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Rebelión
[31.03.2013] di Lilliam Oviedo          (trad. di B. Durruti per GilGuySparks)

Lo sviluppo di velivoli senza pilota in grado di lanciare missili da un confortevole ufficio contro obiettivi che lo stratega autorizzato definisce come legittimi, ha ricevuto un forte impulso sotto la presidenza di Barack Obama.
A livello locale, abbiamo visto che nel mese di luglio dello scorso anno, la guerra alla droga è stato il pretesto affinché la “durissima” Janet Reno giungesse a Santo Domingo per introdurre il Predator dall’ufficio di Leonel Fernandez.
Non cessa di manifestarsi qui la convergenza tra arroganza imperiale e disgustoso accondiscendimento.
Ma questo fatto ha un’origine globale, ed è identificabile.

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Lo scorso dicembre, il ministro degli Interni del Pakistan ha riferito che, nel suo paese, più di 1.800 civili sono morti in 336 attacchi di droni, la maggior parte lanciati dall’Afghanistan. Questi assalti hanno avuto inizio durante la presidenza di George W. Bush e si sono intensificati sotto la presidenza di Barack Obama. Continuità nell’uso della forza, senza dubbio.

Sconosciuti in questo settore sono i nomi dei morti innocenti, ma, per quanto ridotta a un numero, l’informazione è scandalosa. Quando nelle agenzie dirette da Washington si ricorre al silenzio e alla distorsione, è perché il dato certo rasenta l’inaccettabile.

L’Ufficio del Giornalismo Investigativo, un’organizzazione britannica, stima che i droni americani hanno ucciso circa 3000 persone in Yemen, Somalia e Pakistan.
Due di loro, Anwar al-Awlaki e suo figlio di 16 anni, erano cittadini statunitensi.

Recentemente, il senatore Lindsey Graham (R-CS) ha dichiarato: “ne abbiamo uccisi 4,700“. Certo, non faceva distinzione tra civili e combattenti, e tanto meno ha fatto riferimento alle immagini, trasmesse in tutto il mondo, dei bambini trasformati in cadaveri dagli attacchi dei droni.

Si tratta di un punto di accordo tra Obama e l’estrema destra. La differenza è nella forma: il senatore Graham, di confessione battista, mostra con orgoglio una cifra, mentre Obama nega che siano molti i morti civili e dice che gli attacchi dei droni non causano “danni collaterali” del livello che si racconta. Tacita risposta a coloro che lo esortarono ad agire per rendersi degno del Nobel per la Pace che ricevette all’inizio della sua amministrazione!

Per molti analisti statunitensi la preoccupazione risiede nel danno che causa alle libertà civili il fatto che al presidente sia stato concesso il potere di ordinare attacchi contro cittadini del proprio paese, anche all’interno del proprio territorio.
Il procuratore generale Eric Holder ha detto che droni potrebbero essere utilizzati contro americani fuori degli Stati Uniti e “in casi estremi“, all’interno degli Stati Uniti.

Quelli che considerano esagerate le denuncie dal Pakistan e dall’Afghanistan sulle persone che sono morte nel tentativo di aiutare altri che erano stati feriti, hanno dovuto rettificare e chiedere un’indagine quando un reporter del Washington Post (Joby Warrick), nel suo libro The Triple agent, riferì che c’era stato l’attacco di un drone contro il funerale di un talebano. Il giornalista fuggì, ma “decine di civili, compresi i bambini” furono assassinati in quell’attacco.

Se si hanno attacchi diretti contro il pubblico che partecipa ad un funerale, perché non potrebbero esserci ripetuti attacchi per uccidere coloro che stanno prestando aiuto a una persona gravemente ferita?

Ma, d’altra parte, la “democrazia” statunitense possiede un qualche meccanismo affinché i funzionari decidano quali sono le situazioni estreme?

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Si riferisce dell’uso di droni lungo il confine con il Messico da parte della Dogana e della Pattuglia di Confine. Centinaia di permessi per droni sono stati concessi alle università, ai dipartimenti di polizia e ad altre agenzie governative. Il Pentagono e la CIA li utilizzano in forma segreta e con la frequenza che ritengono opportuna.

Casi estremi, obiettivi legittimi, e altri concetti che nessuno sarebbe in grado di definire, forniscono il sostegno “istituzionale” all’uso dei droni. Le migliaia di morti tra i civili (adulti e bambini) sono danni collaterali, e, naturalmente, la lotta contro la droga e la persecuzione dei senza documenti (criminalizzando con criteri dell’estrema destra l’immigrazione irregolare), completano il quadro della guerra contro il “terrorismo” allo scopo di portare i dispositivi ad altre aree, tra cui quella che sia Janet Reno e Leonel Fernandez considerano il “cortile di casa” degli Stati Uniti.

Non è un caso che la prima relazione su una morte con un drone si registri poco dopo il crollo delle Torri Gemelle, fatto che è servito agli Stati Uniti come pretesto per costituire un unico esercito con le forze armate dei paesi poveri e delle grandi potenze, mettendosi a capo della cosiddetta guerra al terrore. Nel novembre 2001, in Afghanistan, uccisero Mohammed Atef, un comandante di Al Qaeda.

