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L’umanità minacciata e il percorso verso il disastro

[04.06.2013]    di Noam Chomsky  (trad. di Levred per GilGuySparks)

Cosa ci riserverà il futuro? Un atteggiamento ragionevole potrebbe essere quello di provare a guardare la specie umana dall’esterno. Quindi immaginate di essere un osservatore extraterrestre che stia cercando di capire che cosa sta avvenendo qui oppure, invece, immaginate di essere uno storico fra 100 anni – ammesso ci siano storici tra 100 anni, cosa non ovvia – e di guardare indietro a ciò che accade oggi. Vedreste qualcosa di veramente notevole.

Per la prima volta nella storia della specie umana, abbiamo chiaramente sviluppato la capacità di distruggere noi stessi. Questo è stato vero fin dal 1945.
E’ ora che venga finalmente riconosciuto che ci sono diversi processi a lungo termine come la distruzione dell’ambiente che conducono nella stessa direzione, forse non alla distruzione totale, ma nondimeno alla distruzione della possibilità di un’esistenza dignitosa.

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E ci sono altri pericoli come le pandemie, che hanno a che fare con la globalizzazione e l’interazione. Quindi ci sono processi in atto e istituzioni all’opera, come i sistemi degli armamenti nucleari, che potrebbero portare ad a un grave colpo, o forse al termine, dell’esistenza [umana ndt] organizzata.

Come distruggere un pianeta senza volerlo realmente

La domanda è: che fanno le persone in proposito? Niente di questo è un segreto. E’ tutto perfettamente palese. In realtà, è necessario fare uno sforzo per non vederlo. C’è stata una gamma di reazioni. Ci sono quelli che si stanno impegnando duramente per fare qualcosa in merito a queste minacce, e altri che stanno agendo per aggravarle.
Se si guardasse chi sono, questo futuro storico o osservatore extraterrestre vedrebbe qualcosa di strano. A cercare di attenuare o superare queste minacce sono le società meno sviluppate, le popolazioni indigene, o i resti di esse, le società tribali e le Prime Nazioni in Canada. Non parlano di guerra nucleare, ma di disastro ambientale, e stanno realmente cercando di fare qualcosa al riguardo.

In effetti, in tutto il mondo – Australia, India, Sud America – sono in corso  battaglie, a volte guerre. In India, c’è una grande guerra contro la diretta distruzione ambientale, con le società tribali che cercano di resistere ad operazioni di estrazione delle risorse che sono estremamente dannose a livello locale, ma anche nelle loro conseguenze generali.

Nelle società in cui le popolazioni indigene hanno un’influenza, molti stanno prendendo una posizione forte. Il più deciso di tutti i paesi per quanto riguarda il riscaldamento globale è la Bolivia, che ha una maggioranza indigena e norme costituzionali che tutelano i “diritti della natura”.
L’Ecuador, che ha ugualmente una grande popolazione indigena, è l’unico esportatore di petrolio che io conosca il cui governo sta cercando aiuto per contribuire a mantenere quel petrolio nel terreno, invece di produrlo ed esportarlo – e la terra è il luogo in cui dovrebbe stare.

Il presidente venezuelano Hugo Chavez, che è recentemente scomparso e fu oggetto di scherno, insulti, e odio in tutto il mondo occidentale, partecipò ad una sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite pochi anni fa, dove suscitò ogni sorta di irrisione per aver definito George W. Bush un diavolo. Tenne anche un discorso che fu molto interessante. Naturalmente, il Venezuela è un importante produttore di petrolio. Il petrolio rappresenta praticamente l’intero suo prodotto interno lordo. In quel discorso, Chavez avvertì in merito ai pericoli di un eccessivo uso dei combustibili fossili ed esortò i paesi produttori e i consumatori ad unirsi e cercare di trovare modi per ridurne l’uso. Quel discorso da parte di un produttore di petrolio fu abbastanza sorprendente. E’ noto che [Chavez] fosse per parte indio, di background indigeno. A differenza delle cose divertenti che disse, questo aspetto del suo discorso presso le Nazioni Unite non è mai stato nemmeno riportato.

Così, da una parte estrema si hanno indigeni, società tribali che cercano di arginare la corsa al disastro. All’altro estremo, le più ricche, le più potenti società nella storia del mondo, come gli Stati Uniti e il Canada, che stanno correndo a tutta velocità verso la distruzione dell’ambiente il più rapidamente possibile. A differenza dell’Ecuador e delle società indigene di tutto il mondo, vogliono estrarre ogni goccia di idrocarburi dalla terra il più rapidamente possibile.

