Tag

, , , , ,

[15.04.2013] di GilGuySparks

L’Unione Europea sta muovendo i propri passi già da qualche tempo verso un’Unione del Mediterraneo, chiaramente all’insegna dei diritti del mercato.

Questo piano, (spinto a suo tempo da Nicolas Sarkozy che con la distruzione della sovranità nazionale libica ha eliminato l’unico grande ostacolo a questo disegno), ha lo scopo di portare sotto il controllo economico e politico della UE il Nord Africa e il Medio Oriente.

Il Marocco potrebbe essere la nazione apripista con le caratteristiche migliori, per gli strateghi europei, per testare la realizzabilità di questo progetto.

Questo perché l’accordo completo di libero scambio includerebbe il Marocco, assieme ad altri paesi Tunisia, Egitto, Giordania i quali non hanno tuttavia per il momento i requisiti di stabilità richiesti, mentre il Marocco è il primo di questi stati ad aver effettivamente avviato negoziati con l’Unione Europea.

https://i0.wp.com/siteresources.worldbank.org/INTGLDEVLEARN/Images/eudcftaheader.jpg

Questo accordo denominato con l’acronimo DCFTA (Deep and Comprehensive Free Trade Area) evoca nei contenuti il famigerato NAFTA (North America Free Trade Agreement) tra Stati Uniti, Canada e Messico che tanti danni ha portato allo stato meridionale più debole, distruggendone l’economia interna.

DCFTA che in italiano suonerebbe Area di Libero Scambio Globale e Profonda sembra la risposta dei capitalisti della UE alla stagnazione economica europea e potrebbe ad uno sguardo superficiale presentare un’attraente prospettiva sia per i paesi nord-africani e arabi, sia per il vicino gigante europeo a 27.

Parafrasando un noto adagio, si potrebbe dire che la strada verso l’inferno capitalista è lastricata di buoni propositi.
Nel Summit di Marsiglia, svoltosi all’inizio di aprile, i buoni propositi enunciati  con enfasi dai presidenti dei parlamenti dell’Unione per il Mediterraneo (UfM) sono stati “progetti comuni di entrambe le rive mediterranee nel campo delle infrastrutture, educazione e formazione e imprenditorialità femminile”, mentre un presidente del parlamento europeo in gran spolvero, il socialdemocratico Martin Schulz, affermava compiaciuto:
La cooperazione euro-mediterranea sarà tra parlamenti e cittadini, o non sarà nulla. C’è bisogno di una rinnovata collaborazione tra i parlamenti forti e trasparenti, ispirata da un funzionamento senza impedimenti delle organizzazioni della società civile”.
Per organizzazioni della società civile sono da intendersi quelle mosse dai capitali europei che veicoleranno provvedimenti legislativi che porteranno benefici promuovendo i valori europei di civiltà per combattere “ogni forma di esclusione, sessismo, razzismo, xenofobia e radicalismo” e “per sradicare il terrorismo”.

med

Una sequenza meravigliosa di buoni propositi, enunciati con convinzione retorica, che nasconde però i reali fini della borghesia industriale europea verso la trasformazione del Medio Oriente e del Nord Africa (MENA)  in un cortile simile a quello che lo zio Sam ha da sempre sfruttato per la realizzazione di ingenti profitti ai danni di popoli che si volevano, a parole, beneficiari di progresso, giunto poi sotto forma di spoliazione delle risorse e perdita della propria sovranità nazionale.

Ma cosa accadrà ai paesi del MENA, che dovessero aderire all’Area di Libero Scambio Globale e Profonda (DCFTA) con la UE, nel momento in cui si realizzerà?

Investite da una inaudita concorrenza da parte delle aziende europee in tutti i settori dell’economia, le già traballanti economie dei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa vedrebbero i propri parlamenti nazionali privati delle prerogative di legiferare in materia economica. I paesi del MENA che aderissero alle DCFTAs sarebbero impossibilitati a tutelare gli interessi delle proprie classi borghesi mentre il resto della popolazione fungerebbe da vasto bacino di manovalanza a basso costo per eventuali delocalizzazioni delle aziende europee.

Le DCFTAs pianificano infatti “di garantire agli investitori stranieri [europei ndt] gli stessi diritti degli investitori nazionali, cosa che costringerà le aziende nazionali con i loro mezzi limitati, ad affrontare la concorrenza dei grandi gruppi europei, con conseguente deficit delle imprese che accrescerà la disoccupazione.

Che cosa accadrà poi nei paesi del MENA, quando verrà varata la liberalizzazione del settore agricolo e degli appalti pubblici, la privatizzazione dell’educazione e di beni primari come l’acqua?

