di violenza, e alcuni sacerdoti e laici consacrati, che avevano subito abusi e furti durante le incursioni. Il vescovo di La Rioja, Enrique Angelelli, disse che El Chamical, il capo della base aerea, aveva interrotto la sua omelia durante la Messa, che una canonica era stata chiusa, che diversi sacerdoti e suore, due seminaristi e anche il vicario generale della diocesi erano stati arrestati. Lo stesso vescovo fu rivisto come detenuto in un santuario popolare.

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CEA Executive Committee. Box 24, Folder II. document 10937

Secondo il vescovo Carlos Ponce de Leon a San Nicola si viveva in un clima di terrore. Quando intercedette per varie persone scomparse, il capo della zona di sicurezza locale, il colonnello Manuel Saint Amant, rispose con disprezzo:
Ho intenzione di farla finita con tutti coloro che sono con te, e con te ancora non posso perché sei vescovo“.

Dopo questi interventi e altri simili dei vescovi Antonio Aguirre (San Isidro), Antonio Quarracino (Avellaneda), Jorge Manuel Lopez (Corrientes) e Miguel Raspanti (Morón), la conferenza discusse su cosa fare: 19 vescovi volevano far conoscere quello che stava accadendo nel paese, ma 38 si opposero. Pertanto, il documento emesso, “Paese e Bene Comune”, chiedeva comprensione verso il governo militare e diceva che era sbagliato pretendere che le agenzie di sicurezza agissero “con chimica limpidità del tempo di pace, mentre il sangue scorre tutti i giorni.” Si considerava anche accettabile il sacrificio “di quella quota di libertà che la situazione richiede.Las Madres rogango para que la Iglesia deje de mirar para otro lado...obviamente, no hicieron nada...Ma si condannava “l’omicidio, con o senza previo sequestro, qualunque fosse la fazione dell’assassinato“. Postulando in questo modo un’improbabile equivalenza.
Il nunzio apostolico Pio Laghi ricevette informazioni da diplomatici occidentali accreditati a Buenos Aires. Ogni quindici giorni, funzionari provenienti da 32 Paesi si scambiavano informazioni. Il 19 maggio, confessava la sua preoccupazione:
Se venisse alla luce il trattamento che le autorità che effettuano gli arresti, riservano ai prigionieri, l’immagine del governo argentino sarebbe tanto cattiva quanto quella del [governo ndt] cileno, e sarà solo una questione di tempo prima che ciò accada“.
Due anni e mezzo più tardi, il 22 dicembre 1978, il Segretario della Nunziatura, Kevin Mullen disse ai funzionari dell’ambasciata degli Stati Uniti che “un ufficiale di altissimo rango dell’esercito aveva informato Pio Laghi che le  Forze Armate durante la loro campagna antisovversiva erano state costrette a ‘prendersi cura’ di 15.000 persone“.

*Horacio Verbitsky (Buenos Aires, 11 febbraio 1942) è giornalista, scrittore e militante politico rivoluzionario argentino. È uno dei principali esponenti del movimento argentino per la difesa dei diritti umani e tra i responsabili della sezione americana di Human Rights Watch. Editorialista del giornale argentino Página/12, collabora con El País, New York Times e Wall Street Journal ed insegna alla Fundación para un Nuevo Periodismo Iberoamericano, fondata da Gabriel García Márquez

http://iglesiaydictadura.wordpress.com/2010/04/15/no-sabe-no-contesta-por-horacio-verbitsky/

a-venia-del-fascismo

  • Listado del clero cómplice

Capellanes militares y policiales.