Entrambi i partiti politici (democratico e repubblicano ndt), il presidente Obama, i media e la stampa internazionale sembrano auspicare con grande entusiasmo quello che chiamano “il secolo dell’indipendenza energetica” per gli Stati Uniti. L’indipendenza energetica è un concetto quasi privo di significato, ma poniamo questa considerazione da parte. Ciò che vogliono dire è: che avremo un secolo nel quale massimizzeremo l’uso di combustibili fossili e contribuiremo a distruggere il mondo. E questo è più o meno il caso ovunque. Certo, quando si parla di sviluppo di energie alternative, l’Europa sta facendo qualcosa. Nel frattempo, gli Stati Uniti, il paese più ricco e più potente nella storia del mondo, sono l’unica nazione tra forse le 100 rilevanti che non dispone di una politica nazionale per limitare l’uso dei combustibili fossili, che non ha nemmeno obiettivi di energia rinnovabile.
Non perché la popolazione non voglia. Gli americani sono piuttosto ben disposti riguardo alla norma internazionale riguardante il riscaldamento globale.
Sono piuttosto le strutture istituzionali a bloccare il cambiamento.
Gli interessi affaristici non lo vogliono ed essi sono un potere sovverchiante nel determinare le politiche, in questo modo si ha un grande divario tra la pubblica opinione e la politica in merito ad una grande quantità di questioni, tra cui questa.

Quindi questo è ciò che un futuro storico – se ce ne sarà uno –  osserverebbe. Egli potrebbe anche leggere le riviste scientifiche odierne. Quasi tutte quelle che si aprono hanno una previsione più terribile di quella precedente.

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“Il momento più pericoloso della storia”

L’altra questione è la guerra nucleare. E’ noto da tempo che se ci dovesse essere un primo attacco da parte di una grande potenza, anche senza rappresaglia, questo distruggerebbe probabilmente la civiltà solo a causa delle conseguenze dell’inverno nucleare che seguirebbe. Si può leggere al riguardo sul Bollettino degli Scienziati Atomici. Si è ben compreso. Quindi il pericolo è sempre stato molto peggiore di quello che pensavamo fosse. Abbiamo appena superato il 50° anniversario della crisi dei missili di Cuba, che è stato chiamato “il momento più pericoloso della storia” dallo storico Arthur Schlesinger, consigliere del presidente John F. Kennedy. Cosa che fu senz’altro. Ci andammo molto vicino, e non fu neanche l’unica volta. In qualche modo, però, l’aspetto peggiore di questi tristi eventi è che la lezione non è stata appresa.

Ciò che successe durante la crisi missilistica nell’ottobre del 1962 venne abbellito per far sembrare come se gli atti di coraggio e di riflessione abbondassero. La verità è che l’intero episodio è stato quasi folle. Ci fu un punto, mentre la crisi dei missili stava raggiungendo il suo picco, in cui il premier sovietico Nikita Khrushchev scrisse a Kennedy offrendo di risolvere la questione con un annuncio pubblico di un ritiro dei missili russi da Cuba e dei missili statunitensi dalla Turchia. In realtà, Kennedy non sapeva neppure che gli Stati Uniti avessero missili in Turchia al tempo. Sarebbero stati ritirati in ogni caso, perché sostituiti dai più letali sottomarini nucleari Polaris, che erano invulnerabili. Così quella fu l’offerta. Kennedy e i suoi consiglieri la valutarono – e la rifiutarono. A quel tempo, lo stesso Kennedy stimava la probabilità di una guerra nucleare uno a sei. Quindi Kennedy era disposto ad accettare un rischio molto elevato di distruzione di massa al fine di stabilire il principio che noi – e solo noi – abbiamo diritto a missili offensivi al di là dei nostri confini, infatti ovunque ci piaccia, non importa quale sia il rischio per gli altri – e per noi stessi, se le cose precipitano fuori controllo. Noi abbiamo questo diritto, ma nessun altro lo ha.
Kennedy fece, tuttavia, accettare un accordo segreto di ritiro di missili che gli Stati Uniti stavano già ritirando, a patto che non fosse mai reso pubblico.
Krusciov, in altre parole, dovette ritirare apertamente i missili russi, mentre gli Stati Uniti segretamente ritiravano i loro obsoleti, cioè Krusciov doveva essere umiliato e Kennedy doveva mantenere la sua immagine di macho. E’ molto lodato per questo: per il coraggio e la freddezza sotto minaccia, e via dicendo. L’orrore delle sue decisioni non è nemmeno menzionato – provate a cercare di trovarne traccia.

