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[06.04.2013] di Eva Golinger           (trad. di B. Durruti per GilGuySparks)

La decisione di “farla finita” con il presidente Hugo Chavez venne presa nel momento in cui gli Stati Uniti crearono la missione speciale di intelligence per il Venezuela nel 2006. Un mese dopo la morte del presidente Hugo Chávez, persistono sospetti e speculazioni riguardo alla vera causa della sua morte.
Il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, ha annunciato la formazione di una commissione presidenziale con “i migliori scienziati e tecnici del mondo” per determinare se a Chavez sia stata inoculata la malattia del cancro, provocandone la morte. Maduro e altri membri del governo venezuelano hanno espresso la loro certezza in merito alla possibile inoculazione del cancro, sostenendo che mancano solo le “ricerche scientifiche” ad evidenziarla.

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E’ possibile che al Presidente Chavez sia stata indotta la sua malattia, con il conseguente suo assassinio?
Per gli scettici di sempre, questa possibilità sembra una favola, un qualcosa di fantascientifico prodotto a Hollywood. Tuttavia, le prove incontrovertibili dello sviluppo del cancro come arma biologica, creata allo scopo di assassinare leader politici non poco convenienti, esistono. Inoltre, i rapporti interni del governo degli Stati Uniti dimostrano in modo inequivocabile come il presidente Hugo Chavez sia stato uno dei principali obiettivi dei più potenti e nefasti interessi di Washington.

Come ha spiegato in Venezuela il direttore del quotidiano Ultimas Noticias, Eleazar Diaz Rangel, nel suo pezzo “Cancro inoculato?” dello scorso 17 marzo, “campioni della biopsia [di Chavez] inviati a laboratori specializzati in Brasile, Cina, Russia e, con nome fittizio, negli Stati Uniti d’America, hanno confermato che si trattava di cellule che non avevano uguali, di una forma estremamente aggressiva e apparentemente sconosciuta“. La natura aggressiva e sconosciuta della malattia del Presidente Chavez, oltre alla mancanza di forme ereditarie di cancro nella sua famiglia, indicano chiaramente la reale possibilità che il leader della Rivoluzione Bolivariana sia stato assassinato.

Nel mirino dell’impero

Dalla sua prima vittoria elettorale, il governo degli Stati Uniti teneva gli occhi su Hugo Chavez. In un primo tempo, non dava credito al suo discorso rivoluzionario e sottostimava la sua capacità di leadership e di mantenere le sue promesse.
Anche se dal 4 febbraio del 1992, quando Chavez guidò una ribellione militare contro il governo di Carlos Andrés Pérez, stretto alleato di Washington, il Dipartimento di Stato lo inserì nella sua lista nera, definendolo un “terrorista” e negandogli il rilascio del visto per entrare nel territorio degli Stati Uniti, nella stessa maniera, quando vinse la presidenza del Venezuela nel 1998, gli rilasciò il visto e fu invitato a far parte del ‘club dei potenti’. Chavez rifiutò tutte queste offerte, che giunsero anche attraverso altri capi di stato dei paesi alleati di Washington, come dalla Spagna, e da potenti uomini d’affari interessati a mantenere il loro controllo sul petrolio e sul mercato venezuelano.
Quando divenne chiaro che il presidente Hugo Chavez non era ‘comprabile’, attivarono il piano per rovesciarlo. Lavorando in unione con le imprese, i politici e i militari tradizionalmente alleati degli Stati Uniti, misero in atto un colpo di stato contro Chavez nell’aprile del 2002 con l’intenzione non solo di rovesciarne il potere, ma anche di assassinarlo.
Documenti del Dipartimento di Stato dei giorni precedenti il colpo di stato affermano che c’era un piano per assassinare Chavez durante il golpe. Anche lo stesso assistente del segretario di stato di allora, Otto Reich, disse di essere a conoscenza di un piano per assassinare il presidente Chavez nel 2002.
Chavez stesso una volta dichiarò durante un discorso pubblico che l’ambasciatore americano Charles Shapiro, che ebbe un ruolo di primo piano come coordinatore della destabilizzazione contro di lui, lo aveva chiamato nelle settimane prima del colpo di stato per informarlo del piano per assassinarlo che preparavano alcuni settori dell’opposizione. Sembra che Washington stesse giocando su entrambi i tavoli, per ogni evenienza.
Tuttavia, a causa del grande sostegno che Chavez aveva presso il popolo venezuelano e le Forze Armate leali, tale piano di assassinio venne sventato e il colpo di stato fu sconfitto. Ma il piano rimaneva attivo.