– P. José Menestrina. Capellán Mayor.
– P. Astigueta. Capellán Fuerza Aérea Córdoba.
– P. Gallardo. Capellán III Cuerpo de Ejército Córdoba. (La Perla).
– P Julio Mackinon. Capellán Militar. Córdoba.
– P. Regueiro. Capellán Liceo Militar Gral. Paz. Córdoba.
– P. Ala. Salesiano.
– P. Felipe Perlanda López. Capellán Servicios Penitenciarios.
– P. Francisco Priorello. Capellán Campo de Mayo.
– P. Guadagnoli. Capellán 2° Cuerpo de Ejército.
– P. Astolfi. Capellán Militar.
– P. Biagoli. Capellán Fuerza Aérea.
– P. Armando Monzón. Capellán Ser. Cuerpo de Ejército.
– P. Félix Ignacio Olmedo. Capellán Policía Federal.
– P. Pedro Fernández. Capellán ESMA.
– P. Christian Von Wernich. Capellán Policía Pcia. de Buenos Aires.
– P. Alejandro Cacabello. Capellán Auxiliar Comando Sanidad del Ejército.
– P. Manuel Jorge Cabello. Secretario Canciller del Vicariato Castrense.
– P. Eugenio Segundo Zitelli. Capellán Jefatura Policía de Rosario.
– P. Ortiz.
– P. Dusso.
– Mons. Emilio Teodoro Graselli. Capellán Castrense y Secretario Privado de Mons. Tortolo y Mons. Medina.

Obispos Procesistas

– Mons. Victorio Bonamín. Vicario General del Ejército. Mons. Adolfo Tórtolo. Obispo de Paraná, Vicario de las FFAA y presidente de la CEA.
– Mons. Pio Laghi. Italiano. Nuncio Papal.
– Mons. José Miguel Medina. Vicario Mayor del Ejército. Mons..luan Carlos Aramburu. – Arzobispo de Buenos Aires. Cardenal y presidente de la CEA.
– Mons. Antonio Plaza. Obispo de La Plata.
– Mons. Ildefonso Sansierra. Obispo de San Juan.
– Mons. Rómulo Garúa. Obispo de Mar del Plata.
– Mons. Octavio N. Derisi. Rector de la UCA y Obispo Auxiliar de La Plata.
– Mons. Guillermo Bolatti. Obispo de Rosario.
– Mons. Antonio Quarracino. Obispo de Avellaneda. Presidente del CELAM. Actual Cardenal, Arzobispo de Buenos Aires y Presidente de la CEA.
– Mons. Carlos Mariano Pérez. Obispo de Salta.
– Mons. Raúl Primatesta. Obispo de Córdoba.
-Cardenal. Mons. Rubén Di Monte. Obispo Auxiliar de Avellaneda.
– Mons. Jorge Meyer, Obispo de Bahía Blanca.
– Mons. Emilio Ogñenovich. Obispo de Mercedes.
– Mons. Horacio A. Bozzoli. Obispo Auxiliar de Buenos Aires y luego Obispo de Tucumán.
– Mons. Pedro A. Torres Farsas. Obispo de Catamarca.
– Mons. Jorge Manuel López. Obispo de Corrientes y luego de Rosario.
– Mons. Elso Desiderio Collino. Obispo de Lomas de Zamora.
– Mons. Manuel Guirao. Obispo de Orán, luego de Santiago del Estero.
– Mons. Italo Di Stéfano. Obispo de Roque Sáenz Peña y luego, Obispo de San Juan.
– Mons. Jorge Carlos Carreras. Obispo de San Justo.
– Mons. Juan Rodolfo Laise. Obispo de San Luis.
– Mons. Adolfo R. Arana. Obispo de Santa Rosa.

http://iglesiaydictadura.wordpress.com/2010/05/02/listado-del-clero-complice/

http://www.desaparecidos.org/nuncamas/web/investig/dosigles/05.htm

afiche

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[15.03.2013]

Bergoglio sostiene en su libro que en la Iglesia “se fue conociendo de a poco todo lo que estaba pasando. Al principio se sabía poco y nada”. Vale la pena cotejar esta afirmación con los documentos del Episcopado que aún se mantienen en secreto y con los del gobierno de los Estados Unidos que fueron desclasificados a pedido de los organismos defensores de los derechos humanos.