E per aggiungere dell’altro, un paio di mesi prima che la crisi esplodesse gli Stati Uniti avevano inviato missili con testate nucleari a Okinawa. Questi erano destinati alla Cina durante un periodo di grande tensione regionale. Beh, chi se ne frega? Noi abbiamo il diritto di fare tutto ciò che vogliamo in qualsiasi parte del mondo. Questa è stata una lezione triste di quel periodo, ma ce ne furono altre in seguito.

Dieci anni dopo, nel 1973, il Segretario di Stato Henry Kissinger chiamava a un allerta nucleare di alto livello. Era il suo modo di avvertire i russi di non interferire nella guerra arabo-israeliana in corso e, in particolare, di non interferire, dopo aver informato gli israeliani che avrebbero potuto violare il cessate il fuoco che Stati Uniti e Russia avevano appena concordato. Per fortuna, non successe niente.

Dieci anni dopo, era in carica il presidente Ronald Reagan. Poco dopo l’ingresso alla Casa Bianca, lui e i suoi consiglieri diedero l’ordine all’Air Force di iniziare a penetrare nello spazio aereo russo per cercare di ottenere informazioni sui sistemi di allerta russi, Operazione Able Archer. In sostanza, questi furono degli attacchi simulati. I russi erano incerti, mentre alcuni funzionari di alto livello temevano che questo fosse un passo verso un vero e proprio attacco improvviso. Fortunatamente, non reagirono, anche se fu una decisione veramente difficile.
E si va avanti così.

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Che fare della crisi nucleare iraniana e nordcoreana

Al momento, la questione nucleare è regolarmente sulle prime pagine nei casi della Corea del Nord e dell’Iran. Ci sono modi per risolvere queste crisi in corso. Forse non funzionerebbero, ma almeno si potrebbero provare. Tuttavia non sono nemmeno presi in considerazione, neppure riportati.
Prendete il caso dell’Iran, che è considerato in Occidente – non nel mondo arabo, non in Asia – la più grave minaccia alla pace mondiale.
E’ un’ossessione occidentale, e sarebbe interessante esaminarne le ragioni, ma le metterò da parte in questa sede.
Esiste un modo per affrontare la più grave minaccia ipotetica alla pace mondiale? In realtà ce ne sono un bel po’. Un modo, un uno abbastanza saggio, è stato proposto un paio di mesi fa, in una riunione dei paesi non allineati a Teheran. In realtà, stavano solo ribadendo una proposta che venne sollevata per decenni, spinta in particolare dall’Egitto, e che venne approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La proposta è quella di muoversi verso la creazione di una zona senza armi nucleari nella regione. Ciò non sarebbe la risposta a tutto, ma sarebbe un passo molto significativo in avanti. E c’erano modi per procedere. Sotto l’egida dell’ONU, ci doveva essere una conferenza internazionale in Finlandia lo scorso dicembre per cercare di attuare piani per muoversi verso questa soluzione.
Che cosa è successo?
Non avrete letto di questa sui giornali, perché non è stata riportata – se non su riviste specializzate. Ai primi di novembre, l’Iran accettò di partecipare alla riunione. Un paio di giorni dopo, Obama ha annullato l’incontro, dicendo che il momento non era giusto. Il Parlamento Europeo rese pubblico un comunicato che chiedeva di continuare, come fecero gli Stati arabi. Nessun risultato.
In questo modo ci sposteremo verso sanzioni sempre più severe contro la popolazione iraniana – cosa che non arreca danno al regime – e forse verso la guerra. Chi sa cosa accadrà?

