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[31.03.2013] di Karim

Nella mattina del 23 marzo, il governo di Nicosia fa sapere via radio che ha raggiunto un accordo con i ministri delle finanze dell’Eurozona, per ottenere 10 miliardi di euro dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale. Siamo abituati a questo genere di accordi e sappiamo che ogni prestito è costato caro al proletariato, che ha dovuto subire i noti piani di austerity: tagli ai salari, ai servizi, alle pensioni, aumento del carico fiscale, inflazione ecc.

Questa volta la condizione che si voleva imporre su Cipro è inedita. Infatti, in cambio dei 10 miliardi di euro, si chiedeva al governo cipriota il prelievo forzoso dai conti bancari, per il 9,9% sui depositi superiori ai 100’000 euro e il 6,75% sui depositi inferiori. Proprio così. Con una mano il governo avrebbe intascato 10 miliardi, per “risollevare l’economia dell’isola”, con l’altra, richiamando tutti alla responsabilità, si sarebbe dovuto riprendere 5,8 miliardi di euro direttamente dai conti in banca. La decisione è stata comunicata via radio, il 16 mattina. Contemporaneamente tutti gli sportelli delle banche hanno chiuso, per l’immediata ondata di persone che è andata a ritirare i propri soldi.
Il governo ha inoltre immediatamente bloccato ogni possibilità di trasferire il denaro via Internet.
Lunedì 18 marzo – manco a farlo apposta – ricorreva una festività ortodossa, il “lunedì pulito”. Il giorno dopo i supercalcolatori avrebbero dovuto iniziare i prelievi. Il Ministro delle Finanze cipriota, Michael Sarris, nel comunicato radio diceva che:

molti più soldi sarebbero andati perduti con una bancarotta del sistema bancario o del paese […] questo provvedimento è servito anche per evitare ulteriori tagli ai salari ed alle pensioni.

Curioso. Ovviamente si tratta una magrissima consolazione.

Il 20 marzo il parlamento cipriota vota contro il provvedimento governativo e le imposizioni volute dalla Troika: chiaramente i politici temono le conseguenze politiche di un provvedimento così duro. Nonostante il voto contrario, circa 1000 persone hanno manifestato sotto il parlamento contro ogni piano o misura anti-proletaria.

Intanto Sarris è volato a Mosca. L’imperialismo russo infatti offrirebbe un’estensione di credi di 2,5 miliardi di euro in cambio dei giacimenti di gas scoperti al largo dell’isola, cui sarebbe interessata la Gazprom. I capitalisti russi, tuttavia esigono anche maggiori garanzie. Infatti, nelle banche cipriote sono depositati grandissimi capitali russi, anche di dubbia provenienza. Chiaramente, Cipro si trova ad un crocevia storico. Deve decidere in pochissimo tempo del suo futuro, e in quale blocco imperialistico schierarsi.

Infatti, le altre “soluzioni” tramate nelle stanze del governo cipriota comunque sarebbero state insufficienti. Fra le tante che si vociferano vi è l’idea di trasformare i fondi pensione in bond. Ma questa soluzione, come altre soluzioni non possono accontentare i creditori.

Finalmente, il 23 marzo Sarris accetta la seconda offerta dell’Eurogruppo: un prelievo forzoso del 20% su tutti i conti superiori ai 100’000€ ed un tetto di 100€ nei prelievi dei bancomat. Inoltre Cipro ha dovuto accettare una difficile ristrutturazione del sistema bancario cipriota. La Laiki Bank, sarà chiusa. I depositi, anche qui, inferiori ai 100’000 € saranno garantiti dalle istituzioni finanziarie europee, mentre quelli superiori saranno congelati o convertiti in obbligazioni dello stato. Il destino della Cyprus Bank è ancora da definirsi in sede di Troika. Dunque la bilancia vuole che 10 miliardi li mette l’Unione Europea, purché 7 miliardi li trova Cipro senza toccare i fondi inferiori ai 100’000€. In due parole, si chiede un vero e proprio atto di fedeltà alle istituzioni europee, e la rottura con gli interessi dei capitalisti russi, che in questo modo saranno spogliati, secondo certe fonti, anche del 40% dei loro patrimoni. Ragionevolmente questa soluzione troverà la maggioranza in parlamento.

La situazione cipriota deve essere letta su due piani: il piano dell’affronto di classe, che vede un tentativo di esproprio da parte capitalista dei risparmi proletari; ed il piano imperialistico che vede l’isola in bilico fra due sfere imperialistiche contrapposte. Il fatto che le istituzioni dell’imperialismo europeo, capeggiate certamente dal capitale tedesco, si vogliano assicurare, ora, che non vengano toccati i proletari ciprioti direttamente, infatti, è motivabile dal timore che un eventuale aperto scontro di classe possa aprirsi su una scala continentale. I proletari ciprioti nonostante il clima di altissima tensione, in questi giorni hanno dato vita a piccole manifestazioni spontanee nei quartieri di Nicosia, al grido di “pane e lavoro, non fame e disoccupazione!” Questo grido, ingenuo, ma allo stesso tempo pericoloso, dal momento che non riesce ad essere accontentato, preoccupa il cuore imperialistico europeo, che ha così preferito scaricare la propria tensione intimamente sociale, su un piano di scontro imperialistico, espropriando la borghesia russa, e rimandando nel tempo lo scontro di classe.

La soluzione cipriota alla crisi si dice che potrebbe essere esportata a Malta ed in Lussemburgo, dove analogamente a Cipro, sono grandi i depositari esteri di capitali. Eppure, la situazione cipriota, si sta replicando in questi giorni in Slovenia. Con la differenza, che qui non esistono capitalisti russi o chicchessia da espropriare al posto dei proletari.

L’imperialismo inoltra nel tempo lo scontro di classe, ed è nostro dovere di rivoluzionari lavorare per sfruttare al massimo il tempo a disposizione per il rafforzamento della Tendenza Comunista Internazionalista, perché la lotta di classe che si prospetta si renda lotta rivoluzionaria per il superamento del capitalismo.

http://www.leftcom.org/it/articles/2013-03-31/prelievi-forzosi-la-%E2%80%9Csoluzione%E2%80%9D-alla-crisi-cipriota

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