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[29.04.2013]              (trad. di B. Durruti per GilGuySparks)

Grandi aziende tessili occidentali erano le destinatarie [dei prodotti ndt] di alcuni dei laboratori tessili dell’edificio andato a fuoco in Bangladesh e che è già costato finora quasi 300 vite.

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Il tragico incendio, scoppiato mercoledì in un edificio commerciale di otto piani in Bangladesh, dove al momento dell’originarsi del fuoco lavoravano più di 3.000 persone, è già costato quasi 300 morti e un migliaio di feriti.

Plaza Rana, situata nel quartiere di Savar, alla periferia di Dhaka, ospitava un centro commerciale e diversi stabilimenti tessili. Come riportato nel sito web dell’organizzazione per la difesa dei diritti dei consumatori, Facu, due delle fabbriche che sono bruciate nell’incendio producevano per marche della moda come la spagnola ‘Mango’.

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In particolare, i laboratori di New Wave Style e New Wave Bottom, confezionavano prodotti tessili per ‘Mango‘ e l’italiana ‘Benetton‘, ha affermato l’organizzazione ‘Bangladesh Center for Workers Solidarity‘. Il primo [laboratorio ndt] produceva anche per marchi ben noti nel Regno Unito come ‘Primark‘ e ‘Bonmarche‘. Anche El Corte Inglés ha confermato di avere rapporti commerciali con le aziende locali coinvolte nell’incidente.

Le vittime: principalmente lavoratori tessili

Un funzionario del settore ha detto che 3.122 persone, per lo più donne che confezionavano capi d’abbigliamento, erano all’interno dell’edificio, nonostante gli avvertimenti che era strutturalmente instabile. Questi difetti strutturali hanno portato al crollo dell’edificio nel momento in cui si è sviluppato l’incendio.

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Squadre di soccorso dell’esercito, della marina e dell’aviazione del Bangladesh, così come i servizi di polizia e dei vigili del fuoco, continuano a rimuovere macerie e lamiere contorte alla ricerca di sopravvissuti, utilizzando le proprie mani e anche attrezzature meccaniche.

Non siamo sicuri di quante persone siano ancora intrappolate sotto le macerie“, ha detto il capo della polizia Habibur Rahman del distretto di Dhaka.
Si è data priorità al salvataggio delle persone che sono ancora in vita,” ha detto.
Un migliaio di persone sono ancora disperse sotto le macerie.

Per quanto riguarda il crollo di mercoledì, anche se il giorno prima le autorità avevano avvertito che l’edificio aveva numerose crepe, i loro capi chiesero (ai dipendenti ndt) di andare a lavorare.

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Primi arresti di uomini d’affari

Sabato la polizia ha arrestato quattro individui legati al crollo. Gli arrestati sono due dei proprietari delle fabbriche tessili che ospitavano l’edificio e due funzionari della città che il giorno prima dell’incidente assicurarono che l’edificio era sicuro, fonti della polizia lo hanno riferito al giornale locale The Daily Star

La polizia ha accusato i proprietari della fabbrica di aver ignorato le crepe che apparivano martedì nell’edificio di otto piani e di aver costretto il personale ad andare sul posto di lavoro, nonostante il rischio che stavano correndo. “Nessuno di noi voleva entrare nell’edificio, ma i nostri capi ci costrinsero”, ha detto il giorno dell’incidente Nurul Islam, uno dei lavoratori feriti, al portale di notizie Bdnews24.com

Il proprietario dell’edificio di Plaza Rana, Sohel Rana, che appartiene alla sezione giovanile della Lega Awami, il partito al potere in Bangladesh, è latitante ed è accusato di aver usato i suoi contatti in politica per ottenere il permesso di costruire sul suolo pubblico .

Anche David Mayor, un uomo d’affari spagnolo co-proprietario della fabbrica tessile, è ricercato per “omicidio colposo”. Mayor è l’amministratore delegato di Phantom-Tac una joint venture al 50% della Phantom Apparels (Bangladesh) e della Audit Textile Company (Spagna), situata negli oltre 2.000 metri quadrati dell’edificio crollato, secondo il sito web dell’azienda.

Dhaka, Bangladesh, Saturday, April 27, 2013

Sfruttamento del lavoro e mancanza di sicurezza

Le organizzazioni per la difesa dei lavoratori tessili in Bangladesh hanno riferito che le responsabilità dei numerosi incidenti che si verificano in questo settore redditizio sono della negligenza del governo e delle aziende occidentali più interessate a massimizzare i profitti che alla sicurezza e ai diritti del lavoro.

La catastrofe, mette un’ulteriore battuta d’arresto a un settore che lo scorso anno ha generato 15 milioni di euro in esportazioni. Alcuni dei lavoratori dell’edificio di Plaza Rana Savar guadagnavano 28 euro al mese e svolgevano giornate lavorative interminabili.