Washington incrementò il suo finanziamento milionario ai gruppi dell’opposizione, istituì a Caracas un Ufficio di Iniziative verso la Transizione dell’Agenzia Internazionale per lo Sviluppo (USAID) e iniziò a muovere i propri pezzi dentro i media privati ​​e nell’industria petrolifera.
Dal dicembre 2002 al febbraio 2003 essi ottennero il sabotaggio economico più dannoso nella storia del paese, distruggendo quasi l’industria del petrolio e la compagnia di stato PDVSA, provocando più di 20.000 milioni di dollari di danni all’economia venezuelana. Il governo degli Stati Uniti chiese “elezioni anticipate” per rimuovere il presidente Chávez, anche se questo assunto non era contemplato nella Costituzione. Dopo 64 giorni di sabotaggio, di propaganda brutale attraverso i media privati ​​24 ore al giorno e un collasso totale della produzione e della distribuzione internazionale di prodotti di consumo, il popolo venezuelano resistette ed riuscì a sconfiggere questo secondo tentativo di rompere la linea costituzionale. Chavez proseguì il suo incarico, per il quale era stato eletto democraticamente, e il paese cominciò a riprendersi dall’immenso danno fatto dagli avversari (che chiamavano se stessi la ‘società civile’) sostenuti da Washington.

chavez-somos-todosL’anno seguente, nel maggio 2004, un piano per assassinare il presidente Chavez fu scoperto e impedito dalle forze di sicurezza del Venezuela. Più di 100 paramilitari colombiani furono arrestati in una fattoria alla periferia di Caracas. La proprietà apparteneva al cubano-venezuelano Robert Alonso, fratello della più famosa e rabbiosamente antichavista Maria Conchita Alonso. I colombiani, che indossavano uniformi delle Forze Armate venezuelane, erano stati ingaggiati per assassinare il presidente Chavez nel palazzo presidenziale.
Cinque anni prima, nel dicembre 1999, il governo della Colombia aveva messo in guardia il Presidente Chavez riguardo un piano dei paramilitari colombiani per assassinarlo nel corso di una visita alla città di confine di San Cristobal.
Oggi vado a San Cristobal e ieri ho avuto l’informazione che ci sono informazioni, passatemi la ridondanza, che a San Cristobal potrebbe esserci un gruppo di paramilitari colombiani“, denunciò Chavez la mattina in un’intervista della TV Globovision.
L’informazione “in realtà era ufficiale, il nostro ambasciatore in Colombia, [Fernando Gerbasi] venne chiamato dal Ministero degli Esteri colombiano a Bogotà un mese fa e gli venne ufficialmente comunicato che i paramilitari colombiani […] avevano un piano per assassinare il presidente del Venezuela“, precisò. (Vedi: ‘paramilitari colombiani per assassinare il piano di Chavez’, www.panamaamerica.com.pa, 10/12/1999).

Nel 2005, Chavez era divenuto un mal di testa per il governo degli Stati Uniti e i suoi sforzi per rovesciarlo non solo non avevano funzionato, ma avevano avuto l’effetto opposto. La popolarità di Chavez continuava ad aumentare, il suo progetto socialista bolivariano cresceva e così anche la sua influenza regionale.
Per Washington Chavez non era un “motivo di preoccupazione“, ma un vero e proprio nemico. Un documento del Centro per gli Studi Strategici dell’Esercito degli Stati Uniti del 2005, scritto dal colonnello Max Manwaring, dal titolo ‘Il socialismo bolivariano del Venezuela di Hugo Chavez e la guerra asimmetrica‘, descriveva il presidente venezuelano come un “concorrente intelligente” contro il quale si doveva combattere in una forma “asimmetrica“. Le regole tradizionali di guerra non avevano effetto contro Chavez, bisognava inventare qualcosa di nuovo.

