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[09.04.2013] di DC

Un movimento che “rappresenta” il popolo e la comunità nazionale

La capogruppo parlamentare dei grillini (gli onorevoli stellati) alla Camera, R. Lombardi, ha dichiarato:

Prima che degenerasse, il fascismo aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello Stato e la tutela della famiglia.

Sarà per ignoranza storica che fra i giovani grillini circolano simili fesserie, all’interno di un metodo comunicativo che sembra ridurre a banalità ogni affermazione ideale o culturale, sia pure in senso largamente… popolare, e a travisare accadimenti drammaticamente materiali (almeno per una certa classe sociale). Oppure siamo noi ad esserci inventati, fra altri fatti, le violenze squadriste, l’assassinio Matteotti, i pestaggi (poi mortali) di G. Amendola e P. Gobetti, gli assassinii dei fratelli Rosselli? E questo solo rimanendo in ambito liberal-democratico e senza entrare in quello allora frequentato dagli “eversivi bolscevichi” e sul quale tutti (grillini compresi) sono ben interessati a stendere un velo di interessato oblio.

Fatti, dunque, che sarebbero dimostrativi di un “alto senso dello Stato”, e che precedettero la “degenerazione” successiva (ma quando cominciò?), minando quella iniziale “comunità nazionale” alla quale aspira anche l’attuale mediatica comunità grillina? Nero su bianco, sono questi alcuni dei “pensieri” che le menti dei delegati a 5 stelle, intenzionati a ristabilire la… centralità del Parlamento, elaborano attraverso il loro simbolico comunitarismo digitale, dove non manca molto dilettantismo e qualche cantonata. Di certo, le invettive e il linguaggio a tratti persino… fascistoide dell’aspirante duce del XXI° secolo, Beppe Grillo, fanno pensare male. Anche se, dopo tutto, persino il Silvio di Arcore già lo aveva affermato: “Mussolini fece anche tante cose buone”… E a pensarci bene, questa non è l’unica sintonia dei grillini anche con lo stesso berlusconismo oltre che con qualche altro personaggio del passato e del presente storico. Così si possono anche spiegare certe aperture persino nei confronti dei “fascisti del terzo millennio”, come quelli di Casa Pound…

Sta crescendo nel teatrino della politica borghese un nuovo personaggio

Fra cumuli di incoerenze e contraddizioni di ogni tipo, dove le deformazioni della realtà che ci circonda e ci soffoca sono il medesimo pane quotidiano distribuito dai politicanti e dai mass media (quello vero comincia a scarseggiare su molte mense proletarie…), la recente campagna elettorale condotta dalla partitocrazia borghese – per la verità con qualche preoccupazione in più del solito tran tran propagandistico da mercato delle vacche – ha portato alla ribalta un nuovo personaggio tra quel folto gruppo di marionette che della politica (quella borghese) hanno fatto il copione delle loro recite e la fonte di copiosi redditi. A condizione che a tirare i fili del loro agitarsi sia pur sempre il dominante capitale, tanto in abiti finanziari quanto industriali e “civili”.

Fra i tanti sta emergendo la figura di un istrionesco soggetto che, con i suoi giochi linguistici e la sua demagogia circense, si è fatto improvvisamente guru: un santone, un fustigatore e predicatore che potrebbe forse esibirsi – come pure aspirava il Silvio nazionale – con quattro passi sopra le acque del golfo ligure… Comico di professione, fino a qualche anno fa Grillo dichiarava che mai si sarebbe occupato di politica ed oggi si atteggia a messia dei tempi moderni, in democratica competizione elettorale per asciugare le lacrime che stanno affogando sia la civiltà borghese che il pianeta terra… Fino a fare un uso politico del linguaggio spettacolare e della ironia teatrale in cui è specializzato, e usando le nuove tecnologie della comunicazione per costruirsi ed imporre un suo potere carismatico e mediatico. Nelle vesti di un patriarcale pastore che guida il gregge imprimendogli il marchio personale e privato delle 5 stelle. Con a fianco, oltre al fraterno compare Casaleggio, un altro personaggio di rilievo, W. Vezzoli, ex autista personale e sognatore di nuovi mondi… da costruire in località turistiche di lusso, nel Golfo di Papagayo in Costa Rica. Fa da guardiaspalle a Grillo che lo definisce

un ragazzo formidabile che mi protegge, fa la logistica e ha tutto sotto controllo.

Da bravo affabulatore qual’è, nei “messaggi” di Grillo, urlati e gesticolati come nei suoi numeri comici di anni fa, si trova un po’ di tutto ciò che può fare avanspettacolo politico-sociale, persino qualche elogio alla mafia. Come in un comizio a Palermo, dove è stato detto che “la mafia si limita a prendere il pizzo”. Una questione perciò di meritocrazia affaristica; e anche in questo caso lo stesso Silvio aggiungerebbe che in fondo sono stati creati anche posti di lavoro per riscuotere il pizzo e altre incombenze di servizio. E Grillo non tralascia pure qualche spunto antirazzista (contro i cinesi e i rom…) e dosi di populismo interclassista in quantità.