Secondo la Federazione Nazionale dei Lavoratori del settore Tessile del Bangladesh negli ultimi 15 anni ci sono stati circa 600 morti e 3.000 feriti in incidenti (incendi o frane) che si sono verificati nelle fabbriche tessili del paese.

http://www.librered.net/?p=26377

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  • El Corte Inglés, Mango, Benetton o Primark, responsables de la tragedia de Bangladesh

Lunes, abril 29, 2013

Grandes compañías textiles occidentales eran las destinatarias de algunos de los talleres del edificio bangladeshí incendiado y que ya se ha cobrado casi 300 vidas hasta el momento.

El trágico incendio que se desató el miércoles en un edificio comercial de ocho plantas en Bangladesh, en el que trabajaban más de 3.000 personas en el momento del origen del fuego, se ha cobrado casi 300 muertes y un millar de heridos.

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El Rana Plaza, situado en el distrito de Savar, a las afueras de Dacca, albergaba un centro comercial y varios talleres textiles. Según publica la página web de la organización en defensa de los derechos de los consumidores, FACUA, dos de las fábricas que ardieron en el incendio fabricaban para marcas de moda como la española ‘Mango’.

En concreto, los talleres New Wave Style y New Wave Bottom, producían producto textil para ‘Mango’ y la italiana ‘Benetton’, ha afirmado la organización ‘Bangladesh Center for Workers Solidarity’. La primera también fabricaría para marcas muy conocidas en Reino Unido como ‘Primark’ y ‘Bonmarche’. El Corte Inglés también confirmó que tiene relación comercial con empresas locales implicadas en el siniestro.

Las víctimas: principalmente trabajadoras textiles

Un funcionario de la industria ha dicho que 3.122 personas, principalmente mujeres que fabricaban prendas de vestir, estaban en el interior del edificio a pesar de las advertencias de que era estructuralmente inseguro. Estos fallos en la estructura han sido los responsables del derrumbe del edificio al producirse el fuego.

Equipos de rescate del Ejército, la Armada y la Fuerza Aérea de Bangladesh, así como los servicios de policía y bomberos, siguen removiendo escombros y metales retorcidos en la búsqueda de sobrevivientes, usando sus propias manos así como equipos mecánicos.

“No estamos seguros de cuántas personas siguen atrapadas bajo los escombros”, dijo el jefe de policía de Dhaka Distrito Habibur Rahman. “Se ha dado prioridad a salvar a las personas que aún están vivas”, dijo. Un millar de personas siguen desaparecidas bajo los escombros.

En cuanto al derrumbe del miércoles, a pesar de que un día antes las autoridades habían avisado de que el edificio contaba con numerosas grietas, sus jefes les pidieron que acudieran al trabajo.

Primeros arrestos de empresarios

La policía detuvo este sábado a cuatro individuos relacionados con el derrumbe. Los arrestados son dos de los dueños de los talleres textiles que alojaba el edificio y dos funcionarios municipales que aseguraron un día antes del accidente que el inmueble era seguro, señalaron fuentes policiales al diario local The Daily Star.

La policía había acusado a los propietarios de las fábricas de ignorar las grietas que aparecieron en el edificio de ocho plantas el martes y de obligar a los empleados textiles a acudir a sus puestos de trabajo a pesar del riesgo que corrían. “Ninguno de nosotros quería entrar al edificio, pero nuestros jefes nos forzaron”, dijo el día del accidente Nurul Islam, uno de los trabajadores heridos, al portal de noticias Bdnews24.com

El dueño del edificio Rana Plaza, Sohel Rana, que pertenece a la rama juvenil de la Liga Awami -el partido gobernante en Bangladesh-, se encuentra prófugo y está acusado de usar sus contactos en la política para obtener el permiso para construir en terreno público.

David Mayor, un empresario español copropietario de una fábrica textil del edificio, también está siendo en busca y captura por “homicidio por negligencia”. Mayor es el director general de Phantom-Tac, un empresa conjunta a partes iguales entre Phantom Apparels (de Bangladesh) y Textile Audit Company (de España), instalada en más de 2.000 metros cuadrados en el edificio derrumbado, según el sitio web de la empresa.

Explotación laboral y falta de seguridad

Las organizaciones por la defensa de los trabajadores textiles en Bangladesh han denunciado que la responsabilidad de que ocurran numerosos accidentes en este lucrativo sector es de la negligencia del Gobierno y de las empresas occidentales, más interesadas en la maximización de sus beneficios que en la seguridad y los derechos laborales.

La catástrofe, pone en jaque una vez más a un sector que el año pasado generó 15 millones de euros en exportaciones. Algunos de los trabajadores del edificio Plaza Rana Savar cobraban 28 euros al mes y hacían jornadas laborales interminables.

Según datos de la Federación Nacional de Trabajadores del sector Textil de Bangladesh, en los últimos 15 años ha habido unos 600 muertos y 3.000 heridos en accidentes ocurridos en fábricas textiles (incendios o derrumbes) en el país.

http://www.librered.net/?p=26377

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