Nel nord-est asiatico, è la stessa cosa. La Corea del Nord è forse il paese più pazzo del mondo. E’ certamente un buon concorrente per il titolo. Ma ha senso per cercare di capire cosa c’è nella mente delle persone quando si comportano in maniera pazzesca. Perché dovrebbero comportarsi nel modo in cui si comportano? Provate a immaginare voi stessi nella loro situazione. Immaginate cosa significava negli anni della guerra di Corea dei primi anni ’50 per il proprio paese essere completamente raso al suolo, interamente distrutto da un enorme superpotenza, che peraltro gongolava per quanto stava facendo. Immaginate il segno che avrebbe lasciato dietro di sé.
Tenete a mente che la leadership della Corea del Nord è probabile abbia letto le riviste militari pubbliche di quel tempo di questa superpotenza che spiegavano che, dal momento che tutto il resto in Corea del Nord era stato distrutto, la forza aerea era stata inviata a distruggere le dighe della Corea del Nord, le grandi dighe che controllavano la fornitura di acqua – un crimine di guerra, tra l’altro, per il quale delle persone sono state impiccate a Norimberga. E questi giornali ufficiali parlavano animatamente su quanto fosse meraviglioso vedere l’acqua scrosciare, scavando le valli, e gli asiatici correre in giro cercando di sopravvivere. I giornali esultavano per ciò che questo significava per quegli “asiatici,” un orrore di là della nostra immaginazione. Significava la distruzione del loro raccolto di riso, che a sua volta significava fame e morte. Che meraviglia!
Ciò non è nella nostra memoria, ma è nella loro memoria.

Torniamo al presente. C’è un’interessante storia recente. Nel 1993, Israele e Corea del Nord si stavano muovendo verso un accordo nel quale la Corea del Nord avrebbe smesso di inviare qualsiasi missile o tecnologia militare verso il Medio Oriente e Israele avrebbe riconosciuto quel paese. Il presidente Clinton intervenne e lo bloccò. Poco dopo, per rappresaglia, la Corea del Nord effettuò un test missilistico minore. Gli Stati Uniti e la Corea del Nord poi raggiunsero un accordo quadro nel 1994, che interruppe la sua attività nucleare e fu più o meno onorato da entrambe le parti. Quando George W. Bush entrò in carica, la Corea del Nord aveva forse un ordigno nucleare ed era confermato che non ne producesse più. Bush immediatamente promosse il suo militarismo aggressivo, minacciando la Corea del Nord – “asse del male” e tutto il resto – così la Corea del Nord tornò al lavoro sul suo programma nucleare. Al tempo in cui Bush lasciò l’incarico, [i nord coreani ndt] avevano da otto a 10 armi nucleari e un sistema missilistico, un altro grande risultato dei neocon.
Nel frattempo, altre cose sono successe. Nel 2005, gli Stati Uniti e la Corea del Nord in realtà raggiunsero un accordo in cui la Corea del Nord si impegnava a porre fine allo sviluppo di tutte le armi e missili nucleari. In cambio, l’Occidente, ma soprattutto gli Stati Uniti, si impegnavano a fornire un reattore ad acqua leggera ai nord coreani per le loro esigenze mediche e a porre fine alle dichiarazioni aggressive. Avrebbero poi stilato un patto di non aggressione e si sarebbero mossi verso una pacificazione. Era piuttosto promettente, ma quasi subito Bush lo sabotò. Ritirò l’offerta del reattore ad acqua leggera e avviò programmi per costringere le banche a interrompere le transazioni in essere della Corea del Nord, anche quelle perfettamente legali. I nordcoreani reagirono facendo rivivere il loro programma di armi nucleari.
E questo è il modo in cui procede. E’ ben noto. Lo si può leggere esplicitamente nel mainstream della cultura americana. Quello che dicono è che è un regime piuttosto folle, ma è anche frutto di una sorta di politica dell’occhio per occhio. Tu fai un gesto ostile e noi risponderemo con qualche gesto folle dei nostri. Tu fai un gesto accomodante e ti ricambiamo in qualche modo.

Ultimamente, per esempio, ci sono state esercitazioni militari sud coreane-statunitensi nella penisola coreana le quali, dal punto di vista del Nord, sono state viste come minacce. Avremmo pensato che ci stessero minacciando se stessero andando in Canada e ci tenessero sotto tiro.
Nel corso di queste esercitazioni, i bombardieri più avanzati nella storia, Stealth B-2 e B-52, effettuano simulazioni di attacchi di bombardamento nucleare proprio sul confine della Corea del Nord. Questo fa scattare sicuramente i campanelli d’allarme del passato. Loro ricordano quel passato, così reagiscono in un modo estremamente aggressivo. Beh, ciò che arriva in Occidente di tutto questo è quanto sono pazzi e terribili i leader della Corea del Nord. Sì, lo sono. Ma lo è quasi tutta la storia, e questo è il modo in cui va il mondo.
Non è che non ci siano alternative. E’ solo che le alternative non vengono intraprese. Questo è pericoloso. Quindi, se ci si domanda ciò che il mondo ci riserva, non si ha una bella immagine. A meno che le persone facciano qualcosa al riguardo. Ne abbiamo sempre la possibilità.