Non tutto è farina del suo sacco, poiché il blog di Grillo (dove si diffondono i messaggi dell’ideologo ufficiale e si ignora qualsiasi critica rispondendo con minacciosi insulti alle schiere di morti viventi che osano contraddirlo, stipendiati dai suoi avversari, come va accusando) risulta confezionato dalla ditta Casaleggio. Si dice che non siano mancati, e non manchino tutt’ora, contatti non del tutto limpidi anche con fazioni dell’alta finanza speculativa internazionale; forse gravitando anche nel giro della organizzazione segreta di tipo mafioso, quella Bilderberg super-lobby in cui si incontrano multinazionali, banche e rappresentanti internazionali e italiani dei “poteri forti” e delle consorterie al loro servizio.

Alle accuse denigratorie che in proposito circolano e a lui rivolte, Grillo ha ribattuto:

E’ certificata l’appartenenza di Monti al Bildenberg…

facendo poi anche il nome di Emma Bonino, alla quale si aggiungerebbero Lilly Gruber ed Enrico Letta. Insomma, Grillo sarebbe pur sempre – nel caso fosse una notizia vera – in buona compagnia.

Da parte sua, la Casaleggio Associati SRL (sempre al fianco di Grillo) conta sull’altro guru a 5 stelle, GianRoberto Casaleggio, cofondatore (“per migliorare la società in cui vivo”, ha dichiarato lui stesso, nonostante l’abbondante reddito di cui gode…) del movimento che ha preso vita ufficiale il 4 ottobre 2009 al Teatro Smeraldo di Milano. Un movimento confezionato e imbrigliato con vigile attenzione e che al momento galoppa in proprietà esclusiva di quello stesso Grillo che nel 2008 ebbe un incontro con l’ambasciatore Usa, Ronald Spogli, prima di dare concretezza, un anno dopo, al movimento 5 Stelle. Ultimamente, un altro ambasciatore americano a Roma ha elogiato il M5S quale ottimo “interlocutore” politico… E non è un mistero che Goldman Sachs abbia definito il M5S: “l’inizio di qualcosa di nuovo”…

Di certo, il duo Grillo-Casaleggio si presenta sul palcoscenico del teatro politico nazionale con i portafogli personali ben riempiti grazie ai “redditi” ottenuti nell’entertainment (il primo) e nel marketing (il secondo). Fra gli scoop in circolazione si notano coincidenze piuttosto sospette nella particolarità dei loro contenuti: per esempio, il curriculum di un Casaleggio che inizia la propria avventura professionale alla Olivetti, allora guidata da un R. Colaninno poi presidente di Alitalia. Quindi Casaleggio diventa amministratore delegato di Webegg S.p.A., joint venture tra Olivetti e Finsiel; nel giugno 2002 Olivetti cede la propria quota del 50% a I.T. Telecom S.p.A., la quale fonda Netikos Spa. Nel 2004, con altri dirigenti Webegg, il Casaleggio fonda la Casaleggio Associati, oggi editore ufficiale di Grillo.

Ed ecco che sul suo blog, per l’appunto confezionato dalla Casaleggio, Grillo scatena quotidianamente il suo improvviso genio politico, con sarcastici commenti e battute ironiche (così come negli ormai oceanici comizi) messe a bollire in un calderone di vecchie proposte di risanamenti, ristrutturazioni e riforme. Il tutto non nasconde un certo fetore di pensieri già andati a male, riproposti per rendere almeno più sopportabile e accettabile questa valle di lacrime, ma che in quanto a fattibilità rimandano al motto: chi vive sperando (soprattutto di migliorare la borghese società)… con quel che segue. Aggiungete un contorno di affermazioni pseudo scientifiche presenti in scoperte quali quelle delle coppie di cellulari che cuociono le uova; della biowashball, una pallina di plastica con sferette di ceramica che sostituirebbe il detersivo nella lavatrice; l’autodiagnosi medica o panzane del tipo “l’aids non esiste” e quant’altro. Sembrano siano fiori all’occhiello di qualche “esperto” universitario di tali tematiche, alle cui consulenze Grillo si affiderebbe.

Gli obiettivi… stellari

Sostanzialmente la critica di GrilIo sarebbe rivolta a decenni di “scelte politiche” sbagliate nonché corrotte perché condizionate da megacomplotti di bande plutomazzoniche, fra loro in combutta. Basterebbe far piazza pulita delle loro nefaste intromissioni e delle pretese di certi poteri, almeno qualcuno fra i tanti e comunque escludendo quelli principali e determinanti gli effetti principali, perché il sistema (capitalistico) possa quasi miracolosamente marciare al meglio!

Tutto il segreto per aprire le porte all’avvento di un nuovo mondo a 5 stelle, dopo aver ripulite le famose stalle di Augia (1), consisterebbe nella ristrutturazione-moralizzazione della politica, cosa che in Italia tutti ritengono possibile (pur sempre a parole) con alcune misure quali un minor numero di parlamentari e senatori, una riduzione dei loro “stipendi”, la abolizione dei finanziamenti ai partiti e altre sforbiciate di risanamento istituzionale del potere. Insomma, se proprio si devono chiedere sacrifici, ci si presenti in modo “credibile”: un po’ di pulizia facciale, una passata di crema tonificante antirughe, e tutto proseguirà più o meno come prima, costretti a seguire meccanismi che dalle moralizzazioni non possono essere minimamente scalfiti. Lo stesso per le imperanti leggi di mercato, anche questo da regolare con un insieme di accordi nazionali ed europei, gestione finanziarizzata della crisi compresa. Ed immancabilmente procedendo con relativi sacrifici (purché equamente distribuiti tra ricchi e poveri!) e operazioni di macellazione del proletariato. Queste ultime condotte per il bene del Paese e un… futuro migliore.