Nel 2006, la neocostituita Direzione di Intelligence Nazionale, che coordinava le 16 agenzie di intelligence negli Stati Uniti,  nominò tre missioni speciali di intelligence che meritano un’attenzione speciale per il loro interesse strategico. Le missioni si occupavano di paesi: una per l’Iran, una per la Corea del Nord, e la terza per Venezuela e Cuba. Non c’è dubbio che Corea del Nord e Iran siano apertamente nemici dichiarati per Washington, e pure Cuba, per quanto non costituisca una reale minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti. Ma l’inclusione del Venezuela in questa operazione di intelligence di altissimo livello del governo degli Stati Uniti non aveva senso, a meno che Washington non avesse già segretamente dichiarato il presidente Hugo Chavez come un bersaglio diretto delle sue azioni clandestine.
Questa missione speciale di intelligence è stata gestita con il più alto livello di segretezza all’interno del governo degli Stati Uniti.
Si è appreso che fu guidata da veterani della CIA di profonda capacità, tra cui Norman A. Bailey, con oltre 25 anni nelle operazioni segrete della CIA durante la Guerra Fredda, che apparteneva all’elite di intelligence degli Stati Uniti.
Un documento della Direzione Nazionale di Intelligence del 23 agosto 2010 ha spiegato che queste missioni in Corea del Nord, Cuba, Venezuela e Iran “guidano la comunità di intelligence a livello strategico… Le loro aree di interesse sono indicate come obiettivi ad alta priorità dai più alti livelli di governo.

Nel caso del Venezuela, a differenza della Corea del Nord, dell’Iran e di Cuba, Washington ha avuto accesso diretto a tutti i settori della società e anche all’interno del governo venezuelano. Con il suo finanziamento miliardario ha continuato ad alimentare la destabilizzazione del paese e a mantenere viva l’opposizione. Anche cercando di infiltrarsi e di penetrare le Forze Armate venezuelane per reclutare spie e causare ribellioni contro il presidente Chavez.

Nel 2006 e più recentemente nel marzo 2013, quattro addetti militari che stavano lavorando per l’Ambasciata degli Stati Uniti a Caracas furono espulsi dal governo venezuelano per le loro attività di ingerenza.
Dal Congresso degli Stati Uniti a Washington, alcuni legislatori richiedevano azioni aggressive contro il Venezuela per minare il governo di Chavez, in particolare l’ex membro del Congresso della Florida, Connie Mack, che insistette, senza successo, per includere il Venezuela nella lista degli stati terroristi della Casa Bianca.

Nel 2009, il Pentagono ha firmato un accordo militare con la Colombia allo scopo di occupare sette basi militari nel loro paese. Un documento dell’Air Force statunitense affermava che l’uso di queste basi a Palanquero, in Colombia, sarebbe servito per “combattere i governi anti-americani nella regione“, riferendosi al Venezuela.
In diverse occasioni negli ultimi anni, Chavez denunciò l’incursione non autorizzata di aerei militari e navi in ​​Venezuela.

Altri piani di assassinio contro il Presidente Chavez sono stati denunciati e smantellati nel corso degli anni, ciascuno di questi è fallito perché scoperto.
Nel frattempo, la missione speciale di intelligence degli Stati Uniti ha continuato il suo lavoro sotterraneo e meticoloso contro il suo bersaglio altamente prioritario: Hugo Chavez.

Il cancro come arma

Documenti dell’Esercito degli Stati Uniti del 1948, parzialmente declassificati, mostrano come venne esplorata “la possibilità di utilizzare veleni radioattivi per assassinare persone importanti, come capi militari o civili.” In questo modo venne recensito il fatto dal giornalista Robert Burns della Associated Press martedì 9 ottobre 2007, dopo aver analizzato i documenti ottenuti dall’agenzia statunitense.