El 10 de mayo de 1976, se reunió la Asamblea Plenaria del Episcopado. Cada obispo informó sobre lo que ocurrió en su diócesis, de modo que todos tuvieron un panorama nacional preciso, apenas seis semanas después del golpe. El cardenal Raúl Primatesta dijo que en Córdoba se producían despidos arbitrarios y miles de suspensiones en las fábricas, proseguían los secuestros ejecutados por grupos parapoliciales y se desconocía la ubicación de algunos de los muchos presos. También se allanaban parroquias y había un sacerdote detenido. El arzobispo de Santa Fe, Vicente Zazpe, habló de corrupción, torturas policiales y muchísimos presos. El de Neuquén, Jaime de Nevares, contó que el Ejército detenía, torturaba y remitía a cárceles lejanas a personas contra las que no se formulaban cargos, cuyas viviendas saqueaba y destruía. Otras personas estaban desaparecidas, dijo. El obispo de Viedma, Miguel Hesayne, dijo que la Iglesia debía apoyar a los familiares de las personas detenidas-desaparecidas. Lamentó que el Episcopado estuviera dividido y los militares pudieran valerse de unos obispos en contra de otros. Para Hesayne, debía condenarse la tortura, como ofensa a la dignidad humana. Los obispos de Formosa, Posadas y Reconquista, Pacífico Scozzina, Jorge Kémerer y Juan José Iriarte, contaron que también en el otro extremo del país fueron detenidos muchos campesinos sin participación en hechos de violencia y algunos sacerdotes y laicos consagrados, que padecieron maltratos y robos durante los allanamientos. El obispo de La Rioja, Enrique Angelelli, contó que el jefe de la base áerea de El Chamical había interrumpido su homilía durante la misa, una casa parroquial había sido clausurada, varios sacerdotes y religiosas, dos seminaristas e incluso el vicario general de la diócesis fueron detenidos. El propio obispo fue revisado como un reo en un santuario popular.

Según el obispo Carlos Ponce de León en San Nicolás se vivía un clima de terror. Cuando intercedió por varias personas de-saparecidas, el jefe del área de seguridad local, coronel Manuel Saint Amant, le respondió con desdén:

–Voy a hacer desaparecer a todos los que están con usted, y a usted todavía no puedo porque es obispo.

Luego de esas intervenciones y de otras similares de los obispos Antonio Aguirre (San Isidro), Antonio Quarracino (Avellaneda), Jorge Manuel López (Corrientes) y Miguel Raspanti (Morón), la conferencia debatió qué hacer: 19 obispos querían difundir lo que pasaba en el país, pero 38 se opusieron. Por eso, el documento que emitieron, “País y Bien Común”, pidió comprensión hacia el gobierno militar y dijo que era equivocado pretender que los organismos de seguridad actuaran “con pureza química de tiempo de paz, mientras corre sangre cada día”. También consideraba aceptable el sacrificio de “aquella cuota de libertad que la coyuntura pide”. En cambio condenó como pecado “el asesinar, con secuestro previo o sin él, cualquiera sea el bando del asesinado”. Postuló así una improbable equivalencia. El nuncio Pio Laghi recibía información de los diplomáticos occidentales acreditados en Buenos Aires. Cada quince días, funcionarios de 32 países intercambiaban información. El 19 de mayo se confesaron su preocupación: “Si saliera a luz el tratamiento que dan a los prisioneros las autoridades que efectúan los arrestos, la imagen del gobierno argentino sería tan mala como la del chileno, y sólo será cuestión de tiempo que esto ocurra”. Dos años y medio después, el 22 de diciembre de 1978, el secretario de la nunciatura, Kevin Mullen comunicó a funcionarios de la embajada estadounidense que “un oficial de la más alta jerarquía del Ejército había informado a Laghi que durante su campaña antisubversiva las Fuerzas Armadas se habían visto obligadas a ‘encargarse’ de 15.000 personas”.

http://iglesiaydictadura.wordpress.com/2010/04/15/no-sabe-no-contesta-por-horacio-verbitsky/

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