Fa comodo a Grillo sparare sugli stipendi ai parlamentari, sul loro numero, sulle loro impunità, sui loro privilegi e sui costi in generale della politica borghese, gettando polvere negli occhi di chi ha già parecchio da lacrimare per ben più gravi cause. Certamente si tratta di un quadro nauseante di… civica amoralità, che meriterebbe però ben altro che un semplice ridimensionamento, il quale (ammesso e non concesso) non sfiorerebbe neppure a distanza il cuore di tutti i problemi politici, economici e sociali, che la crisi sta facendo esplodere. Tanto quantitativamente quanto qualitativamente. La crisi, cioè, di un sistema, il capitalismo, che sopravvive cercando di imbiancare le facciate di qualche sepolcro mantenendo in vita interessi e poteri che, a livelli internazionali e non semplicemente nazionali, stanno portando l’intera umanità nel baratro di un disastro epocale senza via di ritorno.

Questo è il futuro, non poi tanto lontano, che ci prospetta questo imperante modo di produzione e distribuzione. Con tutti i suoi rapporti sociali che sono strettamente dipendenti dal complesso sistema della moderna economia: privata, associata e pubblica, ma sempre dominata dal capitale e gestita in ben altri Palazzi dove risiedono i veri e reali poteri decisionali che il Parlamento borghese dovrà – ob torto collo – approvare con le apposite leggi, al servizio di altre ben più potenti bande. Anche fingendo di “opporsi” da parte di chi – bontà sua – aspira al 100 per cento dei voti popolari.

Le “proposte” auspicabili

A questo punto Grillo mette sul tavolo altre carte da gioco. La soluzione che dovrebbe risolvere gran parte dei nostri problemi non sarebbe infatti solo quella di eliminare qualche spreco e qualche eccessivo privilegio (mai però andando a frugare in certe tasche troppo in alto loco e semmai appellandosi a un personale ravvedimento…) ma pure quella consistente in una “razionalizzazione” e in uno “snellimento” dei costi della statale amministrazione. Aggiungendo, giàcché ci siamo, qualche taglietto in scuole e sanità dietro un chimerico ripristino di fondi tagliati, ed ecco che in definitiva si andrebbero a risparmiare quattrini aumentando (finché dura il capitalismo, ed è questo il vero problema!) il già imponente esercito dei disoccupati. Già, poiché, parlando chiaramente, si tratterebbe di mettere in strada uno o due milione di pubblici impiegati superflui, andando così, ufficialmente a ingrossare l’esercito dei senza lavoro e senza salario, che in Italia sta avvicinandosi ai quattro milioni e in Europa ai 20 milioni…

I servizi, sembra suggerire l’ex comico, dopotutto si possono anche esternalizzare, assecondando così i desideri di tutti i governanti europei, che già hanno messo in pratica i loro… sofferti rimedi in Grecia, dissanguando dipendenti pubblici e pensionati. Insomma, altro che Brunetta con le sue “amorevoli” attenzioni verso impiegati statali e pensionati: una zavorra che affonderebbe l’Italia, dove secondo l’opinione di buona parte della “cittadinanza”, fra i primi in particolare vi sarebbero presenti milioni di fannulloni e mangiapane a tradimento!

Chiaramente, non si deve parlare neppure sottovoce di classi, di interessi contrapposti, di rapporti di produzione e di altre anticaglie di moda nell’Ottocento. Si comunichi, via Internet, e si collabori con tanto di scheda elettorale e delega parlamentare per il bene della Patria: se questo non è interclassismo, ditemi voi cos’è.

Ma Grillo ha un asso nella manica:

sostituiamo i salari mancanti con un reddito di cittadinanza…

(che poi non sarebbe altro che il sussidio di disoccupazione, un salario sociale…) e faremo risparmiare alle imprese private e allo Stato una somma che la “sana imprenditoria” saprà mettere a buon frutto!

Senza contare il particolare fatto che su certe casse, come per esempio quelle dell’INPS, farebbe gola a tutti poter mettere le mani; o magari (qualcuno l’ha già suggerito e si prepara a farlo concretamente) controllando – pubblicamente… – quella Cassa Depositi e Prestiti dove si raccoglie il risparmio postale dei “cittadini”. (Si parla di una liquidità che assommerebbe a quasi quattro volte quanto si trova nelle banche private.) Qui, comunque, i soci di minoranza (le Fondazioni Bancarie) sono interessate ad una trasformazione in merchant bank, finanziando gli investimenti degli enti locali, prossimi al pericolo di una crisi esplosiva di dimensioni paurose.