Approvato dai più alti livelli dell’esercito statunitense nel 1948, lo sforzo fu parte della ricerca segreta dei militari per un “nuovo concetto di guerra” che utilizzasse materiali radioattivi della bomba atomica a contaminare aree del territorio nemico o da usare contro basi militari, fabbriche o truppe nemiche.

Tra i documenti comunicati all’Associated Press, una nota del 16 Dicembre 1948, classificata segreta, descrive un programma intensivo per sviluppare una varietà di materiali radioattivi  per usi militari…  La quarta delle priorità erano ‘munizioni per attaccare individui’ con agenti radioattivi per i quali ‘non esiste cura o terapia.‘”

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Anche lo scrittore e ricercatore, Percy Alvarado ha rivelato come il cancro come arma continuava ad essere un’importante area di studio e di sviluppo per il governo degli Stati Uniti attraverso il Dipartimento di Ricerca sul Cancro nella struttura di Fort Detrick, a Frederick, nel Maryland. Fort Detrick è conosciuto come il centro per la guerra biologica del Pentagono, nel quale sono state sviluppate anche diverse malattie letali ed è attualmente sotto inchiesta per la morte di oltre 600 persone che vivono in zone residenziali vicino alle installazioni militari. Queste persone, e molte altre, sono tutte morte di cancro, e si sospetta che dal Forte abbiano gettato sostanze tossiche nell’acqua che veniva poi fornita ai centri abitati.
Gli esami dell’acqua nelle zone intorno a Fort Detrick hanno dimostrato un alto livello di tossine che causano il cancro, anche 3.000 volte superiore rispetto a quello che sarebbe dovuto perché [l’acqua] fosse potabile.

Nel suo pezzo ‘Cancro indotto? Un’arma della CIA?‘ del 29 dicembre 2011, Alvarado sottolinea come dal 1975 nelle strutture speciali di Fort Detrick, “le ricerche super segrete sono indirizzate allo sviluppo di uno speciale virus cancerogeno altamente aggressivo e letale … L’insistenza di questi laboratori nella realizzazione dei meccanismi per sviluppare artificialmente cellule maligne o cancerogene, altamente invasive e capaci di diffondersi nel corpo, sviluppando una metastasi incontrollabile, è stata mantenuta per più di quattro decenni.

Un articolo della rivista online ‘Slate Magazine‘ in merito alla possibilità di indurre il cancro, dice che “sebbene sia difficile indurre il cancro in un nemico, è certamente più possibile aumentare le probabilità di sviluppare la malattia. L’opzione più efficace sarebbe quella delle radiazioni.

Da allora, si parla della possibilità di impiantare un meccanismo che emette radiazioni all’interno del corpo dell’avversario. In alternativa, Slate, dice, “si potrebbe contaminare la dieta della vittima con alti livelli di aflatossine, associate al cancro del fegato. Oppure lo si potrebbe infettare con una certa quantità di agenti biologici che causano il cancro.

Il ricercatore e giornalista Jeremy Bigwood ha spiegato che “ci sono molti agenti che causano il cancro che sono stati convertiti in armi negli Stati Uniti a Fort Detrick, nell’Arsenale di Edgewood e in altre basi militari e strutture del Dipartimento di Energia. Ad esempio, le micotossine (di funghi tossici) sono state convertite in armi.
Le micotossine T2 possono causare necrosi nei tessuti che penetrano e diventare cancerogene quando non sono immediatamente letale
“.

La tecnologia di indurre il cancro come arma esiste. La decisione di “farla finita” con il presidente Hugo Chavez è stata presa quando dagli Stati Uniti venne creata la missione speciale di intelligence per il Venezuela nel 2006. Da allora, hanno cercato i modi per raggiungere lo scopo.
Naturalmente c’è la possibilità che il cancro che ha ucciso il presidente Chavez sia stato causato da fattori naturali, senza che sia stato inoculato, provocato e indotto. Ma è difficile negare l’evidenza schiacciante che indica il contrario. Speriamo che un’accurata e seria ricerca scientifica riesca a porre fine a questo mistero.

http://www.lahaine.org/index.php?p=68346

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  • ¿Quién mató a Hugo Chávez?