Accadrà quello che è già accaduto altrove, dove hanno avuto applicazione le voraci politiche neo-liberiste, benedette dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, verranno indotti artificialmente dei grandi deficit di bilancio “poi appianati con un debito, accompagnato da pesanti condizioni, in modo da accumularne altro sul collo di questi paesi, ancora nel loro apprendistato democratico.

Le popolazioni di questi paesi faranno le spese di un neoliberismo sfrenato e si vedranno presto delle ulteriori ed estreme conseguenze: l’allargamento dello sfruttamento e di una concorrenza senza vincoli aumenterà l’appeal dell’estremismo islamico che fa proseliti da sempre tra i dannati della terra, prodotti dall’imperialismo occidentale e dal suo colonialismo.

La monarchia del Marocco che è passata indenne attraverso la primavera Araba in maniera quasi inspiegabile, se non si considerasse l’aiuto dei servizi segreti di alcuni paesi europei oltre a quello israeliano, deve ora sdebitarsi e l’Area di Libero Scambio Globale e Profonda (DCFTA) sembra rappresentare l’occasione giusta, anche se questo dovesse rappresentare uno stravolgimento della società e dell’economia marocchina. L’intero settore economico dei servizi, quello agricolo e quello della piccola imprenditoria rischia di venir spazzato via dalla concorrenza europea.

C’è un punto che sia il Marocco che la UE stanno omettendo, nonostante il formale reciproco riconoscimento di valori comuni come i diritti umani ed è la questione aperta e scottante del popolo Saharawi che lotta dal 1976 perché gli venga riconosciuto il diritto all’autodeterminazione.

demonstration_fmc_610-200.jpg

Il Marocco occupa da quasi quarant’anni i territori del popolo Saharawi, rivendicandoli come propri e la soluzione di questo conflitto è fondamentale per la realizzazione dell’Area di Libero Scambio Globale e Profonda (DCFTA).
La società Saharawi, infatti, attraverso la sua nota istituzione del Fronte Polisario, ha invitato la UE ad escludere il loro paese dalla zona di libero scambio:
Chiediamo all’Unione Europea niente di più che dimostri un rispetto sincero  per il più importante di tutti i diritti, il diritto all’autodeterminazione, attraverso l’esplicita esclusione del  Sahara Occidentale da ogni accordo di scambio con il Marocco.

Nella loro lettera alla Commissione Europea in data 26 giugno 2012, le 31 organizzazioni non governative, rappresentanti della società civile Saharawi nei territori occupati e nei campi profughi, hanno espresso le seguenti opinioni:

–  In tutti i futuri accordi commerciali tra l’UE e il Marocco, noi chiediamo che il territorio del Sahara occidentale sia chiaramente ed esplicitamente escluso.

 Nessun accordo commerciale deve essere firmato con la potenza occupante Marocco, per le attività economiche che si terranno nei territori occupati del Sahara Occidentale, in spregio dei desideri e degli interessi del popolo Saharawi.

– L’UE dovrebbe incoraggiare il Marocco a mostrare un comportamento rispettoso  dei diritti umani sia all’interno dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale e che in quelli extra-territoriali, in particolare nel Sahara occidentale.

barosso_benkirane_610.jpg

Sull’Area di Libero Scambio Globale e Profonda (DCFTA) della UE con il Marocco, e successivamente con Egitto, Tunisia e Giordania, si gioca una partita complessa sulla pelle di popolazioni, non ultima quella Saharawi, già provate da una devastante crisi economica.

Per l’alta borghesia industriale e finanziaria che guida le decisioni della UE, le Aree di Libero Scambio Globali e Profonde (DCFTAs) sono un modello da perseguire ad ogni costo anche a est verso Armenia, Georgia, Moldova e Ucraina, (Germania, Polonia, Svezia e Repubblica Ceca spingono in questo senso), ma i propagandati vantaggi per le popolazioni degli stati più deboli si riveleranno ben presto dei gravi guasti sociali ed economici a carico delle loro società. I parlamenti di quegli stati saranno però ormai impotenti una volta firmati tali accordi.

Attraverso le DCFTAs le multinazionali della UE trasformeranno i paesi del MENA (Medio Oriente e Nord Africa) nel loro cortile privato; un cortile sulla falsariga di quello dello zio Sam, dove poter assicurarsi ingenti guadagni alla faccia delle popolazioni, imbonite con l’enunciazione di buoni propositi di cooperazione all’insegna di valori universali e globali: sì, ma quelli del massimo profitto.

DCFTA

________________________________________________________________________