Anche l’altro guru del M5S, il Casaleggio, non vuole essere da meno e così interviene:

Si può abolire l’Irap e chiudere Equitalia (…) Il discorso è semplice: tu devi tagliare i costi dello Stato e trasferirli dove lo Stato li chiede…

Il fascio luminoso che i due stellari personaggi emanano è quasi accecante, ma dopotutto – fateci caso – si riciclano proposte “miracolose” che più o meno tutti i partiti inseriscono fra le poche e sofferte righe dei loro programmi. Prosegue ancora il Casaleggio:

Il taglio delle province (e l’accorpamento dei Comuni minori) si può distribuire nell’Irap (prima di abolirlo, come sopra detto – ndr) e per i dipendenti a spasso c’è la nostra proposta di reddito di cittadinanza.

In altre dichiarazioni si parla, sì, di un “sussidio di disoccupazione (che esiste già – ndr) generalizzato”, senza però meglio specificare cosa significhi e come lo si finanzi rispettando le vigenti categorie economiche e le leggi di movimento del capitale. (A proposito, qua e là sembra di risentire il capo della destra repubblicana americana Newt Gingrich di una ventina di anni fa…). L’importante comunque sarebbe la razionalizzazione della pubblica amministrazione, per renderla più produttiva, e una diminuzione della sua spesa per renderla più sopportabile. In ombra ogni altro riferimento al bilancio pubblico, alle tassazioni e alle politiche economiche della UE. Al limite, solita musica su maggiori poteri al parlamento europeo e osanna agli Stati Uniti d’Europa, purché politicamente retti da un “vero” sistema democratico borghese.

Menando il can per l’aia

Al momento questo basta per strappare gli applausi del “movimento” e, francamente, per menare il can per l’aia. La platea è in gran parte composta da giovani ai quali purtroppo non viene dato (se non addirittura lo si vieta) alcun strumento o alcuna guida per comprendere le cause reali della crisi e approfondire le contraddizioni che esplodono nel capitalismo e in questa borghese società, composta di cittadini che di fronte alla legge sarebbero eguali (?) ma che sono nettamente divisi in sfruttatori e sfruttati.

Abbiamo più di una generazione che nella sua maggioranza è mantenuta in uno stato di ignoranza ideologica totale, o meglio impregnata dal pensiero dominante nelle sue tante sfaccettature, anche per quanto concerne sia la conoscenza del passato che la sua interpretazione reale. Non parliamo di una sua modificazione; in queste condizioni non esiste alcun futuro che non sia quello di una conservazione del capitalismo e della società borghese.

Attenzione: guai a parlare di proletariato coi “cittadini” del M5S, magari tentando di spiegare loro che il proletario è colui che, ricevendo un salario per mantenersi in vita, stentatamente, produce e valorizza capitale e quando non serve più per questa valorizzazione (unico scopo di esistenza del capitale) viene buttato sul lastrico. A tutti questi individui, uomini e donne, non viene data altra possibilità di esistenza che non sia il salario, vendendo al capitale la propria forza-lavoro o attività: se non lo hanno, precipitano nella miseria e nella disperazione. Una parte del proletariato, quindi, va a costituire l’esercito industriale attivo (e il settore terziario) con operai occupati là dove dalla loro forza-lavoro il capitale investito può estrarre profitti o comunque un utile; una parte è invece costituita da operai “usa e getta”, che entrano ed escono dalle fabbriche a seguito delle innovazioni tecnologiche che il capitalismo ricerca ovunque per aumentare la produttività. Un’altra parte, sempre più numerosa, è costituita da disoccupati perenni che per l’economia capitalistica rappresentano un peso morto alla lunga insostenibile. La società del lavoro salariato si è globalizzata sulla base di una feroce concorrenza mercantile internazionale, la quale presuppone la valorizzazione del capitale investito in processi ad alta produttività, quindi ad alta tecnologia e basso uso di lavoro vivo. Lavoro dunque flessibile, instabile, che trascina dietro di sé condizioni di incertezza e instabilità tali da rendere i rapporti sociali sempre più a rischio per il mantenimento dell’ordine classista borghese.

Davanti all’incalzare della crisi (sarebbe solo “finanziaria” e soltanto dei paranoici come quei pochi marxisti rivoluzionari che si aggirano per il mondo possono considerarla crisi del sistema capitalistico nella sia globalità!) dalla farmacopea della conservazione capitalistica fanno capolino, confezionati con carte colorate ormai del tutto sbiadite, i soliti unguenti “riformatori” (oggi più che altro “caritatevoli” e in modo pidocchioso!): aumentare i consumi (che siano però a pagamento diretto o indiretto) maggiormente in crisi con qualche intervento di tipo assistenziale; una più razionale efficienza statale dei servizi pubblici, eccetera. Giustizia sociale ed eguaglianza economica per il popolo, mentre prosegue una costante diffusione di miseria e sofferenza tra quella parte di cittadinanza che non si può, pena sberleffi e fischi dal pubblico, definire proletariato. Una classe, cioè, che rimane antagonista a quell’altra, la borghesia, fino a quanto saranno storicamente presenti i rapporti di produzione attuali. Le maggioranze-minoranze parlamentari non possono certamente condividere questo “punto di vista” ed anzi lo negano.