Noam Chomsky è professore emerito dell’Istituto al MIT. È autore di numerosi libri e articoli su affari internazionali e questioni socio-politiche, e un partecipante di lunga data in movimenti attivisti. I suoi libri più recenti includono: Power Systems: Conversations on Global Democratic Uprisings and the New Challenges to U.S. Empire (con l’intervistatore David Barsamian), Making the Future: Occupations, Interventions, Empire and Resistance, Hopes and Prospects, and Profit Over People: Neoliberalism & Global Order. Previous books include: 9-11: 10th Anniversary Edition, Failed States, What We Say Goes (con David Barsamian), Hegemony or Survival, ed Essential Chomsky.

https://www.commondreams.org/view/2013/06/04-7

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Barry McGuire – Eve of Destruction

 Eve of Destruction  Vigilia della distruzione
The Eastern world, it is explodin’
Violence flarin’, bullets loadin’.
You’re old enough to kill, but not for votin’,
You don’t believe in war – but what’s that gun you’re totin’?
An’ even the Jordan river has bodies floatin’.
L’Est del mondo sta esplodendo
La violenza si diffonde, i colpi (sono) in canna
Sei abbastanza grande per uccidere, ma non abbastanza per votare
Tu non credi nella guerra, ma che cos’è quell’arma che stai imbracciando?
E perfino sul fiume Giordano ci sono dei corpi che galleggiano
But you tell me, over and over and over again, my friend,
Ah, you don’t believe we’re on the eve of destruction.
Ma dimmi, amico, ancora ed ancora
Non credi che siamo alla vigilia della distruzione.
Don’t you understand what I’m tryin’ to say,
An’ can’t you feel the fears I’m feelin’ today?
If the button is pushed, there’s no runnin’ away,
There’ll be no one to save, will the world in a grave.
Take a look around you, boy, it’s bound to scare you, boy.
Non capisci quello che sto tentando di dire
E non riesci a percepire i timori che sento oggi?
Se verrà premuto il bottone, non ci sarà nessun posto dove scappare
Nessuno si salverà, il mondo diventerà una tomba
Dai una occhiata attorno a te, ce n’è abbastanza per spaventarti, ragazzo.
An’ you tell me, over and over and over again, my friend,
Ah, you don’t believe we’re on the eve of destruction.
Ma dimmi, amico, ancora ed ancora
Non credi che siamo alla vigilia della distruzione.
Yeah, my blood’s so mad feels like coagulatin’,
I’m sittin’ here just contemplatin’.
I can’t twist the truth, it knows no regulation,
Handful of senators don’t pass legislation,
An’ marches alone can’t bring integration
When human respect is disintegratin’,
This whole crazy world is just too frustratin’.
Si, il mio sangue è così furioso che sembra stia coagulando
Sono seduto qui e sto facendo considerazioni
Io non posso rivoltare la verità, (la verità) non conosce regole
Un piccolo numero di senatori non fa passare la (nuova) legge
E le marce da sole non possono portare la integrazione (razziale)
Quando il rispetto per l’uomo si sta sgretolando
Questo grande pazzo mondo è veramente troppo frustrante
An’ you tell me, over and over and over again, my friend,Ah, you don’t believe we’re on the eve of destruction. E dimmi, amico, ancora ed ancora
Non credi che siamo alla vigilia della distruzione.
Think of all the hate there is in Red China,
Then take a look around to Selma, Alabama.
Ah, you may leave here for four days in space,
But when you return it’s the same ol’ place,
The poundin’ of the drums, the pride an’ disgrace.
You can bury your dead, but don’t leave a trace.
Hate your next-door neighbor, but don’t forget to say grace,
Pensa a tutto l’odio che c’è nella Cina rossa
E dopo getta un occhio a Selma in Alabama
Ah, tu puoi girare per quattro giorni nello spazio
Ma quando torni giù è sempre il solito vecchio posto
Il rullo dei tamburi, l’orgoglio e il disonore
Tu puoi sotterrare i tuoi morti, ma senza lasciare una traccia
Odia il tuo vicino, ma non dimenticare di dire le preghiere
An’ you tell me, over and over and over again, my friend,Ah, you don’t believe we’re on the eve of destruction. E dimmi, amico, ancora ed ancora
Non credi che siamo alla vigilia della distruzione?
An’ tell me, over and over and over again, my friend,
You don’t believe we’re on the eve of destruction,
No, no, you don’t believe we’re on the eve of destruction.
E dimmi, amico, ancora ed ancora
Non credi che siamo alla vigilia della distruzione?
No, no, tu
non credi che siamo alla vigilia della distruzione.