L’uccisione mirata di Osama Bin Laden nel 2011, con il waoo! dell’allora segretario di Stato Hillary Clinton, è solo un episodio tra i tanti che costituiscono la prova del fatto che, nel momento in cui la potenza americana sente minacciata la propria egemonia politica ed economica, tenta di aumentare il proprio potere e la forza perfezionando le tecniche di uccisione …

In questa situazione governa il Nobel per la Pace, ed è disposto a fare tutto ciò che è necessario per preservare la condizione di potenza egemone nel sistema imperialista! Chi ha detto che Obama è un agente di cambiamento?

http://www.rebelion.org/noticia.php?id=166033

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  • Asesinatos y asaltos con drones en la trayectoria de un Nobel de la Paz
[31.03.2013] di Lilliam Oviedo

El desarrollo de los aviones no tripulados, que permite lanzar misiles desde una confortable oficina contra objetivos que el estratega autorizado defina como legítimos, ha recibido un fuerte impulso durante el gobierno de Barack Obama. En el ámbito local, vimos que, en julio del año pasado, la lucha contra la droga fue el pretexto para que la “durísima” Janet Reno viniera a Santo Domingo a introducir, desde el despacho de Leonel Fernández, el Predator. No deja de manifestarse aquí la conjunción entre la prepotencia imperial y el asqueroso entreguismo.

Pero este hecho tiene un origen global, y es identificable.

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En diciembre pasado, el ministro de Interior de Pakistán denunció que, en su país, más de 1,800 civiles habían muerto en 336 ataques con drones, casi todos lanzados desde Afganistán. Estos asaltos comenzaron durante el gobierno de George W. Bush y se han intensificado durante el gobierno de Barack Obama. Continuidad en el uso de la fuerza, sin duda.

Son desconocidos en esta zona los nombres de los inocentes muertos, pero, aún reducida a una cifra, la información es escandalosa. Cuando en agencias dirigidas desde Washington se recurre al silencio y a la distorsión, es porque el dato cierto raya en lo inaceptable.

El Buró de Periodismo Investigativo, una organización británica, estima que drones norteamericanos han matado a unas 3 000 personas en Yemen, Somalia y Pakistán. Dos de ellas, Anwar al-Awlaki y su hijo de 16 años, eran ciudadanos norteamericanos.

Recientemente, el senador Lindsey Graham (republicano por Carolina del Sur) dijo que “hemos matado a 4,700”. Claro, no hizo distinción entre civiles y combatientes, y mucho menos se refirió a las imágenes, difundidas en todo el mundo, de niños convertidos en cadáveres por ataques con aviones no tripulados.

Es un punto de coincidencia entre Obama y la ultraderecha. La diferencia es de forma: el senador Graham, bautista de confesión, exhibe con orgullo una cifra, mientras Obama niega que sean muchos los civiles muertos y dice que los asaltos con drones no producen “daños colaterales” en el nivel que se cuenta. ¡Tácita respuesta a quienes lo exhortaron a actuar para hacerse merecedor del Nobel de la Paz que recibió al inicio de su gestión!

Para muchos analistas estadounidenses la preocupación radica en la lesión que causa a las libertades públicas el hecho de que el presidente haya sido dotado de la facultad para ordenar ataques contra ciudadanos de su país, incluso dentro de su territorio. El fiscal general, Eric Holder, dijo que se podría usar drones contra norteamericanos fuera de Estados Unidos y, “en casos extremos”, dentro de Estados Unidos.

Quienes consideraron exageradas las denuncias desde Pakistán y desde Afganistán sobre personas que murieron cuando se disponían a ayudar a otras que habían sido heridas, tuvieron que rectificar y pedir una investigación cuando un periodista de The Washington Post (Joby Warrick), en su libro The Triple Agent, relató que hubo un ataque de un avión no tripulado contra el funeral de un talibán. El periodista escapó, pero “decenas de civiles, incluyendo niños”, fueron asesinados en ese ataque.

Si hay asaltos dirigidos al público que asiste a un funeral, ¿por qué no podría haber ataques reiterados para acabar con quienes van a dar auxilio a una persona gravemente herida?

Pero, por otro lado, ¿tiene la “democracia” estadounidense algún mecanismo para que los funcionarios decidan cuáles son las circunstancias extremas?

Se reporta el uso de aviones no tripulados a lo largo de la frontera con México por la Aduana y por la Patrulla Fronteriza. Cientos de permisos de drones han sido otorgados a universidades, departamentos de policía y otras agencias gubernamentales. El Pentágono y la Agencia Central de Inteligencia los utilizan de manera secreta y con la frecuencia que estimen conveniente.

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Casos extremos, objetivos legítimos, y otros conceptos que nadie estaría en condiciones de definir, constituyen el sustento “institucional” del uso de aviones no tripulados. Los miles de civiles muertos (adultos y niños) son daños colaterales, y, por supuesto, la lucha contra las drogas y la persecución a los indocumentados (criminalizando con criterio ultraderechista la migración sin documentos), completan el marco de la guerra contra el “terrorismo” para llevar los aparatos a otras zonas, incluyendo la que, tanto Janet Reno como Leonel Fernández consideran “el patio trasero” de Estados Unidos.

No es casual que el primer reporte de muerte con un avión no tripulado se registre poco después del derrumbe de las Torres Gemelas, hecho que sirvió de pretexto para que Estados Unidos constituyera un solo ejército con los cuerpos armados de los países pobres y de las grandes potencias, poniéndose a la cabeza de la mal llamada guerra contra el terrorismo. En noviembre del año 2001, en Afganistán, dispararon contra Mohammed Atef, un jefe de Al Qaeda.

El asesinato dirigido de Osama Bin Laden en el año 2011, con el ¡waoo! De la entonces secretaria de Estado Hillary Clinton, es solo un episodio entre los muchos que constituyen una prueba de que, en un momento en el que el poder estadounidense entiende amenazada su hegemonía política y económica, trata de aumentar su poderío y su fuerza perfeccionando las técnicas para matar… ¡En esta coyuntura gobierna el Nobel de la Paz, y está dispuesto a hacer lo que sea preciso para preservar la condición de potencia hegemónica en el orden imperialista! ¿Quién dijo que Obama es agente de cambio?

http://www.rebelion.org/noticia.php?id=166033

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