La Haine
[06.04.2013] por Eva Golinger

La decisión de “acabar” con el presidente Hugo Chávez fue tomada cuando desde Estados Unidos crearon la misión especial de inteligencia para Venezuela en 2006

A un mes de la desaparición física del presidente Hugo Chávez, siguen las sospechas y especulaciones sobre la verdadera causa de su fallecimiento. El presidente (E) de la República Bolivariana de Venezuela, Nicolás Maduro, ha anunciado la formación de una Comisión Presidencial con “los mejores científicos y técnicos del mundo” para determinar si Chávez fue inoculado con la enfermedad del cáncer, causando su muerte. Maduro y otros miembros del Gobierno venezolano han expresado su certeza sobre la posible inoculación del cáncer, afirmando que solo faltan las “investigaciones científicas” para evidenciarlo.

¿Es posible que al presidente Chávez le hayan provocado su enfermedad, resultando en su asesinato? Para los escépticos de siempre, esta posibilidad parece un cuento de hadas, algo de ciencia ficción, hecho en Hollywood. No obstante, las innegables evidencias sobre el desarrollo del cáncer como un arma biológica, formulada para asesinar a líderes políticos no convenientes, existen. Más aún, informes internos del Gobierno de Estados Unidos demuestran de manera inequívoca que el Presidente Hugo Chávez era uno de los blancos principales de los más poderosos y nefastos intereses de Washington.

Como explicó el editor del diario Últimas Noticias en Venezuela, Eleazar Díaz Rangel, en su columna ‘¿Cáncer Inoculado?’ del 17 de marzo pasado, “muestras de la biopsia [de Chávez] enviadas a laboratorios especializados de Brasil, China, Rusia y, con nombre supuesto, EE.UU., coincidieron en que se trataba de células únicas, de un cáncer extremadamente agresivo y aparentemente desconocido”. La naturaleza agresiva y desconocida de la enfermedad del presidente Chávez, además de la inexistencia de una herencia de cáncer en su familia, apuntan claramente a la real posibilidad de que el líder de la Revolución Bolivariana haya sido asesinado.

En la mira imperial

Desde su primera victoria electoral, el Gobierno estadounidense tenía sus ojos puestos sobre Hugo Chávez. En principio, no confiaban en su discurso revolucionario, y desestimaban su capacidad de liderazgo y el cumplimiento de sus promesas. Aunque desde el 4 de febrero de 1992, cuando Chávez lideró una rebelión militar contra el gobierno de Carlos Andrés Pérez, cercano aliado de Washington, el Departamento de Estado lo tenía en su ‘lista negra’, calificándolo como “terrorista” y negando su obtención de una visa para viajar a territorio norteamericano, de igual manera, cuando ganó la presidencia de Venezuela en 1998, fue entregada su visa y lo invitaron a unirse al ‘club de los poderosos’. Chávez rechazó todas estas ofertas, que también vinieron a través de otros jefes de Estado de países aliados de Washington, como España, y poderosos empresarios interesados en mantener su dominación sobre el petróleo y el mercado venezolano.

Cuando fue evidente que el presidente Hugo Chávez no era ‘comprable’, activaron el plan para derrocarlo. Trabajando en conjunto con los empresarios, políticos y militares tradicionalmente aliados de Estados Unidos, ejecutaron un golpe de Estado contra Chávez en abril de 2002 con la intención de no solamente derrocarlo del poder, sino también asesinarlo. Documentos del Departamento de Estado de los días previos al golpe afirman que existía un plan para asesinar a Chávez durante el golpe. Incluso, el propio asistente secretario de Estado de ese momento, Otto Reich, ha afirmado que ellos sabían de un plan de magnicidio contra el presidente Chávez en 2002. El mismo Chávez contó una vez durante un discurso público que el embajador estadounidense Charles Shapiro, quien tuvo un papel principal como coordinador de la desestabilización en su contra, lo había llamado durante las semanas previas al golpe para informarle sobre el plan de asesinarlo que estaban preparando algunos sectores de la oposición. Parece que Washington estaba jugando el doble filo, por si acaso.