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  • Eve of Destruction (or How to Destroy a Planet Without Really Trying)

Humanity imperiled and the path to disaster

What is the future likely to bring?  A reasonable stance might be to try to look at the human species from the outside.  So imagine that you’re an extraterrestrial observer who is trying to figure out what’s happening here or, for that matter, imagine you’re an historian 100 years from now — assuming there are any historians 100 years from now, which is not obvious — and you’re looking back at what’s happening today.  You’d see something quite remarkable.

For the first time in the history of the human species, we have clearly developed the capacity to destroy ourselves.  That’s been true since 1945.  It’s now being finally recognized that there are more long-term processes like environmental destruction leading in the same direction, maybe not to total destruction, but at least to the destruction of the capacity for a decent existence.

And there are other dangers like pandemics, which have to do with globalization and interaction.  So there are processes underway and institutions right in place, like nuclear weapons systems, which could lead to a serious blow to, or maybe the termination of, an organized existence.

How to Destroy a Planet Without Really Trying

The question is: What are people doing about it?  None of this is a secret.  It’s all perfectly open.  In fact, you have to make an effort not to see it.

There have been a range of reactions.  There are those who are trying hard to do something about these threats, and others who are acting to escalate them.  If you look at who they are, this future historian or extraterrestrial observer would see something strange indeed.  Trying to mitigate or overcome these threats are the least developed societies, the indigenous populations, or the remnants of them, tribal societies and first nations in Canada.  They’re not talking about nuclear war but environmental disaster, and they’re really trying to do something about it.

In fact, all over the world — Australia, India, South America — there are battles going on, sometimes wars.  In India, it’s a major war over direct environmental destruction, with tribal societies trying to resist resource extraction operations that are extremely harmful locally, but also in their general consequences.  In societies where indigenous populations have an influence, many are taking a strong stand.  The strongest of any country with regard to global warming is in Bolivia, which has an indigenous majority and constitutional requirements that protect the “rights of nature.”

Ecuador, which also has a large indigenous population, is the only oil exporter I know of where the government is seeking aid to help keep that oil in the ground, instead of producing and exporting it — and the ground is where it ought to be.

Venezuelan President Hugo Chavez, who died recently and was the object of mockery, insult, and hatred throughout the Western world, attended a session of the U.N. General Assembly a few years ago where he elicited all sorts of ridicule for calling George W. Bush a devil.  He also gave a speech there that was quite interesting.  Of course, Venezuela is a major oil producer.  Oil is practically their whole gross domestic product.  In that speech, he warned of the dangers of the overuse of fossil fuels and urged producer and consumer countries to get together and try to work out ways to reduce fossil fuel use.  That was pretty amazing on the part of an oil producer.  You know, he was part Indian, of indigenous background.  Unlike the funny things he did, this aspect of his actions at the U.N. was never even reported.

So, at one extreme you have indigenous, tribal societies trying to stem the race to disaster.  At the other extreme, the richest, most powerful societies in world history, like the United States and Canada, are racing full-speed ahead to destroy the environment as quickly as possible.  Unlike Ecuador, and indigenous societies throughout the world, they want to extract every drop of hydrocarbons from the ground with all possible speed.

Both political parties, President Obama, the media, and the international press seem to be looking forward with great enthusiasm to what they call “a century of energy independence” for the United States.  Energy independence is an almost meaningless concept, but put that aside.  What they mean is: we’ll have a century in which to maximize the use of fossil fuels and contribute to destroying the world.

And that’s pretty much the case everywhere.  Admittedly, when it comes to alternative energy development, Europe is doing something.  Meanwhile, the United States, the richest and most powerful country in world history, is the only nation among perhaps 100 relevant ones that doesn’t have a national policy for restricting the use of fossil fuels, that doesn’t even have renewable energy targets.  It’s not because the population doesn’t want it.  Americans are pretty close to the international norm in their concern about global warming.  It’s institutional structures that block change.  Business interests don’t want it and they’re overwhelmingly powerful in determining policy, so you get a big gap between opinion and policy on lots of issues, including this one.

So that’s what the future historian — if there is one — would see.  He might also read today’s scientific journals.  Just about every one you open has a more dire prediction than the last.