Ma perché mai – si chiedono tutti i riformatori del “modello” in vigore – questa caratteristica fondamentale della società borghese, attraverso la quale viene gestito e mantenuto in vita il sistema economico capitalista, non potrebbe mutare? Perché mai i “vetero marxisti” (come noi orgogliosamente ci riteniamo) sostengono che questa realtà non potrà mai cambiare semplicemente attraverso riforme, aumenti salariali o di pensione momentanei (fra cui sussidi di disoccupazione o redditi di cittadinanza)?

DC

(1) La mitologia greca racconta che Ercole si offrì di ripulire le stalle di Augia invase dal letame chiedendo in cambio un decimo di tutto il bestiame. Alla fine del lavoro, non ricevendo alcun compenso e nonostante il ricorso in giudizio, che però gli diede torto, Ercole finì con l’inviare un esercito uccidendo sia Augia che i suoi figli.

http://www.leftcom.org/it/articles/2013-04-09/pensieri-sul-movimento-5-stelle-prima-parte

  • Pensieri sul Movimento 5 Stelle – Seconda parte

Un movimento che “rappresenta” il popolo e la comunità nazionale

E’ chiaro che rifiutandosi di studiare seriamente e criticamente le leggi di movimento del presente modo di produzione e distribuzione dal quale dipendono le condizioni di vita dell’intera umanità; limitandosi a guardare con occhiali dalle lenti deformanti una realtà composta dal manifestarsi di convulsioni spasmodiche dell’attuale sistema economico, col contorno di un costante imbarbarimento sociale, non si può che sprofondare giorno dopo giorno in una palude senza vie d’uscita.

Cresce la potenza della ricchezza, da una parte e saldamente nelle mani di una minoranza, la classe borghese, mentre dall’altra parte e su miliardi di esseri umani, il proletariato, si abbattono miseria e fame; questa la realtà che attorno a noi si espande e si impone come condizione, e legge generale, della diffusione e accumulazione del capitalismo. Il quale esploderebbe ad un certo punto sia in stato di crescita quanto di decrescita, pur se entrambi le fasi sono etichettate come “felici momenti” di questa tormentata civiltà borghese. Così è per quella che sta diventando la piaga principale che tormenta la società, dove si agita e minaccia di travolgere ogni ordine costituito l’armata dei disoccupati, quella che da sempre è stata considerata una riserva di forza-lavoro da sfruttare finché al capitalismo si aprivano possibilità di sviluppo; ora sta crescendo in modo inarrestabile sia in termini assoluti che relativi. Centinaia di milioni di uomini e donne che, non essendo più utili per lo sfruttamento della loro forza-lavoro da parte del capitale in cambio di un misero salario, precipitano in un inferno di miseria e sofferenze, fra cumuli di merci che non possono acquistare per la propria sopravvivenza e per assecondare il “grado di civiltà” imperante, seguendo le leggi del capitale e delle sue fondamentali categorie: profitto, salario, denaro, mercato.

La comunità mediatica

Significativo è il programma offerto dal M5S sul mercato delle “idee” (?) manipolate nella costruzione di una supposta comunità, mediatica, nella quale si raccoglierebbero i militanti del Movimento, e che si consuma fra le quattro mura di casa, ciascuno davanti allo schermo del proprio computer, se lo possiede. Sarebbe questa la vera e moderna, oltre che democratica, agorà (la piazza principale nella Grecia classica); una comunità che la realtà informatica aprirebbe a chiunque entri in rete, su Internet; vi si circola facilmente e vi sarebbe posto per tutti, visto che nel Movimento, a detta di Grillo…

non vi sono idee di destra o di sinistra, ma soltanto buone o cattive idee.

Le quali, se provengono dalla sua testa, si illuminano… di immenso! Non esisterebbe una logica, una ideologia particolare (che esprime gli interessi di una determinata classe, come sosteneva un certo Marx), ma in queste esternazioni on line tra… cittadini, bisogna però accettare canoni “ideologici” stabiliti da un leader unanimemente riconosciuto come tale. E chi non è d’accordo con lui, peste lo colga! Noi, poveretti, ci chiediamo: ma quelle idee personali che confluiscono in rete e dovrebbero andare a formare l’ideologia del movimento (se volete chiamatela, pure progettazione o quant’altro) come si formano? Da dove provengono e come sono plasmate, forse dallo Spirito Santo?

E qui, sempre nei confini della rete, si consuma la famosa partecipazione dei “cittadini”, che si completerà poi nel segreto della cabina elettorale. Ecco finalmente una condizione di eguaglianza “politica”, di comunità… individuale! Sufficiente per fare – come dirà Grillo – “una rivoluzione come quella francese ma senza ghigliottina”… Col trionfo di una libera, fraterna ed egualitaria “convivenza civile”!

Fra le righe del “programma” a 5 stelle

Continuando a leggere il programma di Grillo, sembra assodato che tutti i nostri guai deriverebbero dai privilegi e dalla corruzione della casta dei politici, senza però smascherare i principali detentori del potere e della ricchezza, ovvero altre “caste” parassitarie molto più ricche e potenti le quali nel complesso compongono la classe che gestisce il capitale, onnipotente e incontrastabile dio. E così anche Grillo, sia pure gesticolando e urlando più degli altri, cavalca un ipotetico principio di regolamentazione degli attuali incroci tra banche e aziende, alimentando l’illusoria leggenda (che tutti accomuna) di un capitale finanziario cattivo e di uno industriale buono, nonché quella di una politica “sana” che possa controllare banche e finanza e non viceversa come in realtà avviene ed è caratteristica fondamentale del capitalismo.