No obstante, debido al gran apoyo que tenía Chávez dentro del pueblo venezolano y las Fuerzas Armadas leales, ese plan de magnicidio fue impedido, y el golpe derrotado.

Pero el plan se mantenía activo. Washington incrementó su financiamiento multimillonario a grupos de la oposición, estableció una Oficina de Iniciativas hacia una Transición de la Agencia Internacional del Desarrollo de Estados Unidos (USAID) en Caracas y comenzó a mover sus piezas dentro de los medios privados y la industria petrolera. De diciembre de 2002 hasta febrero de 2003 lograron el saboteo económico más dañino en la historia del país, casi destruyendo la industria petrolera y la empresa estatal PDVSA, causando más de 20.000 millones de dólares en daños a la economía venezolana. El Gobierno de Estados Unidos llamaba para “elecciones anticipadas”, para sacar al presidente Chávez, a pesar de que ese concepto no estaba previsto en la Constitución.

Luego de 64 días de saboteo, propaganda brutal a través de los medios privados las 24 horas al día y un colapso total de la producción y distribución interna de productos de consumo, el pueblo venezolano resistió y logró derrotar este segundo intento de romper su hilo constitucional. Chávez siguió en su cargo, para el cual fue elegido democráticamente, y el país comenzó a recuperarse del inmenso daño hecho por los opositores (ellos mismos se llamaban ‘la sociedad civil’) apoyados desde Washington.

El año siguiente, en mayo de 2004, un plan para asesinar al presidente Chávez fue descubierto e impedido por los cuerpos de seguridad de Venezuela. Más de 100 paramilitares colombianos fueron detenidos en una finca en las afueras de Caracas. La finca pertenecía al cubano-venezolano Robert Alonso, hermano de la famosa y rábidamente antichavista María Conchita Alonso. Los colombianos, que dotaban uniformes de las Fuerzas Armadas venezolanas, habían sido contratados para asesinar al presidente Chávez en el palacio presidencial. Cinco años antes, en diciembre de 1999, el Gobierno de Colombia había advertido al presidente Chávez sobre un plan de paramilitares colombianos para asesinarlo durante una visita a la ciudad fronteriza de San Cristóbal.

“Hoy voy a San Cristóbal y ayer me llegó la información de que hay informaciones, valga la redundancia, de que pudiera haber en San Cristóbal un grupo de los paramilitares de Colombia”, denunció el presidente Chávez en una entrevista matutina en la televisión Globovisión. La información “realmente fue oficial, nuestro embajador en Colombia, [Fernando Gerbasi] fue llamado por la cancillería colombiana en Bogotá hace mes y tanto y le comunicaron oficialmente que los paramilitares colombianos […] tienen un plan para asesinar al presidente de Venezuela”, precisó. (Ver: ‘Paramilitares colombianos planean asesinar a Chávez’, www.panamaamerica.com.pa, 10/12/1999).

Para el 2005, Chávez se había convertido en un fuerte dolor de cabeza para el Gobierno estadounidense, y sus esfuerzos para derrocarlo no solamente no habían funcionado, sino que tuvieron el impacto contrario. La popularidad de Chávez seguía subiendo, su proyecto socialista bolivariano crecía y su influencia regional aumentaba. Ya para Washington Chávez no era un “asunto de preocupación”, sino un verdadero enemigo. Un documento del Centro de Estudios Estratégicos del Ejército de Estados Unidos de 2005, escrito por el coronel Max Manwaring, titulado ‘El socialismo bolivariano de la Venezuela de Hugo Chávez y la guerra asimétrica’, calificaba al presidente venezolano como un “inteligente competidor” contra quien tenía que combatir de forma “asimétrica”. Las reglas tradicionales de guerra no se aplicaban contra Chávez, tenían que inventar algo nuevo.