“The Most Dangerous Moment in History”

The other issue is nuclear war.  It’s been known for a long time that if there were to be a first strike by a major power, even with no retaliation, it would probably destroy civilization just because of the nuclear-winter consequences that would follow.  You can read about it in the Bulletin of Atomic Scientists.  It’s well understood.  So the danger has always been a lot worse than we thought it was.

We’ve just passed the 50th anniversary of the Cuban Missile Crisis, which was called “the most dangerous moment in history” by historian Arthur Schlesinger, President John F. Kennedy’s advisor.  Which it was.  It was a very close call, and not the only time either.  In some ways, however, the worst aspect of these grim events is that the lessons haven’t been learned.

What happened in the missile crisis in October 1962 has been prettified to make it look as if acts of courage and thoughtfulness abounded.  The truth is that the whole episode was almost insane.  There was a point, as the missile crisis was reaching its peak, when Soviet Premier Nikita Khrushchev wrote to Kennedy offering to settle it by a public announcement of a withdrawal of Russian missiles from Cuba and U.S. missiles from Turkey.  Actually, Kennedy hadn’t even known that the U.S. had missiles in Turkey at the time.  They were being withdrawn anyway, because they were being replaced by more lethal Polaris nuclear submarines, which were invulnerable.

So that was the offer.  Kennedy and his advisors considered it — and rejected it.  At the time, Kennedy himself was estimating the likelihood of nuclear war at a third to a half.  So Kennedy was willing to accept a very high risk of massive destruction in order to establish the principle that we — and only we — have the right to offensive missiles beyond our borders, in fact anywhere we like, no matter what the risk to others — and to ourselves, if matters fall out of control. We have that right, but no one else does.

Kennedy did, however, accept a secret agreement to withdraw the missiles the U.S. was already withdrawing, as long as it was never made public.  Khrushchev, in other words, had to openly withdraw the Russian missiles while the U.S. secretly withdrew its obsolete ones; that is, Khrushchev had to be humiliated and Kennedy had to maintain his macho image.  He’s greatly praised for this: courage and coolness under threat, and so on.  The horror of his decisions is not even mentioned — try to find it on the record.

And to add a little more, a couple of months before the crisis blew up the United States had sent missiles with nuclear warheads to Okinawa.  These were aimed at China during a period of great regional tension.

Well, who cares?  We have the right to do anything we want anywhere in the world.  That was one grim lesson from that era, but there were others to come.

Ten years after that, in 1973, Secretary of State Henry Kissinger called a high-level nuclear alert.  It was his way of warning the Russians not to interfere in the ongoing Israel-Arab war and, in particular, not to interfere after he had informed the Israelis that they could violate a ceasefire the U.S. and Russia had just agreed upon.  Fortunately, nothing happened.

Ten years later, President Ronald Reagan was in office.  Soon after he entered the White House, he and his advisors had the Air Force start penetrating Russian air space to try to elicit information about Russian warning systems, Operation Able Archer.  Essentially, these were mock attacks.  The Russians were uncertain, some high-level officials fearing that this was a step towards a real first strike.  Fortunately, they didn’t react, though it was a close call.  And it goes on like that.

What to Make of the Iranian and North Korean Nuclear Crises

At the moment, the nuclear issue is regularly on front pages in the cases of North Korea and Iran.  There are ways to deal with these ongoing crises.  Maybe they wouldn’t work, but at least you could try.  They are, however, not even being considered, not even reported.

Take the case of Iran, which is considered in the West — not in the Arab world, not in Asia — the gravest threat to world peace.  It’s a Western obsession, and it’s interesting to look into the reasons for it, but I’ll put that aside here.  Is there a way to deal with the supposed gravest threat to world peace?  Actually there are quite a few.  One way, a pretty sensible one, was proposed a couple of months ago at a meeting of the non-aligned countries in Tehran.  In fact, they were just reiterating a proposal that’s been around for decades, pressed particularly by Egypt, and has been approved by the U.N. General Assembly.

The proposal is to move toward establishing a nuclear-weapons-free zone in the region.  That wouldn’t be the answer to everything, but it would be a pretty significant step forward.  And there were ways to proceed.  Under U.N. auspices, there was to be an international conference in Finland last December to try to implement plans to move toward this.  What happened?

You won’t read about it in the newspapers because it wasn’t reported — only in specialist journals.  In early November, Iran agreed to attend the meeting.  A couple of days later Obama cancelled the meeting, saying the time wasn’t right.  The European Parliament issued a statement calling for it to continue, as did the Arab states.  Nothing resulted.  So we’ll move toward ever-harsher sanctions against the Iranian population — it doesn’t hurt the regime — and maybe war. Who knows what will happen?