Io sono un monologhista”, ha dichiarato Grillo, adattando al suo vecchio mestiere i propri interventi dai toni sarcastici e dai contenuti più comici che realistici. Ma poiché la pretesa è quella di muoversi in un terreno di alta politica sia economica che sociale, gli esempi che sembrano affascinare Grillo sono poi quelli forniti in parte dalla sinistra latino-americana (Equador, Corea, Bolivia o soggetti come il defunto Chavez). Ed è sempre Grillo a dichiarare in una intervista al Fatto Quotidiano: “Io non sono anticapitalista”. Strappando così anche gli elogi di un Di Pietro e di un Vendola… e ricordandoci ancora che le simpatie teoriche di Grillo vanno al Nobel americano J. Stiglitz e al sociologo tedesco W. Sachs Da certa intellighenzia borghese arrivano poi voci rassicuranti: in fondo Grillo non farebbe altro che applicare una minima dose di socialdemocrazia, quella che storicamente ha fatto da puntello ad un sofferente capitalismo, tentando di rabberciarne le lacerazioni finché ciò era ancora possibile.

E in proposito, affascinati dai recenti risultati elettorali del M5S, non manca chi sarebbe pronto a saltare sul carretto del “vincitore” (se già non lo ha fatto). Una parte dei mass media si sente in fondo rassicurata dal fatto che Grillo sia riuscito (così si sente dire) a catturare, a dare uno “sfogo” tollerabile a quella “rabbia” dei ceti popolari e medi, assegnando alle proteste un senso e una prospettiva quanto meno “etica”. E in quella “rabbia” vi sarebbero anche

forze che altrove stanno (o meglio: starebbero – n.d.r.) esprimendosi in modo autenticamente rivoluzionario, come gli Indignados, Amish, Occupy Wall Street eccetera.

Senza dimenticare il Partito Pirata in voga in alcuni Stati europei… Così qualcuno commenta. E la lista della “personalità” affascinate si allunga: Ernesto Galli della Loggia, Leonardo Del Vecchio (Luxottica), A. Bolla (vicepresidente di Confindustria) F. Moscetti (Amplifon), C. Fumagalli (Confartigianato), S. Marini (presidente Coldiretti). Gran pensatore del Movimento, il professore di filosofia del diritto a Genova, P. Becchi.

E c’è chi si spinge a dire che – nonostante qualche suo eccesso verbale – in fondo proprio lui, Grillo, avrebbe compiuto una cosa veramente rivoluzionaria, facendo diventare il M5S il primo partito della italica democrazia parlamentare; incanalando appunto la protesta dietro le bandiere della mitica “democrazia partecipativa” come ultima spiaggia per produrre “consenso” (magari al 100%) alla governabilità, e alla sopravvivenza, di questa società fondata sulla convivenza tra sfruttatori e sfruttati, secondo regole di onestà e giustizia. Imbrigliando attraverso i video su YouTube chiunque accetti di agitarsi democraticamente, partecipando alla comunità del movimento Web.

Senza bisogno – aggiungono sempre alcuni esponenti della borghese intellighenzia – di lasciare spazio alla circolazione di qualche altra pericolosa “idea” che possa spingersi fino a utopiche “insurrezioni mondiali anticapitaliste”. Ed in fondo, per Grillo ma anche per la “sinistra progressista”, la barca deve poter proseguire nella navigazione e i rematori sputare il necessario sangue richiesto dai sacrifici che per il bene generale del Paese si dovrebbero accollare.

Così, fra gli applausi del “popolo” (dove si trova un proletariato che al momento non sa più da che parte muoversi), si inneggia ad una rivoluzione – termine che oggi va di moda – pacifica, democratica interclassista (senza ghigliottina, vedi sopra) che abbatterebbe il regime delle caste “cacciando i mercanti dal tempio”… affinché questo possa risplendere in tutta la sua integrità! Qualunque “cittadino” per bene non potrebbe in fondo che trovarsi pienamente d’accordo: al riformismo, in salsa radicale questa volta, non esisterebbe alternativa e basterebbe farvi “partecipare” direttamente il popolo, coinvolgendolo in alcune “decisioni”, per completare l’inganno e la mistificazione – basata sulla delega – della falsa democrazia borghese. E ciascuno di questi signori ha portato, e porta, il proprio mattone per la costruzione di quella muraglia entro la quale sono imprigionate teorie e principi del comunismo rivoluzionario.

Questo perché non vi sarebbe – mettetevelo bene in testa, vetero comunisti alla Carlo Marx! – altra prospettiva realizzabile se non quella di

un capitalismo meno ingiusto, imponendo (a furore democratico di popolo – ndr) legalità e diritti uguali per tutti.

Tutt’al più con minime differenzazioni… che comunque, mai e poi mai, sarebbero di classe ma solo prerogativa di qualche casta facilmente eliminabile. Questo il succo dei “monologhi” di Grillo.