En 2006, la recién creada Dirección Nacional de Inteligencia, que coordinaba las 16 agencias de inteligencia en Estados Unidos, nombró tres misiones especiales de inteligencia que merecían una atención extra debido a su alto interés estratégico. Las misiones se trataban de países: una para Irán, otra para Corea del Norte, y la tercera para Venezuela y Cuba. Sin duda Irán y Corea del Norte son enemigos abiertamente declarados por Washington, y hasta Cuba también, aunque no representa ninguna amenaza real a la seguridad estadounidense. Pero la inclusión de Venezuela en esta operación de inteligencia del rango más alto del Gobierno estadounidense no tenía lógica, al menos que Washington ya hubiera declarado en secreto al presidente Hugo Chávez como un blanco directo de sus acciones clandestinas.
Esta misión especial de inteligencia ha sido manejada con el más alto nivel de secretismo dentro del Gobierno estadounidense. Se supo que ha sido encabezada por veteranos de la CIA de profunda capacidad, incluyendo a Norman A. Bailey, quien con más de 25 años en operaciones clandestinas en la CIA durante la Guerra Fría, pertenecía a la élite de la inteligencia estadounidense. Un documento de la Dirección Nacional de Inteligencia del 23 de agosto de 2010 explicó que estas misiones para Corea del Norte, Cuba-Venezuela e Irán “lideran la comunidad de inteligencia en un nivel estratégico… Sus áreas de interés están designadas como blancos de alta prioridad por los más altos niveles del Gobierno”.

En el caso de Venezuela, a diferencia de Corea del Norte, Irán y Cuba, Washington tenía acceso directo a todos los sectores de la sociedad y también dentro del Gobierno venezolano. Con su financiamiento multimillonario ha seguido alimentando la desestabilización en el país y manteniendo a la oposición viva. También intentaban infiltrar y penetrar las Fuerzas Armadas venezolanas para reclutar espías y provocar rebeliones contra el presidente Chávez. En 2006 y más recién en marzo de 2013, cuatro agregados militares que estaban trabajando desde la embajada de Estados Unidos en Caracas fueron expulsados por el Gobierno venezolano por sus actividades injerencistas.

Desde el Congreso de Estados Unidos en Washington, varios congresistas exigían acciones agresivas contra Venezuela para socavar al Gobierno de Chávez, particularmente el excongresista del estado de Florida, Connie Mack, quien insistió –sin éxito– en incluir a Venezuela en la lista de ‘Estados terroristas’ de la Casa Blanca. En 2009, el Pentágono firmó un acuerdo militar con Colombia para ocupar siete bases militares en su país. Un documento de la Fuerza Aérea de Estados Unidos afirmó que el uso de una de esas bases en Palanquero, Colombia, sería para “combatir a los Gobiernos antiestadounidenses en la región”, haciendo referencia a Venezuela. En varias ocasiones durante los últimos años, el presidente Chávez denunció la incursión no autorizada de aviones y buques militares estadounidenses en territorio venezolano.

Otros planes de magnicidio contra el presidente Chávez fueron denunciados y desmontados a lo largo de estos años, cada uno fracasando al ser descubierto. Mientras tanto, la misión especial de inteligencia de Estados Unidos ha seguido haciendo su trabajo clandestino y meticuloso contra su blanco de alta prioridad: Hugo Chávez.

Cáncer como arma

Documentos parcialmente desclasificados del Ejército de Estados Unidos del año 1948 evidencian cómo exploraron “la posibilidad de utilizar venenos radioactivos para asesinar a ‘personas importantes’, como líderes militares o civiles”. Así lo reseñó el periodista Robert Burns de la Associated Press el martes 9 de octubre de 2007, luego de analizar los documentos obtenidos por la agencia norteamericana.