In Northeast Asia, it’s the same sort of thing.  North Korea may be the craziest country in the world.  It’s certainly a good competitor for that title.  But it does make sense to try to figure out what’s in the minds of people when they’re acting in crazy ways.  Why would they behave the way they do?  Just imagine ourselves in their situation.  Imagine what it meant in the Korean War years of the early 1950s for your country to be totally leveled, everything destroyed by a huge superpower, which furthermore was gloating about what it was doing.  Imagine the imprint that would leave behind.

Bear in mind that the North Korean leadership is likely to have read the public military journals of this superpower at that time explaining that, since everything else in North Korea had been destroyed, the air force was sent to destroy North Korea’s dams, huge dams that controlled the water supply — a war crime, by the way, for which people were hanged in Nuremberg.   And these official journals were talking excitedly about how wonderful it was to see the water pouring down, digging out the valleys, and the Asians scurrying around trying to survive.  The journals were exulting in what this meant to those “Asians,” horrors beyond our imagination.  It meant the destruction of their rice crop, which in turn meant starvation and death.  How magnificent!  It’s not in our memory, but it’s in their memory.

Let’s turn to the present.  There’s an interesting recent history.  In 1993, Israel and North Korea were moving towards an agreement in which North Korea would stop sending any missiles or military technology to the Middle East and Israel would recognize that country.  President Clinton intervened and blocked it.  Shortly after that, in retaliation, North Korea carried out a minor missile test.  The U.S. and North Korea did then reach a framework agreement in 1994 that halted its nuclear work and was more or less honored by both sides.  When George W. Bush came into office, North Korea had maybe one nuclear weapon and verifiably wasn’t producing any more.

Bush immediately launched his aggressive militarism, threatening North Korea — “axis of evil” and all that — so North Korea got back to work on its nuclear program.  By the time Bush left office, they had eight to 10 nuclear weapons and a missile system, another great neocon achievement.  In between, other things happened.  In 2005, the U.S. and North Korea actually reached an agreement in which North Korea was to end all nuclear weapons and missile development.  In return, the West, but mainly the United States, was to provide a light-water reactor for its medical needs and end aggressive statements.  They would then form a nonaggression pact and move toward accommodation.

It was pretty promising, but almost immediately Bush undermined it.  He withdrew the offer of the light-water reactor and initiated programs to compel banks to stop handling any North Korean transactions, even perfectly legal ones.  The North Koreans reacted by reviving their nuclear weapons program.  And that’s the way it’s been going.

It’s well known.  You can read it in straight, mainstream American scholarship.  What they say is: it’s a pretty crazy regime, but it’s also following a kind of tit-for-tat policy.  You make a hostile gesture and we’ll respond with some crazy gesture of our own.  You make an accommodating gesture and we’ll reciprocate in some way.

Lately, for instance, there have been South Korean-U.S. military exercises on the Korean peninsula which, from the North’s point of view, have got to look threatening.  We’d think they were threatening if they were going on in Canada and aimed at us.  In the course of these, the most advanced bombers in history, Stealth B-2s and B-52s, are carrying out simulated nuclear bombing attacks right on North Korea’s borders.

This surely sets off alarm bells from the past.  They remember that past, so they’re reacting in a very aggressive, extreme way.  Well, what comes to the West from all this is how crazy and how awful the North Korean leaders are.  Yes, they are.  But that’s hardly the whole story, and this is the way the world is going.

It’s not that there are no alternatives.  The alternatives just aren’t being taken. That’s dangerous.  So if you ask what the world is going to look like, it’s not a pretty picture.  Unless people do something about it.  We always can.

Noam ChomskyNoam Chomsky is Institute Professor (retired) at MIT. He is the author of many books and articles on international affairs and social-political issues, and a long-time participant in activist movements. His most recent books include:  Power Systems: Conversations on Global Democratic Uprisings and the New Challenges to U.S. Empire (with interviewer David Barsamian), Making the Future: Occupations, Interventions, Empire and Resistance, Hopes and Prospects, and Profit Over People: Neoliberalism & Global Order. Previous books include: 9-11: 10th Anniversary Edition, Failed States, What We Say Goes (with David Barsamian), Hegemony or Survival, and the Essential Chomsky.

https://www.commondreams.org/view/2013/06/04-7

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