Una spruzzata di economia spicciola

Tornando alle questioni economiche e sociali, ciò che fa capolino dal cilindro del prestidigitatore di turno è il

reddito di cittadinanza, la soppressione delle grandi opere inutili (come la Tav), il ritorno dei fondi tagliati a scuola e sanità, l’abolizione della legge Biagi (sperando che il mercato del lavoro riprenda vigore – n.d.r.), la lotta alle speculazioni finanziarie e all’evasione fiscale, la riduzione delle spese militari, dei finanziamenti ai partiti…

Tutto, naturalmente, entro regole e rapporti del modo di produzione e distribuzione capitalistico, eticamente rinnovati.

Si aggiungano a queste “originali” richieste anche “misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa sul modello francese” (qual’è?); qualche legge anticorruzione (?), l’abolizione dei contributi pubblici ai partiti e dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali; una bella informatizzazione e una semplificazione dello Stato con l’aggiunta dell’accesso gratuito alla Rete, solo per “cittadini italiani”; infine, si distribuiscano incentivazioni, si introducano misure di risparmio energetico ed energie innovabili: consumo di energia da 6.000 a 2.000 watt pro capite; il consumo di materie prime da 40 a 20 tonnellate all’anno pro capite. E si guardi, per queste ricette di imbellettamento, alla Germania o alla vicina Svizzera…

Quanto al miglior funzionamento del mercato finanziario, da rendere più trasparente, andrebbero introdotte “strutture di reale rappresentanza dei piccoli azionisti nelle società quotate” e un tetto per gli stipendi dei manager (il resto sottobanco…). Grillo lo dice per attirarsi le simpatie dei risparmiatori (povere classi medie!) e punta per questo la luce della sua pila a basso consumo energetico sui mercati finanziari e sul settore bancario, reclamando la introduzione di misure come quelle sopra dette. Presto avremo anche l’azionariato per i salariati! E tutti voteranno in Internet sia i manager che i propri salari (con un divario salariale rapportato 1 a 12). Tutto concordato per il Bene dell’Azienda e del Paese!

Con una spruzzata di “politica economica”, si chiederebbe poi:

[l’abolizione dei] monopoli di fatto, in particolare Telecom Italia, Autostrade, Eni, Enel, Mediaset e Ferrovie dello Stato… [e la messa in opera di] disincentivi a quelle aziende che generano un danno sociale (per esempio distributori di acqua in bottiglia).

Poi si chiede la “statalizzazione della dorsale telefonica” e di seguito tariffe telefoniche e Internet in linea con gli altri paesi europei; quindi incentivi al telelavoro e, ancora una volta, alla copertura dell’intero paese con la banda larga.

Il tutto al seguito di modelli già conosciuti in Europa, come quello della televisione inglese BBC, dei pedaggi urbani a Londra e di certe “azioni” antimonopolistiche inglesi; delle politiche energetiche e della “mobilità sostenibile” in Germania. Lo stesso per un sistema fiscale e una spesa sociale di tipo europeo. Dopo di che si vira di bordo e fa capolino il referendum sull’euro; proposta che, se solo ufficializzata a livello nazionale, provocherebbe in Italia una fuoriuscita di capitali e il fallimento in serie delle banche. A vantaggio, momentaneo, di altri Stati nonché della speculazione finanziaria. Per gli operai, se tutto va bene, un salasso salariale…

Quanto ad uno “smembramento” della Rai sembrano ben interessate sia Mediaset che qualche multinazionale… Sempre, s’intende, inseguendo il sogno di un po’ più di trasparenza dei mercati sia mercantili che finanziari, ricercando competitività e risultati economici positivi, sempre per lo sviluppo del paese. Vento, dunque, alle vele del capitale!

Di seguito qualche altra perla tra le pagine del “programma”, come quella nella pubblica sanità: qui viene proposta l’imposizione di un ticket progressivo e proporzionale al reddito sulle prestazioni non essenziali e la possibilità di destinare l’8 per mille alla ricerca medico-scientifica. E fra un pannicello caldo e l’altro, per l’istruzione si dovrebbe procedere con una

diffusione obbligatoria di internet e la graduale abolizione dei libri di scuola stampati.

Con le lezioni a distanza, via Internet, si risparmieranno soldi pubblici… Ciliegina sulla torta: l’insegnamento obbligatorio dell’inglese fin dall’asilo e l’abolizione del valore legale dei titoli di studio.

Quanto al lavoro, gli unici cenni aspiranti ad un minimo di concretezza sarebbero quelli relativi all’abolizione della legge Biagi e alla introduzione (ma già esiste) dell’indennità di disoccupazione. A parte l’aumentare di quanti non avranno un lavoro salariato conseguentemente agli interventi già segnalati nella pubblica amministrazione. Infine, l’aggiunta di qualche misura spacciata per “politica industriale” (ecco perché tutto va a catafascio: manca una guida agli investimenti, sani e redditivi!) si incentrerebbe sulla constatazione che, non potendosi smembrare certi monopoli, sarà meglio “nazionalizzarli” e, una volta fatto questo, poi occorrerà una precisa coordinazione e centralizzazione. Un piano nazionale di capitalismo statale e privato. Agli operai, fortunatamente ancora occupati, si fa balenare la prospettiva di una settimana di lavoro a 30 ore (subito) e a 20 ore (fra 20 anni). Per avere il medesimo stipendio occorrerà però concentrarsi nella produzione di quella parte del Pil che è utile: si tratterebbe di un terzo di ciò che produciamo, poiché un altro terzo fa solo danni e l’altro serve solo a ripararli… Sono questi i “pensieri” dello scienziato M. Morosini (Politecnico federale di Zurigo/ETH) e collaboratore di Grillo, che così conclude le proposte sopra segnalate:

Del resto la nostra testa è piena di triangoli come ci hanno insegnato i retori, a partire da Cicerone, e alla base della nostra cultura c’è una Trinità.