“Aprobados por los niveles más altos del Ejército estadounidense en 1948, el esfuerzo formó parte de la búsqueda secreta de los militares para un ‘nuevo concepto de guerra’ usando materiales radiactivos de la bomba atómica para contaminar franjas de tierra enemiga o para utilizar contra bases militares, fábricas o tropas enemigas”.

“Entre los documentos entregados a la AP -una nota del Ejército de fecha 16 de diciembre de 1948 y clasificada secreta- se describe un programa intensivo para desarrollar una variedad de usos militares de los materiales radiactivos… La cuarta prioridad del ‘ranking’ fue ‘municiones para atacar a los individuos’ usando agentes radiactivos para los que ‘no hay curas ni terapia.’”

También el escritor e investigador Percy Alvarado ha revelado cómo el cáncer como arma continuaba siendo un área importante de estudio y desarrollo para el Gobierno estadounidense a través del Departamento de Investigaciones del Cáncer en las instalaciones del Fuerte Detrick, en Frederick, Maryland. El Fuerte Detrick es conocido por ser el centro de la guerra biológica del Pentágono, donde han desarrollado diferentes enfermedades letales e incluso actualmente está siendo investigado por la muerte de más de 600 personas que viven en las zonas residenciales cercanas a las instalaciones militares. Estas personas, entre muchas más, han muerto todas de cáncer, y sospechan que desde el Fuerte han botado sus tóxicos en el agua que luego es suministrada a las zonas residenciales. Los exámenes del agua en las zonas alrededor del Fuerte Detrick han evidenciado un alto nivel de tóxicos que causan cáncer, incluso más de 3.000 veces de lo que debería ser para ser potable.

En su texto ‘Cáncer inducido, ¿un arma de la CIA?’ del 29 de diciembre del 2011, Alvarado destaca como desde 1975 en las instalaciones especiales en Fuerte Detrick, las “investigaciones ultra secretas están encaminadas a desarrollar un programa especial de virus del cáncer, sumamente agresivo y letal… La insistencia de estos laboratorios en lograr los mecanismos para elaborar artificialmente células malignas o cancerígenas, sumamente invasivas y capaces de propagarse en el organismo desarrollando una metástasis incontenible, se ha mantenido a lo largo de más de cuatro décadas”.

Un artículo en la revista electrónica ‘Slate Magazine’ sobre la posibilidad de inducir cáncer, afirma que “aunque es difícil inducir cáncer en un enemigo, ciertamente es muy posible aumentar sus posibilidades de desarrollar la enfermedad. La opción más efectiva sería la radiación”. Desde luego, hablan de la posibilidad de implantar un mecanismo que emite radiación dentro del cuerpo del adversario. En lo alternativo, dice Slate, “podrías contaminar la dieta de la víctima con altos niveles de aflatoxinas, asociadas con cáncer de hígado. O podrías infectarlo con cualquier cantidad de agentes biológicos que causan cáncer”.

El investigador y periodista Jeremy Bigwood explicó que “hay muchos agentes que causan cáncer que fueron convertidos en armas en Estados Unidos en Fuerte Detrick, el Arsenal de Edgewood y otras bases militares y centros del Departamento de Energía. Por ejemplo, micotoxinas (de hongos tóxicos) fueron convertidas en armas. Las micotoxinas T2 pueden producir necrosis en el tejido que penetran y convertirse en cáncer cuando no son inmediatamente letales”.

La tecnología de inducir cáncer como un arma existe. La decisión de “acabar” con el presidente Hugo Chávez fue tomada cuando desde Estados Unidos crearon la misión especial de inteligencia para Venezuela en 2006. Desde luego, han buscado la forma de lograrlo. Por supuesto que existe la posibilidad de que el cáncer que acabó con la vida del presidente Chávez haya sido causado por factores naturales, sin inoculación, sin provocación y sin inducción. Pero difícil es negar la abrumadora evidencia que indica todo lo contrario. Ojalá las investigaciones científicas serias y exactas logren poner fin a este misterio.

http://www.lahaine.org/index.php?p=68346

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