L’Espresso, 14 marzo 2013

D’altra parte, la logica della conservazione capitalistica esige che il cosiddetto intervento pubblico faccia la sua parte, tanto strategicamente quanto da un punto di vista immediato (che fare con le crisi aziendali se non soccorrere con i “soldi pubblici” i capitali in difficoltà?). Lo Stato incentivi le imprese, magari si faccia una adeguata programmazione nazionale: qualche componente della Confindustria non sarebbe contrario, affinché lo Stato, oltre a socializzare le perdite private (e pubbliche) socializzi anche gli investimenti per consentire adeguati profitti al capitale. L’originalità di tali proposte è sconvolgente. Il M5S potrebbe persino raddoppiare i propri voti elettorali: pensate a quanto migliorerebbe la italica competitività sui mercati internazionali (a danno di altri paesi, per forza di cose, ma questo non dovrebbe interessare la classe operaia internazionale, che non esiste…) con interventi pubblici di qualità; con investimenti in ricerca e sviluppo tecnologico e quindi con sostanziali riduzioni del costo della vivente forza-lavoro. Nonché del numero di proletari spremuti come limoni e finalmente “liberi” di passeggiare per strada con un reddito di cittadinanza di qualche centinaio di euro al mese che gli permetterà di accedere ai super-mercati e di appropriarsi di montagne di merci in offerta a consumatori, sì, ma solvibili…

Non si può “ragionevolmente” pensare (pur sempre mettendosi per un momento dalla parte di “lor signori”) che la riduzione del debito pubblico possa essere conseguita – come si afferma nel programma del M5S – soltanto

con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi e con l’introduzione di nuove tecnologie.

Queste ultime, anzi, non soltanto finché vige il sistema capitalistico abbisognano di ingenti investimenti che potranno essere ammortizzati eventualmente in tempi lunghi, ma altresì aumentano il numero dei cosiddetti “esuberi”.

D’altra parte, ora che si raschia il fondo del barile, la spesa pubblica viene considerata dal “popolo” stesso come un inevitabile e costante aumento delle imposte o un accumulo di debiti. La classe borghese soffia sul fuoco perché la pressione fiscale – nel timore che possa maggiormente gravare sui propri “redditi” – venga “alleggerita”. Capro espiatorio, e soluzione a portata di mano, sarebbe un ridimensionamento di Equitalia… Che poi vengano a mancare soldi per puntellare ciò che resta del Welfare, beh, dopo tutto non si può pretendere di avere la moglie ubriaca e la botte piena!

Intanto, il popolo grillino, da buon nazionalista qual è (o dovrebbe essere secondo le direttive del supremo guru) va in brodo di giuggiole alle manifestazioni di “nazionale dignità” che il Presidente Napolitano ha espresso in Germania. E c’è chi si dichiar

orgoglioso di essere italiano in opposizione ad una Europa a trazione tedesca.

(Alla Germania va pur sempre qualche “elogio” per la sua conduzione economica nazionale…). Insomma, siamo fra “cittadini” che si ritengono appartenenti – come dice Grillo – a

un movimento che non ha nulla a che fare con le vecchie ideologie.

Appunto; ed è per questo che si applaude chi, sotto i raggi luminosi delle 5 stelle, ha messo “all’ordine del giorno la legalità, il bene comune e la meritocrazia”. Ecco perché Grillo elogia chi applaudì all’ingresso dei carri armati russi contro i proletari in Ungheria: Napolitano, sei il my president!

Restando nel continente europeo, non si va oltre la richiesta di una struttura federale capace di riequilibrare politica e fiscalità, il controllo decisionale di un Parlamento elettivo capace di convogliare le “istanza democratiche rappresentative”. E ti pareva! Provate a parlate a costoro del programma rivoluzionario del comunismo, e c’è il rischio che vi prendano a pedate. Anche se oggi è diventato di moda “fare la rivoluzione”, ma in abiti civili, responsabili, liberali, federali, eccetera. Insomma si può anche arrivare fino a un “vaffanculo” ma senza perdere di vista il Bene Comune del Paese, ossia della conservazione sociale.

E al fondo del movimento, nel rumoreggiare della folla oceanica che applaude e vota, sia chiara la richiesta del capocomico:

Voglio uno Stato con le palle.

Non è soltanto una richiesta…maschilista; si intona perfettamente con gli interessi generali del Paese, persino con quelli berlusconiani e di altri personaggi in scena. A tutti fa comodo infatti uno Stato forte (s’intende con i deboli!) che protegga i loro interessi e soprattutto conservi il capitalismo e la borghese società quanto più a lungo sia possibile.

http://www.leftcom.org/it/articles/2013-04-09/pensieri-sul-movimento-5-stelle-seconda-parte

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